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Comune di Tagliacozzo

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Testi di Padre Nicola Petrone maggiori info autore
Dopo l’ultima guerra del 1940-43, la chiesa di S, Francesco in Tagliacozzo, gravemente lesionata, fu chiusa al culto per restauro. Quadri, statue, arredi sacri e le reliquie del Beato Tommaso furono trasportate nella vicina chiesa dei Santi Cosma e Damiano ” (1). I lavori si protrassero per vari anni, però già nel 1952, il Padre Provinciale dei francescani conventuali d’Abruzzo aveva inoltrato ” umile domanda ” al vescovo dei Marsi ” per il ritorno dell’ Ordine dei frati minori conventuali a Tagliacozzo, nell’antica chiesa perduta con la soppressione napoleonica ” (2). Gli anni non erano ancora maturi: non c’era speranza di poter riavere una parte dell’antico convento e il vescovo, prudente, temeva che i religiosi si fossero trovati in grave disagio logistico, presso qualche famiglia privata, lontani dalla chiesa. Mons. Valeri espresse al Padre Provinciale il desiderio di accogliere i Conventuali a Tagliacozzo solo se il Comune avesse restituito parte o tutto il convento all’Ordine.

Qualora la curia vescovile fosse ritornata in possesso del convento di S. Francesco, il Vescovo avrebbe illustrato il problema del ritorno dei Conventuali a Tagliacozzo al clero e al popolo, con chiarezza e semplicità: ” abbiamo avuto il convento… res clamat ad dominum… ergo… ” (3). Nel frattempo si iniziarono le pratiche da parte della provincia religiosa presso il comune di Tagliacozzo per rientrare in possesso di una parte del convento. Il consiglio comunale, in data 15-6-1958, cominciò la discussione su questo punto all’ordine del giorno: ” Cedere il diritto di proprietà relativo alla chiesa di S. Francesco e di quattro aule attigue, alle autorità ecclesiastiche ” e, il 2 aprile 1960, autorizzava il sindaco ” a procedere alla consegna direttamente a parte dell’ Ordinario diocesano, della chiesa di S. Francesco con i quattro locali annessi ” (4). Però tale retrocessione poteva avvenire solo dopo un’adeguata sistemazione degli alunni che avevano le loro aule nei suddetti vani. Intanto, con atto coraggioso, il soprintendente ai monumenti di L’Aquila aveva portato a termine i lavori di restauro della chiesa, ridonandole l’antica e snella semplicità gotica. Oggi, le parole del Gavini risultano giuste e appropriate: ” Il San Francesco di Tagliacozzo ci offre dunque l’esemplare meglio conservato dell’ultimo e più completo stadio raggiunto dalla chiesa ftancescana ad una navata ” (5).

Apprestandosi la data del settimo centenario della morte del Celanese, il vescovo Domenico Valeri chiese al Santo Padre Giovanni XXIII un ” breve messaggio ” per il 25 settembre 1960, giorno in cui sarebbe stata fatta la traslazione del corpo di fra Tommaso dalla chiesa dei SS. Cosma e Damiano alla restaurata chiesa di S. Francesco. Il Santo Padre rispose benignamente, con parole elogiative sia per la riapertura della ” vetusta chiesa di S. Francesco in Tagliacozzo ” che per l’illustre figura di ” fra Tommaso da Celano, già ivi custodito e venerato, mentre sî intende commemorare il settimo centenario della morte di questo illustre figlio e primo biografo del Serafico Padre ” (6). Dopo un’accurata ricognizione scientifica richiesta dall’ Ordine dei frati minori conventuali e personalmente diretta da Sua Ecc. Mons. Valeri e dalle massime autorità dell’Ordine, eseguita da un’équipe di medici molto quali6cati, tra i quali il dottor Carella dell’istituto di medicina legale di Roma, che ha studiato ed analizzato il cranio del Beato, il corpo è stato deposio in un’urna di bronzo e cristallo coperta internamente di ottone inossidabile (7).

L’urna è un vero capolavoro nel suo genere: dai quattro angoli si innalzano altrettante colonnine di bromo fuso e cesellato che sembrano sorreggere il coperchio, il cui bordo e la fascia della base, che poggia su quattro piedini rotondi e schiacciati, sono ornati di fregi. La sera del 24 settembre 1960, tenuto l’ultimo atto della ricognizione, apposti i sigilli sull’urna e sui reliquiari, si snodò la processîone per le vie della città. Presero parte all’imponente manifestazione le autorità cittadine, i ministri e gli onorevoli d’Abruzzo, il Vescovo dei Marsi che tanto si era prodigato per questa traslazione, il Ministro Generale dei conventuali con il suo de6nitorio, il P. Provinciale della provincia religiosa d’Abruzzo, i chierici del collegio internazionale di S. Bonaventura in Roma e i chierici della provincia abruzzese; dei frati minori erano presenti il ministro provinciale di S. Bernardino, il ministro provinciale della Sassonia, il definitorio provinciale d’Abruzzo e molti altri religiosi; c’era una grande rappresentanza del clero marsicano e soprattutto tanta gente.

Terminata la solenne processione, le venerate spoglie del Beato furono condotte nell’antica e rinnovata chiesa di S. Francesco (8) e da quel momento i religiosi conventuali d’Abruzzo si dedicarono con più ardore al completamento delle pratiche per rientrare in possesso del convento e della chiesa di Tagliacozzo. In data 9 settembre 1960, il Venerabile Definitorio Provinciale aveva espresso ” unanime voto ” a poter riaprire la casa religiosa di Tagliacozzo (9) ; nonostante ciò, l’ Ordine non fece passi presso la Sacra Congregazione dei Religiosi per l’erezione della ” casa canonica ” in quanto il comune era impossibilitato a cedere alcuni locali ai religiosi perché la nuova scuola tardava ad essere completata.

Il Sindaco Giuseppe Valentini si raccomandava al Procuratore Generale dell’ Ordine che sî fosse interessato presso i ministeri competenti per la sovvenzione occorrente per il completamento del nuovo edificio scolastico, ” in modo da facilitare la riconsegna del convento di S. Francesco ai frati minori conventuali ” (10). All’inizio del nuovo anno scolastico 1961-62, l’edificio non era ancora pronto né fu possibile liberare quattro vani del convento per approntare una dimora ai religiosi, ma l’ Ordîne aveva deciso di ritornare à Tagliacozzo, anche in casa in affitto e soprattutto dopo il ” caldo invito ” rivolto dal Vescovo dei Marsi ai superiori maggiori dei frati conventuali affinché tornassero ad o8iciare la loro chiesa e a rendere il dovuto culto al Beato, espletate le richieste burocratiche, il 25 novembre 1961 la sacra congregazione dava il rescritto per erigere una nuova casa religiosa in ” detta città ” (11).

Il 3 dicembre, il Vescovo dei Marsi Domenico Valeri, dopo aver fatta la visita canonica alla chiesa dei SS. Cosma e Damiano, alle ore 16, dinanzi ad un folto gruppo di fedeli e alla presenza delle autorità civili e religiose, consegnava la chiesa di S. Francesco al Ministro Provinciale dei frati conventuali P.. Antonio Patelli. Questi definiva ” storica la giornata del 3 dicembre 1961 per il fatto che son trascorsi 152 anni da quando, nel 1809, fummo costretti ad abbandonare il convento e la chiesa di S. Francesco, che custodisce le spoglie del primo biografo del Serafico Padre: fra Tommaso. da. Celano, il fondatore del convento, il primo frate che, come si ritiene, apri il convento di Tagliacozzo ” (12).

Il primo religioso che officiò la chiesa fu P. Giuseppe Di Prinzio che dimoro per undici mesi in casa in affitto, presso il signor Piero Troiani. Il 29 novembre 1962, il Comune cedette ai religiosi tre camere, un salottino, una cucina con i relativi servizi, una legnaia ed altri sgabuzzini, tutti locali posti al piano terra deI convento. L’attività del P. Di Prinzio fu limitata ma efficace: questi, esse “do uomo temprato alla lotta, dinamico e non privo di spirito religioso, affrontò questioni non sempre facili, e, a modo suo, cercò di risolverle. Nel primo periodo, dopo il ritorno della comunità religiosa in S. Francesco, ci furono momenti di attrito.tra il P. Giuseppe è il priore della congrega che ‘non voleva restituire le chiavi della chiesa al superiore della comunità. Dopo le prime difficoltà, tutto è stato appianato e i religiosi e la congrega hanno continuato il cammino insieme, in un grande spirito di collaborazione.

Terminato il capitolo provinciale del 1963, in cui fu riconosciuto ” lo spirito di sacri6cio del Di Prinzio e gli sforzi da lui sostenuti per iniziare con decoro l’officiatura della chiesa ” (13), a turno, furono inviati sacerdoti molto giovani, quasi a compiere un secondo noviziato, sotto la severa guida del P. Di Prinzio. In questo primo periodo però l’attività dei religiosi non andò oltre la cura delle sacre funzioni in chiesa e qualche predicazione nelle parrocchie adiacenti. Nel 1965, i1 sindaco Adelfo Salsiccia, a nome del consiglio comunale, riconsegnò al P. Provinciale: buona parte del piano superiore, più luminoso e confortevole e i religiosi, abbandonate le stanzette buie e umide del piano terra, vi si sistemarono. Intanto, il bellissimo campanile ciriquecentesco, a causa delle lesioni subite durante la guerra, era pericolante. La soprintendenza ai monumenti fece smantellare la campata superiore numerando accuratamente le pietre e accatastandole sul pianerottolo antistante la sagrestia. Trascorsi alcuni anni di logico tirocinio burocratico, nel 1971 le autorità competenti decisero di far risistemare il campanile.

I lavori furono eseguiti dalla ditta Salsiccia che, nel volgere di poco tempo, con competenza e perizia, portò a termine l’opera e ricollocò le campane nel loro luogo naturale. Con il capitolo provinciale del 1966, in S. Francesco fu sistemata una comunità giovane, con un programma preciso: oltre all’aspetto liturgico e al buon funzionamento della chiesa, si richiedeva un impegno tra i giovani attraverso lo scoutismo, e maggiore disponibilità tra persone di cultura, tramite cicli di conferenze. Negli anni 1966-69, il gruppo scout si sviluppò molto e il circolo culturale ebbe un ottimo momento di vita intensa per l’intera comunità cittadina. Dopo il Capitolo Provinciale del 1969, mutata la comunità, si ebbero nuove esigenze di lavoro, soprattutto tra i giovani. I religiosi si impegnarono nel campo sociale: erano gli anni della contestazione giovanile e bisognava trovare gli espedienti più interessanti per restare agganciati alla gioventù: nacque il coro ” Talia “.

I sacerdoti seguirono con abnegazione il Coro, ma soprattutto si dedicarono alla formazione dei giovani e all’assistenza spirituale delle loro famiglie, con uno spirito apostolico autentico. Il ” Talia ” diventò famoso non solo in Abruzzo, riproponendo alcuni canti folkloristici tra i più belli della regione, ma acquistò fama e prestigio a livello nazionale e riscosse applausi anche in campo internazionale. Negli anni 1969-72 una crisi larvata ma profonda si stava sviluppando nell’animo dei religiosi della Provincia Conventuale abruzzese: ci si chiedeva; – Cosa deve fare un religioso ? qual’è la sua missione ? Dovunque si parlava di parrocchia e tutti ritenevano inutile la casa religiosa dove non ci fossero attività stabili e soddisfacenti per i frati. Erano in molti a chiedere la chiusura dei conventi dove non si aveva una parrocchia e, una delle case religiose che cadde sotto il tiro degli iconoclasti, fu il convento di Tagliacozzo. La casa lasciava alquanto a desiderare: i tetti erano fradici, le camere fredde e inumidite dall’acqua che penetrava dalle soffitte cadenti, il lavoro non sempre soddisfaceva ” gli operai della messe “.

Il 1. gennaio 1970, il Provinciale d’Abruzzo invitò il Padre Generale ad assumere sotto la sua giurisdizione il convento e la chiesa di Tagliacozzo ma il 14 gennaio questi rispondeva negativamente; pur riconoscendo le varie difficoltà che travagliavano la Provincia religiosa, chiedeva uno sforzo generoso per potenziare l’attività in quel convento e in quella chiesa ” ove riposavano le spoglie mortali dell’illustre biografo del Sera6co Pádre “, e concludeva: ” La Curia Generale non è orientata a prendere altre case sotto la sua .immediata giurisdizione. Nel caso di estrema difFicoltà 1a Provincia d’Abruzzo, se lo riterrà opportuno, potrà rivolgersi eventualmente a qualche altra nostra Provincia, per es. alla Romana, per una mutua collaborazione o anche per un de6nitivo trasferimento di appartenenza ” (14). Per circa due anni ci furono approcci e trattative che non raggiunsero alcun risultato concreto. Il Visitatore Generale, nel marzo del 1972, constatava il fallimento delle trattative per cedere il convento ad altra Provincia religiosa (15).

Nel settembre del 1972, terminato il capitolo provinciale che aveva demandato la soluzione del problema del convento di Tagliacozzo e di altri conventi della provincia religiosa, ” fino alla loro soppressione “, al Provinciale e al suo definitorio, questi si espressero all’unanimità per ” la soppressione definitiva di detta comunità dopo aver constatato che la provincia si trova nell’impossibilità di inviare religiosi in quel convento per l’assoluta mancanza di elementi e nell’impossibilità 6nanziaria per preparare una decente dimora alla comunità ivi da stabilire ” (16). Il Padre Provinciale, attraverso una serie di motivi, espose al Ministro Generale il perché la provincia religiosa d’Abruzzo non poteva continuare a tenere aperto il convento di Tagliacozzo; questi ne prese atto ma, poiché non voleva la chiusura del convento e della chiesa, dove riposavano le spoglie del Beato Tommaso da Celano, con il Definitorio Generale fece uno sforzo ammirevole, prendendo sotto la sua diretta giurisdizione questa casa religiosa.

Per ben quattro anni ha provveduto direttamente ad inviarvi i religiosi e a far si che la casa fosse sempre più decente e la chiesa sufficientemente officiata. Nel capitolo straordinario del 1976, due sacerdoti e un fratello religioso della Provincia abruzzese chiesero di costituire ” una comunità omogenea ” nel convento di Tagliacozzo ” con la ferma intenzione di osservare la vita religiosa in un maggior impegno spirituale riguardo alla preghiera prevalentemente contemplativa, alla semplicità e povertà francescana, e all’umile servizio pastorale in favore delle parrocchie circonvicine ” (17). Il Definitorio Generale accolse favorevolmente la richiesta ed espresse anche il desiderio che il convento tornasse sotto la completa giurisdizione della Provincia Francescana d’Abruzzo, ” pleno jure “.

La nuova comunità sta svolgendo un lavoro denso ed incisivo nella pastorale, nella liturgia, nell’assistenza alle parrocchie della zona carenti di sacerdoti e soprattutto nella preghiera e fedeltà alla regola del Serafico Padre. La giunta comunale, con delibera del 17-3-1980, disponeva la cessione ” a titolo gratuito, dei locali del convento annesso alla chiesa di S. Francesco ” all’ Ordine dei frati minori conventuali (18) e la cessione veniva effettuata con atto notarile il 18 gennaio 1981, tra i1 Sindaco Benedetto Jacomini e il Padre Gabriele Jacovozzi, ministro provinciale dei francescani conventuali d’Abruzzo. Cosi l’intero complesso è stato restituito ai frati conventuali e di ciò bisogna fare menzione e dare un ringraziamento tutto particolare agli amministratori Comunali che si sono susseguiti in questo ventennio, tra i quali vanno ricordati i Signori Adelfo Salsiccia, Gaetano Blasetti e Benedetto Jacomini. Negli ultimi anni, con un intervento provvidenziale della Soprintendenza, la casa religiosa è stata completamente ristrutturata ed oggi si presenta magnifica nella sua semplicità e purezza di stile. Essendo luogo di preghiera e di meditazione, avendo una comunità imperniata sullo ” spirito della santa orazione, e aperta a tutti coloro che vogliono fare esperienza di vita contemplativa “, accoglie molti gruppi di pérsone che vengono da varie parti d’ Italia per farvi convegni o avere incontri di preghiera.

Tutti coloro che in questi anni hanno frequentato quest’ “oasi di pace e di spiritualità ” sono restati soddisfatti dell’accoglienza, della bellezza del luogo, del silenzio religioso che permea l’animo dei visitatori e dello spirito di serena, francescana giovialità offerta dalla comunità. Il Capitolo Provinciale del 1981 ha riaccettato definitivamente nel seno della Provincia Religiosa d’Abruzzo il convento di Tagliacozzo: i motivi storici, lo spirito di preghiera che vi aleggia e la serenità spirituale della comunità che vi lavora, fanno di questo luogo un “tempio mitsico ” per la provincia religiosa, per la diocesi dei Marsi e per
l’Ordine intero.

Note
(1) Postulazione Generale O.F.M.Conv., Nel VII centenario della morte del Beato Tommaso da Celano, Roma 1960, p; 17.

(2) Archivio Convento Tagliacozzo (ACT).

(3) ACT., Corrispondenza de1 Padre Provinciale Francesco D’Ostilio..

(4) Ibidem, Atti del Comune, Fotocopie,

(5) Ignazio Gavini, Storia dell’architettura in Abruzzo, vol. Il, p,.l27,

(6) Postulazione Generale, o. cit.

(7) Sull’urna è stata posta una iscrizione quasi identica a quella che si trova: sulla precedente urna lignea e conservata nella sagrestia del convento.

(8) Postulazione Generale, o.c., p. 14 s. Cfr. G. Odoardi, fra Tommaso, p. 59.

(9) AP Pescara, libro dei verbali del Vee. Definitorio Prov. 9-9-1960.

(10) ACT, fascicolo 2.

(11) . ACT, fascicolo 2.

(12) ACT, Relazione sulla retrocessione della chiesa di S. Francesco.

(13) AP Pescaia, Atti capitolari, 3-6 settembre 1963.

(14) AP Pescara, cartella ” Tagliacozzo “.

(15) Ibidem, Relazione Visitatore Genersle, atti capitolari 1972, p. 22.,

(16) AP Pescara, cartella ” Tagliacozzo “, lettera del P. Provinciale al Rev.mo P. Generale 27-11-72.

(17) AP Pescara, cartella Tagliacozzo, Lettera dd P. Provinciale al Definitorio Generale dell’ 8-11-76.

(18) Ibidem, Copia del contratto tra il Comune di Tagliacozzo e la Provincia d’Abruzzo dei frati minori conventuali.

Chiesa e Convento di San Francesco

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Il ritorno dei frati minori conventuali nel 1960

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avezzano t4

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