Il Re s’innamora

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
A turbare la fortuna con la quale sembrava progredire la politica di Mazzarino, accaddero due fatti che misero in preoccupante allarme il Primo Ministro e la Francia. Ai primi di luglio del 1658 il re Luigi XIV fu colpito da una grave malattia, probabilmente un’insolazione. Pareva proprio che il monarca dovesse morire. Il 7 luglio fu il giorno di crisi più grave, tanto che il re stesso disse a Mazzarino: « Voi siete un uomo risoluto e il mio migliore amico. Vi prego, perciò, di avvertirmi quando mi troverò agli estremi ».

La regina Anna non abbandonò un solo istante il figlio malato. Mazzarino disse ai medici, impediti ad agire tempestivamente dai regolamenti del cerimoniale di corte, di trattare il re come un qualsiasi gentiluomo, perché « non è giusto lasciar morire il re per rendere omaggio alla maestà ». Dopo qualche giorno il malato si riebbe. Ci fu un sospiro di sollievo per tutti. La « Gazette » di Francia scrisse che la regina avava contribuito « alla guarigione chiesta a Dio con tanti sospiri e lacrime ». Quando il re si fu definitivamente ristabilito, venne portato un ex-voto a Nostra Signora della Pace, presso il convento dei Cappuccini in via Saint-Honoré.

L’altro incidente fu meno funereo, ma non meno preoccupante per le sorti della monarchia. Si era pensato di far vedere che si stava combinando un matrimonio fra Luigi xiv e la principessa Margherita di Savoia, per intimorire la Spagna con la prospettiva di un’alleanza Italo-francese. La principessa venne presentata al re a Lione. Qui però Luigi vide Maria Mancini, nipote di Mazzarino, e se ne invaghì appassionatamente: « Tutte le galanterie » si legge in una relazione, « che egli [il re] può fare, le fa per lei, come musiche, colazioni, passeggiate a cavallo. Egli le presta i suoi cavalli più belli e le fa costruire due carrozze … ». Poi si scoprì che Luigi faceva sul serio con la Mancini.

Il caso scompigliava tutti i progetti e la politica mazzariniana. Il Primo Ministro mise in azione tutti i mezzi, l’influenza e l’ascendente che aveva sul re per convincerlo a rinunciare a Maria. Luigi prometteva di allontanarsi, ma poi ci ricascava. Alla fine Mazzarino (quanta parte prese Anna, la regina, nella faccenda?) la spuntò in nome della ragion di Stato. Luigi non rivide più Maria e finì il romanzo della giovinezza del Re-Sole.

La decisione di Luigi xiv favorì il progresso delle trattative con la Spagna per arrivare ad un trattato di pace. 1 negoziati erano iniziati a Lione nel novembre del 1658 e continuarono segretamente a Parigi nel palazzo Mazzarino, ora Biblioteca Nazionale, con il rappresentante di Spagna Pimentel. Si ebbe una sospensione dei negoziati nell’estate del 1659; poi furono conclusi il 7 novembre dello stesso anno. Con il « Trattato dei Pirenei » finiva la rivalità con la Spagna: Mazzarino aveva raggiunto la sua più grande aspirazione.

Il Trattato dei Pirenei riportava un po’ di pace nella Francia, poiché faceva cessare lo stato di permanente ostilità e di guerra fra le due potenze, che tanta desolazione aveva causato alla popolazione, all’economia dei due paesi e alle finanze dello Stato. Esso comprendeva 124 articoli, e possiamo dire che, dalla firma del trattato, tra Francia e Spagna non ci fu più motivo di conflitto armato.

In base agli articoli sottoscritti veniva sistemata la questione territoriale fra le due potenze: alla Francia venivano riunite l’Artois, la Cerdagne, il Roussillion, l’Alsazia. Politicamente era riaffermato il principio dell’assolutismo monarchico e non si doveva più sostenere in Inghilterra la repubblica. I patti prevedevano anche accordi commerciali e per la navigazione. Ma il punto più importante, che avrebbe dovuto dare un suggello definitivo alla pace fra le due corone, fu il matrimonio combinato tra Luigi XIV e Maria Teresa d’Austria, figlia di Filippo iv, l’Infanta, come veniva chiamata la principessa di Spagna. Il contratto matrimoniale prevedeva la rinuncia da parte di Maria Teresa a qualsiasi diritto sulla corona di Spagna; in compenso le veniva costituita una dote di 500 mila scudi d’oro (che del resto non furono mai consegnati).

Mazzarino aveva seguito minuziosamente le trattative, specie durante le sedute conclusive, che si tennero a Ile de Faisan, località sul confine, che permetteva al Primo Ministro francese e al collega spagnolo, don Luigi de Haro, di non mettere piede rispettivamente su suolo straniero.
Durante tutto il periodo delle trattative Mazzarino ebbe una crisi acuta di nefrite, di cui soffriva da tempo, e che egli sopportò in modo ammirevole, riuscendo a mantenersi attento anche alle faccende più minuziose. In una lettera a Le Tellier, lunga più di 24 fogli, nella quale fa una dettagliata relazione della quinta conferenza, Mazzarino si preoccupa perfino della qualifica che deve far precedere il suo nome nella firma del trattato: « Mi accontenterei volentieri di quella di «cardinale” come sono solito fare. Ma siccome don Luigi fa inserire le sue [qualifiche], mi sembra che, per rispetto, io debba fare altrettanto ».

Il matrimonio fu celebrato il 9 luglio 1660 a Saint-Jean L’ingresso della coppia reale a Parigi ebbe luogo il 26 agosto. Il corteo reale fu accompagnato da osanna pieni di speranze e di desiderio di pace per tutta la Francia, dai Pirenei alla capitale. Mazzarino, sempre malato, seguì il corteo e, fra le sofferenze del suo corpo, assaporò la gioia del trionfo. Perfino il parlamento di Parigi gli inviò una deputazione per ringraziarlo della conclusione del trattato dei Pirenei e del matrimonio del re. Qualcuno disse: « Onore che non aveva precedenti. Costoro [i membri del comitato parlamentare] avevano messo una taglia sulla testa di lui; ma in quella occasione … e senza provare vergogna delle loro precedenti ingiustizie o della loro attuale leggerezza, essi testimoniavano a lui un’estrema venerazione ».

Tornato a Parigi all’insegna della pace, finiti i festeggiamenti per il matrimonio del re, Mazzarino cercò di mettere mano ai suoi affari personali. Egli aveva un grosso patrimonio, di cui forse non sapeva nemmeno l’esatta consistenza. Bisognava mettervi ordine. Ma il grande negoziatore europeo rinunciò all’impresa. Scrisse al suo amministratore Colbert: « è bene che sappiate una volta per sempre, obbligandomi ad interessarmi dei miei affari come faccio al presente, che ho cinquant’anni … E’ necessario che voi facciate al mio posto quello che io non faccio e che non pretendiate da me un interessamento che non posso avere per i miei affari particolari; è da tempo (e per carattere e per abitudine) che li trascuro per interessarmi degli affari pubblici … ».

Il bravo e buon Colbert si rimboccò le maniche e cercò di mettere ordine nel caotico intrico del patrimonio di Mazzarino. Ne venne fuori che la fortuna del Primo Ministro ammontava, verso il 1660, a più di 8 milioni di lire.
Aggiungiamo a queste notizie l’interessamento di Mazzarino per la sua famiglia. Egli sistemò tutti i suoi nipoti presso casate rinomate in tutta Europa. Ammontavano a nove i figli delle due sorelle del Primo Ministro, sposate Martinozzi e Mancini, e tutti furono chiamati in Francia dallo zio. Alfonso Mancini, il prediletto, morì in battaglia durante la Fronda.

Filippo divenne duca di Nevers; Maria, il primo amore di Luigi XIV, tornata in Italia, sposò il connestabile Colonna; Laura fu duchessa di Mercoeur; Ortenzia fu duchessa Mazzarino – La Meilleraye; Olimpia, contessa di Soisson; Marianna, duchessa di Bouillon. Laura Martinozzi divenne contessa di Modena e la sorella Anna Maria principessa di Conti. Marianna Mancini, che fu in seguito protettrice di La Fontaine, da ragazza scriveva versi, che divertivano lo zio. Ci fu un momento in cui la vena poetica della nipote s’era un po’ inaridita: Mazzarino le fece dire di non preoccuparsi, perché, se aveva perduto la rima, essa aveva ritrovato la ragione.