Il primo successo

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Dopo questo primo debutto nel mondo politico-militare di uno dei periodi storici più ingarbugliati dell’Europa moderna, diventa estremamente complicato seguire Giulio Mazzarino in tutte le circostanze che fecero di lui l’arbitro della politica mondiale di allora. Noi, anziché tenere dietro al nostro personaggio nelle corti, nelle cancellerie, nei campi di battaglia, nei convegni per i trattati, nei contatti personali o tramite messaggeri e incaricati, cercheremo di seguire le linee direttrici della sua opera e della sua condotta.

Abbiamo lasciato Mazzarino a Ferrara con il cardinal Sacchetti. Ma l’ambiente della città degli Estensí non poteva certo soddisfare le ambizioni del giovane. Ed egli si diede da fare per mantenere i contatti con Roma e soprattutto per allargare le sue conoscenze tra le famiglie e i personaggi, che nella corte pontificia avevano influenza e potere. A Roma era salito al trono pontificio Urbano VIII, Maffeo Barberini, e il giovane capitano – diplomatico cercò con successo l’amicizia dei parenti del nuovo Papa, soprattutto di Antonio, che sarà cardinale e avrà un rilievo di primo piano nella politica dello Stato della Chiesa; di Francesco, anch’egli cardinale e ministro; del cardinal Bentivoglio, che era stato nunzio in Francia e in Fiandra. Queste amicizie e conoscenze non tarderanno a dare il loro frutto.

Il contrasto tra Spagna e Francia per il predominio in Italia si riacuì sulla questione nota come « successione del ducato di Mantova ». In questa città, dopo i fasti rinascimentali, si andava estinguendo la Casa ducale dei Gonzaga e gli occhi di tutti i governi d’Europa erano fissi per vedere come sarebbe andata a finire. « La questione della successione dei Gonzaga, da tanti anni prospettata come un problema spinoso, era giunta alla fase critica proprio quando l’Europa era tutto un incendio e quando il risolverla in un senso o nell’altro avrebbe avuto un’importanza eccezionale per le sorti del conflitto. I due domini, di cui si componeva il ducato, vantavano infatti due fortezze di primo ordine: Mantova difesa dalle acque; Casale potente per i suoi bastioni e per il sapiente campo di difesa. Se fossero passate in mani non neutrali, avrebbero potuto assai alterare l’equilibrio esistente » (R. Quazza).

Nel 1626 i francesi riuscirono a far prevalere la loro influenza nella successione di Mantova, con grande disappunto degli spagnoli. Si inserì fra i due grandi Carlo Emanuele di Savoia, col proposito non confessato di ampliare i territori del suo ducato. Si arrivò ad un accordo segreto fra il Savoia e il governatore di Milano, don Gonzalo, in seguito al quale l’uno invase il Monferrato e l’altro pose l’assedio a Casale nel marzo del 1628.

Il Papa Urbano viii, preoccupato per le conseguenze che potevano derivare da queste operazioni di guerra, che certamente avrebbero risvegliato l’interesse francese, inviò a Milano, come nunzio straordinario, il Sacchetti, che volle con sé Giulio Mazzarino come segretario particolare. La diplomazia vaticana cercava di trovare un compromesso, un accordo perché si evitasse in territorio italiano un conflitto tra le grandi potenze. Poco dopo che la missione papale era arrivata a Milano, il Sacchetti dovette rientrare a Roma, e Mazzarino rimase a dirigere tutta l’azione diplomatica per la pace. « Durante tutto un anno [ 1628 ] il Mazzarino superò se stesso; lo si vide ovunque: a Torino, a Milano, a Mantova, cercando di conciliare le parti » (Boulanger). « I negoziati si fanno soprattutto attraverso le conversazioni. Mazzarino era un eccellente conversatore.

Egli possedeva la grande qualità del diplomatico: era amabile, aveva il senso innato di trattare con gli uomini, l’arte dell’insinuazione, il talento di aprirsi la via del cuore » (Cousin). Ma soprattutto Mazzarino era fedele alla missione che gli era stata affidata, c’ercava di perseguirne il fine con pazienza e dedizione: si era fatto un’idea precisa dei fatti e delle intenzioni delle varie parti, era obiettivo e completo nel riferire ai superiori quanto avveniva e interessava.

Lo scopo di un accordo generale, per scongiurare nel 1629 lo scontro armato, pareva raggiunto. Ma Carlo Emanuele di Savoia scoprì le sue carte: egli voleva ampliare i territori del suo ducato nel Monferrato e non gli interessava niente di tutto il resto; perciò si allontanò dall’alleanza con la Spagna e chiese un accordo con i francesi. Richelieu, che non aveva alcuna intenzione di trascurare la presenza francese in Italia, sistemata la faccenda della Rochelle, inviò un esercito che sotto le mura di Casale si schierò di fronte a quello spagnolo.

Mazzarino, per nulla scoraggiato, continuò infaticabile il suo lavoro di diplomatico per arrivare alla pace. Ma ormai sembrava tutto compromesso, quando avvenne l’imprevisto. « Il 26 ottobre 1630 le truppe francesi e quelle spagnole s’incontrarono sotto le mura di Casale; i fantaccini caricavano i moschetti e già i cavalli rizzavano le orecchie, quando d’un tratto un uomo irruppe al galoppo fra i due eserciti, gridando: «La pace! La pace!». Era il capitano Mazzarino: aveva ottenuto in quel momento una convenzione che pacificava tutti » (Boulanger).