Il poeta

Si può ritenere che l’attività di poeta in virtù della quale Aleandro é conosciuto, abbia avuto inizio negli anni dell’adolescenza cui risalgono piccoli componimenti di carattere agreste (come La cavalla) dei quali non si hanno testimonianze perché andati perduti. Possiamo, però, affermare con certezza che fossero scritti, come il resto della scarna produzione del giovane, in dialetto collarmelese.

Quest’ultimo esercitò su Aleandro un irresistibile fascino, in quanto elemento imprescindibile e ineliminabile della mentalità dei suoi compaesani e, pertanto, degno di essere conservato nelle espressioni più vive e colorate. A tal fine, frequentava gli anziani del paese ascoltando le discussioni in piazza memorizzandone le immagini e le parole più significative. Esse costituiscono il patrimonio delle poesie più note che egli compose nelle lunghe ore di viaggio in treno che separano Milano da Collarmele e in cui sentiva forte la mancanza delle persone care e degli amici.

Esse rivelano una notevole sensibilità verso gli aspetti più semplici e umani della vita quotidiana, e soprattutto, quella dei contadini, spesso protagonisti dei suoi versi. Le loro credenze e le loro abitudini sono messe a nudo nella loro veridicità e spesso commentate con simpatia e ironia.

Sebbene lo stile non sia frutto di un’accurata ricercatezza stilistica, le poesie di Aleandro contribuiscono ad arricchire l’immaginario collettivo di Collarmele negli anni ’60, un paese che, benché profondamente legato al valore della terra, si accinge ad aprire le porte a cambiamenti culturali ed artistici.
Nella raccolta di versi Sprazzi giovanili, pubblicata postuma per volere dei familiari, si rintraccia, infatti, l’atteggiamento di un giovane collarmelese inserito in una società in cambiamento: egli é cosciente dell’importanza di conservare, cristallizzandoli, gli aspetti significativi del passato ma, al contempo, aprirsi a orizzonti culturali sempre più vasti dai quali non ci si poteva tener lontani.

Aleandro Antidormi (nipote)