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Il pianoro di San Vittorino di Celano tra passato e presente

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Il pianoro di San Vittorino di Celano (Sancti Victorini in Telle) è una distesa erbosa di trenta ettari, situata sul versante orientale della Serra di Celano, interamente incluso nel territorio del Parco Naturale Regionale Sirente Velino.

Fu descritto per la prima volta dallo storico marsicano Muzio Febonio che nel ‘600 nell’opera Historiae Marsorum scriveva: “Qui, sulla sommità, si apre un vasto pianoro, cinto, da ogni parte, da rupi, nel quale verdeggiano ricchi prati fecondati da ogni parte da sorgenti di limpidissima acqua ove, senza pastori, si muove una grossa mandria di cavalli giacché le rupi fungono da recinti, per di più rimane chiuso come da una spranga, per cui, lì sopra, in estate, si aggirano oltre duecento cavalli“.

Prime tracce della presenza umana
Le tracce più antiche della presenza umana sul pianoro di San Vittorino risalgono nel periodo Paleolitico superiore, intorno a 18.000 anni fa, con il ritrovamento di due raschiatoi in selce, in prossimità di una grotta di pastori a quota 1.221 m s.l.m. che proverebbero la presenza di cacciatori raccoglitori della razza CRO-MAGNON probabilmente richiamati dalla presenza del lago Fucino (Angelo Ianni e Giorgio Fegatilli, 2021).

Raschiatoi in selce pura rinvenuti sopra il pianoro di San Vittorino

Centro fortificato marso dell’età del ferro:
Sul piccolo colle, posto a destra del pianoro, si notano le fondazioni (larghe m 2,40) che racchiudevano l’acropoli dell’antico insediamento marso di forma ovale, recinzione composta da medi blocchi di calcare posti a secco.

L’acropoli dell’antico insediamento marso

I resti del convento dei monaci benedettini
In alto, nella parte centrale del pianoro, a quota 1.350 m, si notano resti murari e muri larghi di fondazione, riferibili alla chiesa e monastero di Sancti Victorini in Telle o in Celano di cui abbiamo documentazione come “cella” (piccolo convento) dei monaci di Montecassino dall’872 fino al 1.137 (Giuseppe Grossi).

La transumanza praticata in passato
Lontano dalla grande direttrice della transumanza storica, Celano-Foggia, verso le campagne del litorale adriatico, l’area del pianoro, in passato, è stata interessata da una transumanza di piccolo raggio tra i pascoli del pianoro e le tenute agricole della fascia pedemontana e della campagna del Fucino.


Fino al 20 di maggio erano i pastori con le loro greggi a frequentare i pascoli di San Vittorino. Dopo questa data lasciavano “riposare” la distesa erbosa che si preparava così ad ospitare mandrie di mucche e cavalli, a partire dalla fine di giugno.


Il giorno di San Giovanni,
24 giugno, erano gli allevatori di mucche e cavalli a salire sopra il pianoro, guidando il bestiame lungo il sentiero delle catene fin sopra la piana di San Vittorino, dove venivano lasciati liberi di pascolare durante tutta la stagione estiva e parte dell’autunno.

Le risorgive del pianoro di San Vittorino
Nel pianoro di San Vittorino sono presenti tre risorgive di acqua: la savcett, la spinar e font rammez.
La spinar è posta sul versante orientale che si affaccia sopra le Gole di Celano; font rammez si trova nel centro del pianoro, vicino i resti dell’antico convento; la savcett, la più ricca di acqua, dove verso la fine degli anni ’60 un gruppo di allevatori e pastori di Celano costruí il fontanile per l’abbeveraggio degli animali lasciati al pascolo.

Il fontanile sopra San Vittorino

PUNTI DI INTERESSE
Il fontanile
Costituito da un’unica vasca, il manufatto fu realizzato alla fine degli anni ’60 utilizzando blocchi di pietra locale e sabbia ottenuta setacciando il materiale presente nei dintorni.
Oltre a rappresentare una testimonianza storico-culturale e un vero punto di riferimento per gli escursionisti, il fontanile continua a svolgere una funzione vitale per mandrie di cavalli, greggi di pecore e fauna selvatica.

La suggestiva grotta dell’acropoli

Grotta con vista panoramica sul canyon delle Gole di Celano

Frammento di affresco rupestre
Il frammento di affresco rupestre raffigura San Giorgio aureolato, su cavallo bianco e armato di lancia, nell’atto di uccidere il drago, simbolo palese del male.

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Anna Del Gizzi

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