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Comune di Gioia Dei Marsi

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Testi a cura del prof. Giuseppe Grosssi maggiori info autore
Quasi inesistente è la nostra documentazione sull’età altomedioevale ad esclusione delle poche tombe barbariche (VIVII sec. d. C.) rinvenute nel sito del vicus, di cui abbiamo già precedentemente parlato, e che documentano lo stato di rovina e di totale abbandono dei centri antichi sullo scorcio del VVI secolo della nuova era cristiana. Probabilmente nei primi secoli del medioevo ci fu un fenomeno di arroccamento, dovuto alla insicurezza di frequentare il piano data la presenza di incursioni barbariche, che favorì il recupero, almeno in parte, dei recinti difensivi italici posti su alture dominanti e particolarmente caratterizzate da notevoli scoscendimenti 58.

Pur tuttavia non tutti i vecchi centri fortificati marsi, presenti nel territorio preso in esame, hanno una rioccupazione medioevale a carattere difensivo: l’oppidum della « Castelluccia » e il relativo villaggio esterno vengono abbandonati del tutto ed è probabile che i vecchi abitatori si siano rifugiati sulle alture di Sperone 59; l’oppidum del « Rotale » viene probabilmente riu, tilizzato come stazzo con anche la presenza probabile di una chiesa rurale sulla sommità; gli oppida e castella del Piano di S. Nicola, del Puzzello e di Sperone vengono anch’essi forse riutilizzati come stazzi e con qualche presenza di chiese all’interno 60. Solo i centri fortificati di Aschi (Asculum) e di Vico hanno un riutilizzo stabile in età medioevale; il centro fortificato medioevale di Aschi si insedia nell’interno del vecchio oppidum marso con l’erezione di una torre sul versante ovest dell’attuale spianata del Belvedere e della chiesa di Sancti Salvatori in Asculo 62. attualmente non più visibile perché distrutta dal terremoto del 1915.

La prima citazione, nelle fonti storiche medioevali, del paese o castello di Aschi risale al 1173. In quel tempo la Marsica faceva parte del Ducato di Puglia, il Ducatus Apuliae di cui era re Guglielmo II di Sicilia che regnò dal 1166 al 1188. Nel documento, il Catalogus Baronum, Aschi viene descritto come feudo del conte Rainaldo di Celano e doveva dare un milite al suo re per una crociata in terrasanta: « … De Valle Marsi Principatus de eadem Comestabulia / Comes Raynaldus de Celano, tenet Celanum in Marsi, quod est feudum XII militum, [ … ] et Asculum, quod est [feudum] I Militis, … » ’63.

Gli abitanti di Aschi erano famosi nel medioevo come frombolieri (militi che usavano come arma la fionda) tanto che « … Nelle contese fra i Colonna e gli Orsini il castello di Aschi fu sempre a favore dei colonnesi, e Fabrizio Colonna nel 1422, in rimunerazione del servizio prestatogli da quei famosi frombolieri, concesse agli abitanti di Aschi il privilegio di pascolare cogli armenti nelle terre della città Marsia e del castello di Venere; ma rese meno gravosa questa servitù limitando la concessione col vietare di pernottarvi » 64 Nel 1571 il castello di Aschi entrò a far parte del Capítanato di Pescina (istituito dalla duchessa di Amalfi Costanza Piccolomini il 30 giugno 157 1) insieme a Cucullo e Venere 65.

Il centro medioevale o castello di Vico (tav. III) si insediò, forse già dall’alto-medioevo, nell’interno del grande oppidum marso riutilizzandone solo una parte dell’area interna; precisamente l’area posta a contatto con il settore est del recinto murario. Attualmente del centro medioevale è visibile, a livello di fondazioni, la fase dell’impianto urbano dei secolo XIV a tipica pianta triangolare con base larga verso il basso e torre sul vertice. Della torre, che era posta sulla sommità del « Colle della Croce » a quota 922 (fig. 4), non rimangono resti visibili, ma, dalle testimonianze degli anziani del luogo, sappiamo che era a pianta circolare, anche se non mancano indizi di una torre più antica a pianta quadrata.

Tracce di muri di edifici e di terrazzamenti sono presenti un po’ ovunque nello scoscendimento del colle; si riconoscono i tracciati murari della recinzione sui lati est ed ovest mentre non è più visibile il muro di chiusura sud. t probabile che il limite sud dell’abitato fosse segnato dall’andamento della quota 890 anche perché oltre la stessa vi sono dei notevoli strapiombi rocciosi. Gli unici resti di un muro ancora conservato in elevato sono visibili a quota 902; si tratta di un muro di fondazione di un edificio a pianta rettangolare conservato per una altezza di circa 2 m. (fig. 7). A pochi metri dallo stesso, verso il basso, sono visibili i resti di un muro di terrazzamento in opera poligonale (fig. 8), certamente relativi al vecchio oppiduni italico.

Molti degli edifici medioevali dovevano essere appoggiati sulle pareti di roccia presenti sul declivio del « Colle della Croce » o di « Vico » dato che sono ancora visibili dei grossi fori praticati su pareti rocciose artificialmente adattate che dovevano alloggiare i travi lignei della soffittatura del pian terreno Le nostre conoscenze più antiche del castello di Vico non vanno oltre il secolo XII; esso infatti viene nominato per la prima volta nel celebre Catalogus BaronuM già citato, « … Comes Raynaldus de Celano, sicut dixit, tenet [ … l, et Vicum, quod est [feudum] II militum, … », dove appare più grande dei vicini centri medioevali di Aschí e Sperone che invece davano un solo milite a testa. Dal Faraglia sappiamo che verso la metà del secolo XIII l’Imperatore Federico II, poco prima della sua morte, ordinò la riparazione dei castelli del regno e volle che quello di Pescina fosse riparato ad opera degli stessi abitanti e di quelli che appartenevano al territorio di Pescina: e se volevano potevano prestare aiuto, sebbene non vi fossero tenuti, gli uomini della città di Marsia (S. Benedetto dei Marsi), Venere e Vico « … per Homines ipsius terre cum pertinensi . s sui s, possunt tamen adiuvare, licet non teneantur, civitas Marsie, Veneri et Vigu, quae sunt convici ne » 67 .

In un diploma di Carlo I° d’Angiò, dato da Alife il 5 ottobre 1273, Vico viene nominato, insieme ad Aschi, Sperone ecc., come appartenente al giustizierato d’Abruzzo « ultra flumen piscarie »: « …. Asclum. Sanctus Sebastíantis. Speronasinum. Licium, Vicum. . . . » 68. Sappiamo, inoltre, che Víco appartenne nel secolo XIV ai monaci cistercensi di S. Maria della Vittoria (Scurcola Marsicana) 69, per poi passare con Aschi, (Arckio), nelle mani di Antonio Piccolomini nel 1484 (Castel Vivo) 70. Esso dovette essere abbandonato nella metà del secolo XVI a favore di una posizione più comoda sul piano a contatto con le aree coltivabili e con le chiese rurali ad esse legate. Certamente gli abitatori di Vico si distribuirono soprattutto nelle vicinanze delle chiese di S. Venanzio e S. Vittoria dando così origine ai « Casali di Vico »; anche la località di ManaForno apparteneva al feudo di Vico prima di essere presa dagli abitanti di Gioia.

Dopo la grande peste del 1656 (« la Mosca ») 71 anche questi « Casali di Vico » furono abbandonati; i pochi sopravvissuti si riunirono ad Aschi per poi ritornare nel luogo nei soli periodi invernali, dando così inizio alle alternanze stagionali della pratica pastorale locale, e creare due nuovi casali detti * Le Grette » e « Le Gríppe » che con quelli di S. Vittoria * S. Veneziano diedero origine agli attuali « Casali d’Aschi ».

NOTE PAGINA

58 Si pensi per esempio all’oppídum di « Rocca Vecchia » di Pescina che presenta nell’interno i resti del Castello medioevale del secolo XII citato nel « Catalogus Baronum » del 1173: GRossi 1, p. 163 s.
59 Tutto ciò è confermato dal fatto che nella « Castelluccia » erano presenti nel medioevo i « Casali della Castelluccia » che appartenevano a Sperone: A. DE N1No, Notizie Scavi 1885, p. 486.
60 Vedi le note 24,30.
61 La torre è a pianta circolare con base a scarpa, molto simile a quella di Sperone. Lo stato di conservazione è pessimo, appena 1,50 m. di altezza con vistose fratture sulla muratura. Questa torre costituiva il Mastio (Torrione) del recinto difensivo del paese.
62 Il Di PIETRO, p. 75.
63 GiuSEPPE DEL RE, Cronisti e scrittori sincroni napoletani, Napoli 1945, Vol. 1, « Catalogus Baronum », p. 604.
64 L. COLANTONi, L’Acropoli di Pescina Vecchia, nel volumetto ripubblicato ad Avezzano nel 1978 dall’Editore Adelmo Polla, p. 42.
65 L. COLANTONI, op.cit., p. 42.
66 Durante la messa in opera della croce di ferro presente sulla sommità del Colle furono riportati in luce i resti delle fondazioni della torre: dalle descrizioni raccolte i resti murari avevano un andamento circolare.
67 N. F. FARAGLIA, Saggio di Corogralia Abruzzese medioevale, Napoli, 1892, p. 24.
511 N.E FARAGLIA, op.cit., p. 75.
69 T. BROGGI, La Marsica antica, medioevale e fino all’abolizione dei feudi, Roma 1900, p. 224.
70 T. BRoGGi, op.cit., p. 406
71 Così viene chamata dagli abitanti di Casali d’Aschi la peste del 1656, « . . . quande arrevétte la Mosca . . . ». Probabilmente il nome dato alla peste era legato alla presenza di un insetto che era portatore della malattia.

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Il periodo medioevale

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