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Comune di Bisegna

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Nel 1903 il Club Alpino Italiano pubblica la Guida dell’Abruzzo scritta da Enrico Abbate il quale, nel quarto itinerario dei Monti Marsicani, segnala a otto chilometri da Ortona dei Marsi il villaggio di San Sebastiano: “alla base del monte Rosa Pinnola che si riunisce con lunga cresta al monte Argatone. Esso è frazione del Comune di Bisegna; vi esisteva una chiesa dedicata a San Sebastiano, ristaurata dalla Duchessa di Amalfi. Da San Sebastiano una via mulattiera passando presso una sorgente d’acqua buona e una miniera e una ferriera, la Ferriera Marsicana, ( ora abbandonata perché la qualità non rimunerava la spesa cosicché non vi sono più che i ruderi dello stabilimento ) sale a Forca San Sebastiano e in km. otto arriva a Gioia dei Marsi”.

La scarna descrizione di San Sebastiano non si limitava al paesaggio e ai cenni storici; per una più precisa “informazione di servizio” indirizzata a chi desiderava soggiornare sul posto indicava due sicure sistemazioni: “Per alloggio e vitto rivolgersi a Spera Sebastiano e Sforza Berenice”. La “Carrozza” da Avezzano a Bisegna, ultimo Comune della Valle del Giovenco, costava 7 lire. La stazione più vicina era quella di Ortona, sede dell’unico ufficio postale della valle. La strada “carrozzabile” finiva a Bisegna. Il proggetto del consigliere provinciale Sipari per la “Strada Consortile del Sangro-Giovenco”, presentata al Consiglio Provinciale il l’ marzo 1862, nel 1903 era ancora sulla carta. Il 17 maggio del 1923, un altro Sipari, “l’Onorevole Grand’Uff. Ing. Erminio Sipari”, primo Presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, leggendo la sua relazione, nel capitolo riservato alle strade del Parco accenna alla strada del Giovenco: “… infatti dopo un anno di pratiche io spero ancora nella ripresa dei lavori di completamento della rotabile comunale obbligatoria Campomizzo-Bisegna che sboccherà per la strada esistente alla stazione di Carrito-Ortona. Nutriamo fiducia che detti lavori vengano compresi nell’elenco delle opere indifferibili secondo i voti già trasmessi dall’Ente”.

In effetti l’interessamento dell’onorevole Sipari sorti i desiderati effetti: la strada venne classificata tra le opere indifferibili di primo grado e, con Decreto del 21 maggio 1925, venne concesso alla Provincia dell’Aquila il finanziamento governativo nella misura di 1.150.500 lire per il completamento del tronco Bisegna-Campomizzo della strada Comunale obbligatoria “Pescina Ortona San Sebastiano Bisegna Campomizzo” che avrebbe finalmente unito Pescasseroli a San Sebastiano ponendo fine al secolare isolamento tra la Valle del Giovenco e la Valle del Sangro. 

Da Pescina, passando per Carrito, Ortona, San Sebastiano e Bisegna, nel 1923 era in funzione un servizio di autolinea, se cosi si poteva chiamare, costituito da un camion che nel cassone aveva un compartimento in grado di ospitare non più di sei persone. “L’autolinea sottolinea Erminio Sipari nella suddetta relazione non potrà avere sviluppo se non con l’allargamento della strada da Carrito a Bisegna e con l’apertura della rotabile Bisegna Campomizzo: cioè, in ogni ipotesi, anche la più favorevole, fra alcuni anni. E allora sarà il caso riparIarne, perchè potrà essere quella una strada di rapido accesso al Parco da Sulmona e dall’Aquila”. Che si riprendesse a parlar di strade e di Parchi era un buon segno; significava che la Marsica tornava alla normalità. Dieci anni prima, il 13 gennaio del 1915, la terra si era mossa come un mare in tempesta. L’onda lunga del terremoto aveva travolto case e cose, uccidendo e devastando.

Del terremoto a San Sebastiano parleremo nel capitolo successivo. Quattro mesi dopo la devastante scossa tellurica, il 24 maggio, l’Italia dichiarava guerra all’Austria-Ungheria. Il primo conflitto mondiale seminerà lutti anche a San Sebastiano che vedrà immolate sull’altare della guerra le giovani vite di nove suoi figli. I loro nomi figureranno sotto un’artistica fusione in bronzo fatta sistemare dal Podestà sulla facciata del Posto di Guardia, l’antico “Hospitale” che accoglieva i viandanti, tramutato durante il ventennio fascista in alloggiamento di fortuna per i militi in servizio di ronda e, contemporaneamente, in “casa del fascio”. Il Posto di Guardia si affacciava sulla “piazza”, stretto tra i resti della vecchia chiesa di San Pancrazio abbattuta dal terremoto e la casa della famiglia Iafolla. Al momento della ricostruzione della chiesa, il Posto di Guardia venne abbattuto per far posto alla chiesa Parrocchiale.

L’attuale strada costeggiava il muraglione della vecchia piazza, curvava a sinistra e, rasentando l’attuale ingresso del bar Giovenco, proseguiva fino a Piazza Berardini, anche allora meglio nota come “la cellarella”. Quella secca e stretta curva in forte pendenza rappresentava l’ostacolo maggiore allo sviluppo della famosa strada del “SangroGiovenco” che aveva tolto i sonni a due generazioni di Sipari e tarpato le ali alle giuste aspirazioni dei sansebastianesi che vedevano nella nuova strada uno sbocco materiale e un’uscita psicologica verso un futuro decisamente migliore del passato. La sfiducia dell’onorevole Erminio Sipari sarebbe stata fugata negli anni ’30 quando la Provincia, finalmente, completò la “carrozzabile”. Ne troviamo notizia sul numero 2 della “Collezione di monografie edite dalla sezione di Roma del Club Alpino Italiano” nel 1933 e dedicata al Parco Nazionale d’Abruzzo, dove si legge: 

“Penetra anche nel nostro territorio la bella carrozzabile della Valle del Giovenco ( Km. 19,1 ) che parte da Pescina e per Ortona dei Marsi ( m. 1048 ) e San Sebastiano (m. 1130) giunge a Bisegna ( m. 1210 ). Tale strada, recentemente prolungata fino alla Valle del Sangro, è percorsa in parte dal servizio pubblico di automobili che dalla stazione di Carrito ( linea Roma Sulmona ) va fino a Bisegna, appollaiata ai piedi di un cucuzzolo. La via, di percorso molto pittoresco, corre sulla riva destra del Giovenco. Dopo Bisegna la strada si inoltra nel territorio del Parco rasentando il Monte Tagliareccia; indi passando in località pittoresche fra i monti Morrone del Diavolo e l’Atessa, valica il Passo del Tempio ( m. 1361 ), e viene a congiungersi alla Gioja dei Marsi Pescasseroli Km. 18, più facilmente percorribili d’inverno perchè si evita il Passo di Gioia Vecchio spesso bloccato dalla neve “. 

Testi tratti dal libro Il Paese della memoria
( Testi del prof. Ermanno Grassi e del prof. Pino Coscetta )

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Il novecento

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