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Comune di Scurcola Marsicana

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Sull’origine del nome “Cappelle” due sono le ipotesi: o che derivi da “Capellae” (piccole capre, caprette), o che stia a significare proprio “Cappelle”, cioè piccole celle adibite ad abitazione dei monaci cistercensi. Sulla prima di queste due interpretazioni, avanzata nel secolo XVII dall’Holstenio, così si espresse Carlo Promis nel 1836 (in Le antichità di Alba Fucens negli Equi): “Holstenio congettura che l’Aex, o Capra di Tolomeo, possa corrispondere al villaggio di Cappelle, ma non ne adduce prova alcuna, e l’equivoco nacque da un testo corrotto di Tolomeo nel quale invece di ARX è scritto AIX, la qual voce corrispondendo al latino Capra il cui diminutivo è Capella, e dall’essere da Tolomeo menzionata questa città presso Alba, fece nascere ad Holstenio il dubbio che fosse l’attuale villaggio di Capelle, o Cappelle, che è affatto moderno, e deve aver tolto nome da una o più cappelle sacre, è notò il De Sanctis che in vari codici leggesi veramente il nome di Arx, differente però dall’Anxantium di Plinio che era ne’ Marsi d’altronde le distanze che dà Tolomeo in minuti di grado debbono far situare questa città a 20 per 10 miglia geometriche di 60 al grado più a ponente di Alba, mentre che Cappelle non dista che 2 miglia”.

La prosa un po’ ampollosa del Promis non ci impedisce di comprendere la sua preferenza per l’altra ipotesi, già riferita dal Febonio nelle Historiae Marsorum (lib. III, p. 172, Napoli 1678) e qui integralmente riportata nella traduzione (inedita) di Vittoriano Esposito: “A due miglia da Alba, verso occidente, sorge un borgo munito di torri e di vallo, denominato Cappelle a causa di icone e cappelle che edificarono i seguaci dell’ordine Cisterciense intorno alla chiesa di S. Nicola, nella quale era un convento adibito all’esercizio della vita monastica.

Questo, scambiato in seguito con la chiesa di S. Maria del Pertuso, che apparteneva alla diocesi di Sora ma ( … ) cadeva nella giurisdizione della Chiesa dei Marsi, passò nelle mani del vescovo dei Marsi. Avendo fatto poi ricorso l’abate di Casamari, quello scambio fu dichiarato nullo da Onorio III nel 1216; e più tardi, poiché i monaci pretendevano di sottrarla ad ogni autorità episcopale, Gregorio IX, confermando la sentenza del cardinale Ottone, cui era stata demandata la questione, con un suo documento rese sicuri e intangibili per il futuro i diritti episcopali. Passato poi del tempo, ritirandosi i Cisterciensi da tutta la contea, il convento passò al Castello, e i coloni che l’abitavano gli dettero il nome di Cappelle, la cui chiesa fuori le mura è retta da un parroco, proclamato Abate, libera da ogni diritto dei monaci”.

La spiegazione del Febonio, pur generica ed anch’essa Poco documentata, ha avuto fortuna, tanto che l’hanno fatta propria gli studiosi successivi, dal Corsignani all’Antinori, dall’Aloi al Di Pietro. E non vi è alcuna ragione di cercarne altre, a meno che non escano documenti tanto significativi (quanto improbabili) che ci facciano dire il contrario.

Testi a cura del prof. Angelo Melchiorre 

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Il nome

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