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Comune di San Vincenzo valle Roveto

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A partire soltanto dal secolo XI, il nome di Morrea figura in alcune carte geografiche che si trovano nell’Archivio di Stato di Napoli. Prima ancora, si presume che il paese corrispondesse alla località denominata Horrea, dove il Duca di Benevento, Gisulfo II, nel 702 (VIII secolo d.C.) si accampò dopo aver occupato Sora, Arpino e Arce. Etimologicamente, L’attuale nome di Morrea, si ritiene che derivi dalla fusione delle due voci ” Mons ” e ” Regis “, ossia ” Monte del Re “.

Le Origini

Altre testimonianze storiche di epoche più remote, anche in merito alle origini di Morrea, purtroppo si sono perdute a causa dei saccheggi, distruzioni e morti che si ebbero in relazione alle continue invasioni barbariche. Di conseguenza, si ritiene lecito legare la storia di Morrea a quella della vallata sulla quale si affaccia, la Valle Roveto, anticamente detta ” Vallis Orbeti ” o ” Vallis Urbeti “, di cui Morrea stesso e uno dei paesi più antichi dopo Civita d’Antino (la Città di Antinoo). II rinvenimento di una lapide rinvenuta nel territorio di Morrea, risalente all’epoca dell’impero romano, avvalora L’ipotesi che essa fu un avamposto di Civita d’Antino. Tale lapide e attualmente conservata nel Cimitero di S. Restituta (Morrea Inferiore).

Un passato glorioso

Sebbene pure della vallata siano state cancellate numerose testimonianze, quelle che sono rimaste, vincendo nei secoli ogni genere di avversità, offrono un esempio impareggiabile di un passato glorioso e ricco di avvenimenti assai rilevanti dal punto di vista sociale e culturale. Si pensi, infatti, al Popolo dei forti guerrieri Marsi, che abito per primo la vallata; fu un Popolo stimato e temuto dagli stessi Romani che preferirono averlo più come alleato che come nemico. Si pensi, ancora, alla ingegnosa galleria, di cui si possono scorgere alcuni resti nella vallata, L’Emissario Claudio, realizzata tra il 41 d.C. e il 52 d.C., allo scopo di scaricare le acque del lago dei Fucino nel fiume Liri. Prima che aprissero la galleria del Frejus, nel 1871, quella del Fucino rimase la più lunga galleria del mondo.

I Casali di Morrea

Fino a tre secoli fa, il territorio di Morrea era assai vasto in quanto vi facevano parte i cosiddetti Casali di Morrea e, precisamente, Castronovo (Castrum Morrei, ossia Castello di Morrea), S. Vincenzo e S. Giovanni. Gli abitanti di allora (all’epoca di Carlo V), a Morrea, erano in numero di novecento, ivi compresi quelli dei Casali.

Lo stemma del Paese

Sugli Atti Demaniali, presso la Sezione Amministrativa dell’Archivio di Stato di Napoli, e riportato lo stemma di Morrea. Ha la forma di un ellisse, con L’asse maggiore sulla verticale, racchiusa da una corona ellittica, all’interno della quale vi sono delle figure simboliche. Precisamente, al centro, si notano tre segni somiglianti a dei compassi con le punte rivolte verso l’alto, che si elevano a partire da un piano basale posto orizzontalmente. Ciascuno dei due compassi più piccoli laterali, e sormontato da un rombo, mentre quello centrale da una luna a forma di falce. In basso, al di sotto del piano, e incisa a caratteri cubitali la scritta ” MOR “. Cercando di dare significati attendibili a tali simboli, alcuni sostengono che i tre compassi rappresentino tre monti, i rombi le nuvole e la base il fondo valle oppure il fiume Liri su cui si affaccia la luna; infine, la scritta corrisponde alle prime tre lettere di ” Morrea “.

Testi tratti dal libro Morrea ieri oggi domani

Testi a cura di Giuseppe Sartinara

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Il nome

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