Il Male contro il Bene

Testi di Emilio Martorelli maggiori info autore
Nella Diocesi rifiorì la vita religiosa dietro l’esempio, la parola, la preghiera e la carità prodigiosa di Berardo. La gran massa della Popolazione aveva ritrovato Dio e la vera Chiesa; solo una categoria di persone fece resistenza ai suoi amorevoli inviti, ai suoi duri rimproveri ed ai suoi castighi: questi furono i ricchi i Baroni, i Conti ed i signorotti per i quali unica legge era la prepotenza, unica difesa le loro ricchezze, Questi combattevano talmente la Chiesa di Santa Sabina che odiavano ed insultavano tutti coloro che si permettevano di dare offerte a detta Chiesa. anzi pretendevano che San Berardo non avesse conferito benefici senza il loro beneplacito. ‘Ma in questo trovarono il Pastore inflessibile che seppe con forza estirpare perfino la parvenza della simonia e- quando fu necessario, seppe usare contro i prepotenti ostinati anche la pena della scomunica.

Tra gli scomunicati del Santo ricordiamo l’ostinato Conte di Albe li Febonio dice che detto Conte sì chiamava Crescenzo ed era della famiglia dei Berardi. Nonostante il vincolo di parentela, che ci potesse essere, il Santo non mancò di colpirlo di scomunica quando lo vide ostinato contro la chiesa e la legge di Dio. Quando lo fulmino con la scomunica, perché la sentenza avesse maggiore autorità ‘ Berardo si consultò cor i Vescovi Gerardo di Chieti. Grimaldi di Penne e Gualtiero di Valva.

Il Conte, ricevuta la notizia della scomunica, deridendo la pena della Chiesa, ordinò, in quella sera di venerdì, una lauta cena. Dio non lasciò impunito il suo derisore e mentre questi era a cena, gozzovigliando con gli amici, un nemico personale gli fu sopra con una spada e lo ferì a morte. Il Conte, ravvisata la mano punitrice di Dio, ordinò che, si chiamasse immediatamente il Vescovo perché gli desse qualsiasi altra pena e gli togliesse la scomunica. La festosa e baldanzosa cena si era mutata in un lutto generale; il Conte fu preso e steso sii di un letto ed ivi attese il Vescovo Berardo Questi, animato come era da amorevole e paterna cura per la salute delle anime. si reca subito dal Conte ed avute serie testimonianze circa il suo pentimento, lo assolve dalla scomunica, contento che la morte, del corpo gli ha procurato la salvezza dell’anima.

Non sempre questi ostinati peccatori si arrendevano dinanzi alla santità ed alle minacce di Berardo, anzi spesso reagivano, vendicandosi contro sacerdoti che collaboravano con il loro Vescovo li imprigionavano e poi ricattavano il Vescovo, chiedendo forti somme per la liberazione. Le stesse prepotenze usavano contro i poveri contadini -contro gli orfani e le vedove.
Quando poi sperimentarono ci-le San Berardo aveva talmente, affascinato le masse che ormai nessuno più gliele poteva strappare, la persecuzione fu rivolta contro Mi stesso né era limitata al solo insulto, ma attentavo. la sua stessa vita.

Una volta tentarono perfino di avvelenarlo e sarebbero riusciti nel loro intènto se Dio non avesse dato al suo servo fedele l’accortezza necessaria per sventare la loro scelleratezza. Nonostante questo. per ben otto volte ha dovuto evitare la morte con la fuga ed anche durante l’esilio i nemici hanno cercato di averlo nelle mani, Dio però non ha voluto il martirio del suo apostolo, ma lo ha sempre liberato affinché reggesse, guidasse e governasse il gregge a lui affidato. Ciò che incitava i prepotenti a perseguitare San
Berardo erano le lotte di Enrico V contro il Papa’. Il re Enrico aveva promesso di rinunciare alle investiture ed il Papa. credendolo, lo aveva accolto paternamente Roma per incoronarlo; se non che, entrato in San Pietro; non solo non volle confermare la rinuncia alle investiture ma fece arrestare il Papa e lo fece condurre, con altri Cardinali, prigioniero nel castello di Tribucco.

Nel 1117, dopo la prigionia del Papa, Enrico entrò nuovamente a Roma con le sue truppe e tanto furono le insolenze che il Pontefice dovette ritirarsi a Monteassino, di qui a Capua e poi a Benevento. e solo alla fine dell’anno rientrò a Roma. E’ evidente che la lotta dell’Imperatore contro il Papa era dí incoraggiamento ai signorotti della periferia nella lotta contro il loro Vescovo. Possiamo perciò affermare che la persecuzione dei potenti della Marsica contro San Berardo, oltre che un residuo degli scismi, che avevano sconvolto la Diocesi negli anni precedenti, era anche un riflesso della lotta che l’Imperatore faceva al Papa. Pur in mezzo alle lotte, alle persecuzioni ed alle sofferenze San Berardo seppe essere l’uomo ed il Vescovo forte di suoi tempo e constatò che il bene non può essere mai solo, però egli con il bene seppe vincere il male.

La benevolenza del Papa lo sorresse nelle dure fatiche del suo apostolato nella Marsica. Ogni qualvolta il Santo era costretto ad allontanarsi -dalla stia sede per evitare la morte, sempre veniva accolto con paterna comprensione dal Papa, vittima anch’egli della prepotenza dell’Imperatore, ed a lui conferiva incarichi di fiducia, sia per incoraggiarlo e per manifestargli la sua grande stima, sia perché i giorni della vita di un tanto Santo non restassero infruttuosi. Più volte esule abitò nel Laterano con il Papa, una volta questi gli affidò anche le popolazioni di Alatri e di Veroli, anzi la stima del Papa per San Berardo giunse a tal punto che lo mandò in Sardegna come Legato Pontificio.

Grande conforto e sostegno -alla sua vita travagliata di Vescovo Berardo trovava in modo particolare nell’aiuto di Dio e questo si manifestava attraverso la voce del popolo che ha sempre richiamato il suo Vescovo dall’esilio e sempre lo ha ricevuto con dimostrazioni di onore e di affetto, degne di un popolo forte nel bene ritrovato, come era stato forte nel male.