Presentazione del libro “Il giudice e Mussolini” di Raffaele Vescera: così cambiò la storia al Centro Studi Silone

Pescina –  Domenica 18 agosto dalle ore 19:00 nel Centro Studi Ignazio Silone sarà presentato il libro “Il giudice e Mussolini” , romanzo di Raffaele Vescera sul giudice che istituì il processo Matteotti.
L’autore sarà intervistato dal dr. Francesco Zazzara.
La presentazione sarà preceduta dalla proiezione del film “Il delitto Matteotti” alle ore 17:00


SINOSSI

Il magistrato Mauro Del Giudice, giudice di Cassazione e presidente della Corte d’accusa, umanista, meridionalista, studioso di sociologia, storia, filosofia, prossimo alla pensione, di carattere timido e riservato nella vita privata, celibe, vive con l’anziana domestica Vincenza, a Roma, dove conduce in modo inflessibile l’inchiesta sul delitto Matteotti. Circondato da colleghi asserviti al regime, tra i quali il suo capo e migliore amico Donato Faggella, resiste a minacce di morte e lusinghe di laute ricompense, tra cui la nomina a senatore, raccoglie prove inoppugnabili e incrimina gli esecutori materiali del rapimento e omicidio del deputato socialista, appartenenti alla segreta Ceka fascista, e i mandanti, membri del quadrunvirato e stretti collaboratori di Mussolini, che chiamano in causa lo stesso duce quale mandante supremo. 

Dalle confessioni degli imputati e le rivelazioni di una giornalista inglese, forse legata ai servizi britannici, scopre che le ragioni della soppressione di Giacomo Matteotti, oltre che nella sua puntuale denuncia dei metodi autoritari e violenti del nascente regime fascista, sono da ricercare nella colossale tangente versata dalla compagnia petrolifera americana Sinclair a Mussolini, per mano del fratello Arnaldo, e allo stesso re Vittorio Emanuele III, allo scopo di ottenere l’esclusiva su ricerca e distribuzione del petrolio in Italia.

Sottratto il processo allo scomodo magistrato per essere affidato al procuratore Del Vasto, cognato del gerarca Farinacci, il ministro Rocco trasferisce Mauro Del Giudice in Sicilia, dove apprende della farsesca conclusione del processo di Chieti che scagiona tutti gli imputati del delitto, blandamente accusati da Del Vasto e difesi da Farinacci. Processo dove Matteotti, da vittima, diventa imputato. 

Ultraottantenne, Del Giudice vive da perseguitato politico gli ultimi anni della sua vita nel nativo Gargano, a Vieste, dove  scrive le memorie e conduce attività clandestina antifascista. Gravato da un doppio senso di fallimento, per l’incolpevole rimpianto del processo perduto, e quello, colpevole, per il matrimonio mancato con la baronessa napoletana Carmela Fraccacreta, cui, seppur corrisposto, per timidezza e per timore di rifiuto, non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi, bella baronessa per la quale vive un amore immaginario lungo mezzo secolo. Lascia i suoi miseri beni, cinque mesi di pensione e l’anello di fidanzamento donatogli dalla madre, quale incoraggiamento al matrimonio ma mai proposto a nessuna donna, a Francesca, figlia della domestica Vincenza, da lui dichiarata figlia d’adozione ma da altri ritenuta sua figlia naturale.