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Il dialetto tra declino nazionale e resistenza locale: l’identità linguistica di Opi

Il dialetto tra declino nazionale e resistenza locale: l'identità linguistica di Opi

Opi – I dati ISTAT confermano che l’uso del dialetto in ambito familiare è passato dal 32% del 1988 al 10% del 2024. Le regioni italiane che hanno meglio conservato l’uso del vernacolo in famiglia sono Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Sicilia, Campania, Calabria e Marche.

Tra le città dove il dialetto resiste non solo in famiglia, ma anche come strumento di comunicazione esterna, troviamo Trieste, Bolzano, Napoli e Venezia.

Sempre secondo l’ISTAT, regioni come la Toscana e la Liguria lo hanno quasi del tutto abbandonato: a parlarlo sono rimasti solo gli anziani. Tuttavia, la diffusione varia da regione a regione, per non dire da paese a paese o addirittura da famiglia a famiglia.

I giovani, quando lo utilizzano, lo fanno spesso mescolandolo all’italiano o ad altre lingue, tra cui l’inglese, il francese e lo spagnolo.

In questo contesto, è doveroso segnalare un importante riconoscimento: alla tredicesima edizione del premio “Tullio De Mauro” – Giornata del dialetto e delle lingue locali – Mario Saltarelli, originario di Pescasseroli ma residente da tempo in California (USA), si è classificato secondo con l’opera Dizionario-Riflessioni per la storia linguistica di Pescasseroli.

Anche il nostro compaesano Davide Boccia è stato inserito tra i finalisti nella sezione dedicata ai saggi. La Giornata del dialetto e delle lingue locali è stata istituita nel 2003 dall’UNPLI Nazionale e si celebra ogni anno il 17 gennaio.

Questa mia ricerca non ha la pretesa di analizzare tutti i dialetti italiani in via di sparizione – compito di cui non sarei capace – ma vuole soffermarsi sul dialetto di Opi e sugli autori che si sono dedicati a questo difficile compito di salvaguardia. Tra coloro che si sono interessati alla scrittura in dialetto opiano (o vernacolo) troviamo:

  • Arturo Ursitti con Paese Me’ e ’Ne Cante de Cardille;
  • Nicola Vincenzo Cimini con il Vocabolario Etimologico Fonetico Essenziale del Dialetto di Opi e La Lingua dei Padri;
  • Davide Boccia con Toponomastica del Comune di Opi, Toponomastica dell’Alta Val di Sangro e Glossario Opiano;
  • Remo Cimini con Racconti e Poesie;
  • Valerio Babbo e Giorgio Cimini (del 1947) con Certe Storie;
  • Anna Boccia con Acta Vetera, Detti e Ridetti di Opi, Vocabolario Etimologico e Dizionario Fonetico;
  • Andrea Luise con Omaggio a Opi (con traduzione di Andrea Di Marino);
  • Andrea Di Marino con Vocabolario della lingua Opiana.

Se qualcuno dovesse essermi sfuggito, spero mi perdonerà. Esistono inoltre molti altri scrittori e scrittrici, di Opi o di altri centri, che hanno raccontato il nostro paese, ma scegliendo come lingua l’italiano.

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