Il congresso di westfalia

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Giulio Mazzarino, anche nella versatilità dei suoi interessi culturali e artistici, rimaneva prevalentemente un uomo di governo e un abile diplomatico. Negli anni che vanno dal 1644 al 1649 in tutta l’Europa occidentale si verificarono avvenimenti che ne cambiarono per un secolo e mezzo la configurazione politica e territoriale. Sotto la spinta del programma mazzariniano, di fare della Francia lo Stato arbitro della politica europea, si determinò un movimento in tutti i governi verso un accordo generale, che sistemasse le complesse questioni aperte.

Dal 1643 era stato deciso di tenere un congresso per arrivare all’accordo da tutti invocato. L’assise’ passata alla storia con il nome di « Congresso di Westfalia », fu divisa in due sessioni contemporanee: a Osnabruck si riunirono le potenze protestanti e a Munster le potenze cattoliche. Le questioni sul tavolo erano molte. « Alcuni problemi da affrontare erano di portata generale; altri interessavano principi singoli. Per l’impero, lo statuto religioso, l’attribuzione definitiva delle proprietà ecclesiastiche, i diritti da riconoscersi ai vari membri, la sorte del Palatinato e la conferma del diritto elettorale alla Baviera. Per la Spagna era in gioco la conservazione o il dissolvimento stesso della vecchia monarciha, poiché si trattava di riconoscere come stati a sé le Provincie Unite e il Portogallo, da decidere la sorte della Catalogna, da ricondurre alla stabilità i domini italiani, da ottenere dalla Francia la restituzione delle terre occupate nella Fiandra, nei Pirenei, sul Reno. Per la Svezia c’era la questione della Pomerania; per la Francia quella dell’Alsazia » (R. Quazza).

Il fatto che il congresso si teneva in due città diverse con due sessioni distinte, gli interessi contrastanti, l’azione di molti governi all’esterno tutt’altro che coerente con la condotta che tenevano nelle trattative, rallentarono di molto lo svolgimento dei lavori, i quali subirono interruzioni e periodi di stasi più o meno lunghi, tanto che si arrivò alla conclusione solo sul finire del 1648.
Giulio Mazzarino in tutti gli anni della durata del congresso adottò un comportamento chiaro e deciso. Nel suo piano politico la Spagna doveva essere isolata e ridotta l’influenza che essa aveva in Europa; la Francia doveva consolidare i suoi confini territoriali e aumentare la sua influenza politica, la monarchia francese raggiungere un prestigio e una consistenza tale da rimanere arbitra di ogni decisione. E il Primo Ministro riuscì in pieno a raggiungere questi obiettivi. La sua azione fu condotta con abilità sul piano diplomatico e su quello militare.

Sul piano diplomatico Mazzarino favorì il matrimonio del re di Polonia, Ladíslao VII, con la principessa francese Maria Luisa Gonzaga, « per assicurate a noi sempre più il suo affetto e l’impegno che egli non faccia niente a favore dei nostri nemici e in pregiudizio dei nostri alleati ». Il matrimonio fu celebrato il 5 novembre 1645 nella cappella del palazzo reale. La nuova regina, dopo la cerimonia, si recò a trovare Mazzarino e gli disse davanti a tutti « che essa veniva a mostrargli la corona ch’egli l’aveva aiutata a mettersi sulla testa ».
Un altro successo diplomatico di Mazzarino fu la pacificazione tra la Svezia e la Danimarca, che portò ad un trattato di alleanza fra Luigi xiv e Cristiano iv. La Svezia era entrata in guerra con la Danimarca nel 1644, dopo essersi alleata con l’elettore del Brandeburgo e con l’imperatore, lasciando alla Francia tutto il peso della campagna militare in Germania. Mazzarino inviò un suo abile collaboratore, La Thuillerie, nei paesi del Nord.

Questi riuscì a pacificare i due paesi belligeranti, portandoli a un trattato di pace, firmato il 3 agosto 1645 a Brónsebró. Lo stesso ambasciatore, su istruzioni di Mazzaríno, arrivò a concludere il trattato di alleanza con la Danimarca, col quale si assicurava alla Francia la libera navigazione per i suoi commerci. Tutti questi movimenti diplomatici avevano, tra l’altro, lo scopo di isolare l’imperatore austriaco, la cui Casa regnante, gli Asburgo, apparteneva alla stessa dinastia del re di Spagna. Mazzarino tentò anche di indebolire la Casa degli Asburgo d’Austria all’interno. Egli si adoperò ripetutamente per staccare l’elettore di Baviera, principale sostenitore dell’imperatore, dalla politica imperiale. Dopo ripetuti tentativi díplomatíci e militari, si giunse ad una tregua di pace tra il re di Francia, la regina di Svezia, il langravio di Hesse, il duca di Baviera e l’arcivescovo-elettore di Colonia: tutti costoro si impegnarono a cessare ogni attività militare il 14 marzo 1647, fino alla conclusione delle trattative di Westfalia.

L’azione diplomatica di Mazzarino fin qui descritta si sviluppava all’esterno del Congresso di Westfalia. Egli era attivissimo anche nelle trattative in seno al Congresso. Fra le altre cose riuscì ad evitare che il papa Alessandro vii inviasse a Munster come mediatore il cardinal Rossetti, ostile alla Francia, e ad ottenere che al posto di questi fosse nominato Fabio Chigi.
Un’altra abile mossa diplomatica di Mazzarino fu una lettera inviata « ai principi e alle città della Germania » da Luigi XIV, perché mandassero loro rappresentanti al Congresso, a difendere i diritti e le libertà germaniche. In una lettera di Franiçois Ogier si dice: « L’imperatore se ne offese come per un grido di libertà che tende ad affrancare dalla servitù ».

Ma l’invito del re di Francia ottenne il suo effetto. Molti principi e città ringraziarono Luigi xiv e inviarono i loro rappresentanti al Congresso. Così Mazzarino riusciva a staccarli dalla Casa d’Austria, indebolendo la forza contrattuale di questa nelle trattative.