Il collegio delle quattro nazioni

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Un’ultima disposizione testamentaria di Gíulío Mazzarino ci illumina sulla mentalità di un uomo eccezionale e dagli interessi più vasti.
Ci sembra che nello scrivere queste note biografiche siamo riusciti ad evitare qualsiasi retorica laudativa o denigratoria, sforzandoci di mettere in evidenza capacità, genialità, limiti e debolezze di un uomo profondamente impregnato della mentalità del suo tempo, ma certamente aperto anche a nuove spinte di evoluzione che la società andava maturando.

Una prova evidente di questa apertura mentale di Mazzarino, a nostro avviso, si ha nella fondazione del « Collegio delle Quattro Nazioni ». Il geniale uomo di Stato aveva sostenuto che l’autorità doveva essere centrale e il re doveva rappresentarne la forza, la legittimità, la continuità, ma aveva anche intuito che per ben governare era necessario disporre di uomini capaci e preparati, scelti dagli ambienti e dai paesi che componevano il regno. Questa esigenza portò il morente Primo Ministro a legare una notevole parte del suo patrimonio alla creazione di un collegio, dove dovevano essere educati sessanta giovani provenienti dall’Alsazia, dal Pinerolo, dall’Artois, dalla Fiandra, dall’Hainaut, dal Roussillon e dalla Cerdagne.

La direzione del collegio era affidata a dodici dottori della Sorbona, controllati da quattro ispettori, un direttore generale, otto collaboratori e otto reggenti; questi ultimi dovevano avere una classe ciascuno ‘ sei per le materie umanistiche, due per la filosofia. La biblioteca di Mazzarino veniva legata per testamento al collegio. Il servizio religioso doveva essere espletato dai Teatini e, venuti a mancare questi, dal clero secolare. Per il mantenimento dell’istituzione Mazzarino donava l’abazia di Saint-Michel-en-Mern; per la costruzione dell’edificio lasciava due milioni di lire in contanti. Infine egli espresse il desíderio di essere inumato nella cappella del collegio.

Il Collegio delle Quattro Nazioni fu aperto nell’ottobre del 1668.
Come non vedere in questa istituzione un’anticipazione, anche se appena abbozzata, di ciò che l’Europa capirà espressamente e cercherà di realizzare tre secoli più tardi, con la creazione di istituti culturali a livello europeo nell’ambito dell’Europa Unita?