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Comune di Celano

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A forma rettangolare, il chiostro era dotato nel passato di volte, sostituite da grosse e ingombranti travi in cemento armato nella ricostruzione dopo il terrificante terremoto del 1915 che danneggiò gravemente l’edificio monastico. Solidi pilastri in pietra, ornati sobriamente con riccioli e foglie, sostengono i locali del piano superiore e il bel loggiato ad archi romanici. Una modesta fontana ed altrettanto modesta statua di S. Francesco (1963) ornano il giardino interno.

Da rilevare, invece, il ciclo pittorico (fine sec. XVII – inizi sec. XVIII), inserito in lunette. Se il suo valore artistico appare modesto, ad es. la evidente convenzionalità dei volti, esso ha valore di carattere storico.

La glorificazione del Francescanesimo simboleggiata e riassunta in gruppi di Francescani illustri. La seconda lunetta, sopra l’ingresso verso la sacrestia e la chiesa, raffigura S. Francesco con i suoi primi dodici compagni. Di particolare interesse per la storia del Francescanesimo in Abruzzo, la settima lunetta che può essere letta come glorificazione appunto del Quattrocento francescano d’Abruzzo: al centro campeggia Giovanni da Capestrano, indicato con “san”, il che porta a datarla a dopo il 1690, anno della canonizzazione del santo, – con alla destra i beati Bernardino da Fossa e Masio da Cascina, e a sinistra i beati Vincenzo dell’Aquila e Timoteo da Monticchio.

A S. Gíovanni da Capestrano era dedicato un altare nella chiesa e se ne venerava il ricordo nella SMI festa (RM 1, 594).
Anche per il B. Vincenzo vi è una memoria che lo lega a Celano: in questa città, infatti, il 4 o 5 giugno 1482, incontrò Alfonso, duca di Calabria, che lo aveva invitato per avere consigli di carattere politico, che poi, purtroppo per lui, non seguì, pur venerandolo come uomo di Dio e dotato di spirito profetico (Marincíngc1i 1987 5. 17).
Altrettanto interessante è la nona lunetta, dov’è raffigurata la gloria della Vergine Immacolata, con a destra i santi Antonio da Padova e Diego d’Alcalà. Di quest’ultimo viene ricordata la canonizzazione, nel 1588, da parte di Sisto V, un francescano, appartenente alla famiglia Peretti che con i congiunti Savelli tennero la Contea di Celano dal 1591 al 1713.

Anche al santo di Alcala, attesta il Corsignani, era dedicato un altare nella chiesa, con la scritta “Joannes Baptísta Miozzius B. Didaco… ” (RM 1, 595).
A sinistra della Vergine sono raffigurati S. Bernardino da Siena e il beato Filippo dell’Aquila.
Sorprende vedere associato ai tre grandi santi francescani l’aquilano Filippo, che in nessuna storia è ricordato particolarmente devoto dell’immacolato concepimento di Maria, come invece, lo fu il beato Lorenzo da Villamagna, di poco a lui posteriore, a mente di alcuni sermoni, che ci sono pervenuti manoscritti ed inediti.

Da notare nella ottava lunetta la presenza di lacopone da Todi, e per curiosità, nella dodicesima, un personaggio (Petrus Rex Castellae) con gli occhiali.
Il ciclo degli affreschi del chiostro si chiude con la scena delle Stimmate di S. Francesco e con la Madonna della Misericordia, che richiama quella ben più fine della terza cappella della chiesa.
Secondo il Necrologio Francescano (4 dicembre 1288 circa) e il Corsignani (RM 11, 246) nel convento di S. Maria Valleverde vi era raffigurato il beato Leggerone (o Ruggerone) da Celano (in una lunetta scomparsa?).

Altri affreschi, lacunosi, si trovano in un vano attiguo al chiostro con scene riferibili alla vita di S. Carlo Borronico canonizzato nel 1610, e il cui culto divenne popolare e diffuso, legato alla peste.
Il refettorio è costituito da un’aula illuminata dagli affreschi della parete di fondo.
Di mano di artista forse locale (fine sec. XVI? inizio sec. XVII?), che nella scena centrale ha raffigurato l’Orazione nell’orto degli ulivi ispirandosi al paesaggio di Celano, dipingendone a destra la città con il castello, ottenendo che la scena dell’Orazione risulti collocata nel luogo dove sorge il convento. Le altre due scene raffigurano l’Ultima cena con monumentali colonne tortili e il Bacio di Giuda che richiama l’analoga scena della cripta.

Sulla parete corrispondente è posto un lavabo, gemello di quello della sacrestia. I tavoli, in noce, sono del XVI sec. Nella parte sottostante del convento per tutto il lato sud-est, vi sono ambienti con volte a mattoni, goticheggianti, o a botte, ancora ben conservate.

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Il Chiostro

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