Il capitano Mazzarino

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Uno dei punti di frizione più pericolosi e facili ad esplodere tra Francia e Spagna, con il conseguente coinvolgimento di tutti gli Stati italiani, negli anni venti del Seicento, era la Valtellina. Questa zona era per la Spagna un passaggio obbligato per rifornire i Paesi Bassi di merci e di armi sbarcate a Genova, poiché il Nord-Atlantico era insidiato dagli inglesi. Perciò la Spagna faceva del tutto per mantenervi i suoi presidi, ma la Francia ed i Savoia ritenevano troppo avanzata e pregiudizievole la posizione spagnola, tanto più che anche a loro faceva comodo quel passaggio.

La situazione era resa ancora più incandescente dal fatto che gli abitanti della Valtellina erano cattolici, mentre i frigioni, da cui dipendevano, erano protestanti: ciò determinava uno stato di continua tensione e di frequenti violenze all’interno, e forniva il pretesto al governatore spagnolo di Milano, il duca di Feria, di intervenire in difesa dei cattolici, ma in realtà per assicurare nella Valtellina il dominio spagnolo. Nel 1623 le cose precipitarono. Stava per scoppiare un generale conflitto nella Valtellina, che però tutti temevano, perché nessuno poteva prevedere come sarebbe andato a finire. Fu raggiunto, alla fine ‘ un accordo: la Spagna avrebbe evacuato i presidi della zona e gli altri avrebbero rinunciato alle loro pretese. Per garantire il rispetto dei patti le fortezze valtellinesi sarebbero state consegnate al papa Gregorio xv. Questi dovette. allestire un esercito per far fronte all’impegno affidatogli dagli accordi internazionali.

Fu a questo punto che a Giulio Mazzarino si offrì la possibilità di uscire dall’ambiente goliardico e godereccio di Roma e lanciarsi per il mondo in cerca di fortuna. Il Papa affidò l’incarico di reclutare l’esercito da inviare in Valtellina al principe di Palestrina, che era uno della famiglia dei Colonna. Mazzarino si arruolò ed ebbe il grado di capitano con il comando di una compagnia.
Gli acquartieramenti dell’esercito pontificio si trovavano a Loreto e a Bologna. A Loreto il giovane capitano contribuì in modo lodevole all’organizzazione dell’esercito.

Mentre stava nella città del celebre santuario mariano, Mazzarino dovette chiedere una licenza per recarsi a Roma a difendere il padre, accusato falsamente di omicidio. Nel frattempo l’esercito papale, all’inizio del 1626 si era spostato a Monza, sotto il comando di Torquanto Conti. Questi doveva trattare col governatore di Milano il passaggio dell’esercito pontificio sul territorio del ducato e le modalità per la consegna delle fortezze valtellinesi. Accompagnava il Conti, per dirigere le trattative, Gian Francesco Sacchetti, commissario apostolico, al quale era stato associato come sottocommissario Giulio Mazzarino.

Il capitano Mazzarino era riuscito ad avere l’incarico tramite le sue conoscenze e le sue relazioni con la nobiltà romana; avevano contribuito alla nomina le lettere del principe di Palestrina al cardinal Barberini, nelle quali si lodava espressamente e in modo lusinghiero il comportamento di Mazzarino.
Nella nuova incombenza Mazzarino mise in evidenza tutte le sue qualità e riuscì a conquistarsi la fiducia e la stima del Conti, il quale lo utilizzò per condurre le trattative con tutti gli Stati interessati alla questione della Valtellina.

Il 5 marzo 1626 ci fu un accomodamento con il « Trattato di Cherasco », tra la Spagna e la Francia. Mazzarino al seguito del Sacchetti tornò a Roma.
Il papa Urbano VIII, succeduto a Gregorio, nominò poi il Sacchetti legato pontificio a Ferrara e questi volle con sé Mazzarino, a cui affidò tutto il disbrigo degli affari díplomatici.