Comune di Collelongo

L’area della necropoli
( Testi di Maurizio Paoletti )

La necropoli si sviluppa sugli opposti versanti della valletta del Cantone, lungo ii percorso naturale che collega Amplero con la conca del Fucino: qui nei pressi di Ortucchio, in località Arciprete, e posta un’altra necropoli di età tardo-repubblicana. Tra ii 1968 – epoca dei primi recuperi – e il 1975, le ricerche hanno messo in luce 30 tombe. Altrettante sono state distrutte dalL’azione dei tombarole. Le sepolture sono inserite alla base deI declivio su due file continue, e almeno in alcuni casi, sono collegate tra loro da un muretto. La necropoli e connessa all’ultima fase dell’insediamento di S. Castro, o piuttosto agli edifici costruiti sul pendio orientale della valletta, a breve distanza dal nucleo principale del vicus. Essa fu in uso almeno tra il I sec. a.C. circa (età tardo-repubblicana) ed i primi decenni del I sec. d.C.

La tipologia delle tombe
( Testi di Maurizio Paoletti )

Nella valletta si succedono tombe destinate ad un solo defunto ed altre utilizzate per un maggior numero di deposizioni, quali tombe di famiglia. La tipologia delle sepolture non e uniforme. Le caratteristiche di costruzione di per se non hanno un sicuro significato cronologico: indicano piuttosto la disponibilità economica del defunto e dei suoi eredi, oppure dipendono dalla pratica delle maestranze operanti nella necropoli, e talvolta. dalla necessita di sfruttare il banco di roccia affiorante. E significativa pero la distinzione tra tombe a ca sa oppure a loculo ricoperte da lastroni di pietra, e tombe con volta in opera cementizia e ingresso anteriore, chiuso da un muretto a cui può essere addossata la stele-porta. La necropoli e costituita soprattutto da tombe singole, che hanno un carattere sempre assai modesto. Soltanto 5 sono le tombe a camera, usate per più sepolture: esse presentano maggiori dimensioni e un aspetto vagamente monumentale, simile per cosi dire alle ”cappelle di famiglia” dei nostri giorni. II loro ingresso e talora laterale, per evitare che ad ogni riapertura L’abbattimento del muro danneggiate il prospetto decorato della tomba. Un esempio eccezionale e la Tomba 14, L’unica preceduta da un corridoio scavato nella roccia e con una canaletta per versare all’interno della tomba offerte di vino e latte (prafusiones) in occasione dei riti del giorno dei defunti (Parentalia). L’interno era dipinto, ma la decorazione e perduta. Nel pavimento sono ricavati tre pozzetti, disposti a scacchiera, che contenevano verosimilmente le cassette lignee con i resti delle più antiche deposizioni. L’uso prolungato per più generazioni (I sec. a.C. – primi decenni I sec. d.C.) e dimostrato dagli oggetti del corredo, mentre la presenza del letto in osso indica la notevole disponibilità economica familiare, superiore allo standard della necropoli.

Dati antropologici
( Testi di Federica Severini )

Nella necropoli sono state fino ad oggi rinvenute 30 tombe, di cui 23 monosome, 2 bisome e 5 plurime. Complessivamente sorio stati rinvenuti 47 individui, di cui 23 di esso maschile, 22 di sesso femminile e due bambini. Sebbene studiati alcuni anni fa, questi resti sono stati ultimamente rianalizzati con metodiche nuove che hanno permesso di correggere alcune determinazioni di sesso e di rilevare aspetti importanti relativi all’apparato stomatognatico, alla nutrizione ed alla patologia. Gli individui esaminati presentano segni patoiogici diffusi ed anche rilevanti – fra di essi fenomeni di artrosi soprattutto a livello delle vertebre ed un caso di tubercolosi – da considerare indizi di una alimentazione insufficiente e di carenze igieniche che dovevano influire in modo negativo sugli individui fisicamente più deboli. Per quanto concerne L’apparato stomatognatico si osservano la presenza di carie, un’usura rilevante, numerosi granulomi, ascessi e parodontosi. Tali patologie dentarie, sulle quali ha influito probabilmente la scarsità di fluoro contenuto nelle acque che servivano alle necessità quotidiane, sono strettamente connesse al tipo di economia della popolazione in questione: e stato infatti determinato, con il metodo della spettroscopia ad assorbimento atomico, che la dieta della popolazione era di tipo prevalentemente agricolo con un apporto di alimenti di origine animale. Gli animali, bovini e capro-ovini, erano infatti un bene prezioso per la produzione del latte e dei latticini, per il lavoro nei campi e per la produzione di lana. Era presente anche il maiale, i cui resti sono stati rinvenuti in abbondanza solo all’interno delle tombe del Cantone: essi scarseggiano infatti nell’area dell’abitato. La grande quantità dei resti di questo animale, che in epoca antica aveva un periodo di vita più lungo rispetto a quello del maiale attuale, e dovuta alla sua utilizzazione frequente solo per scopi religiosi: L’animale veniva offerto come pasto funebre al defunto. Se ne hanno testimonianze anche dalle fonti scritte che attestano L’uso alimentare dei maiale nei sacrifici. Alcuni autori antichi riferiscono che in coincidenza con i raccolti, veniva sacrificata una scrofa detta porca praecidanea (CATO., agr., 134; FEST., p. 219 M.), e che in occasione di un banchetto funebre particolare, il silicernium, si immolava a Cerere – divinità infernale – una parca detta praesentanea. (FEST., pp. 296-298 M.).

Il rito funerario
( Testi di Maurizio Paoletti )

Non e difficile immaginare come si presentasse la necropoli, agli inizi del I sec. d.C., a chi, uscendo dal vicino abitato, percorreva la strada verso il Fucino. Allineate sugli opposti versanti della valletta, in duplice fila, si succedevano lapidi coi nomi dei defunti, alternate a tombe a camera. Lo scavo ha permesso il recupero di alcune di queste lapidi (stele-porta) che erano incassate i þ un lungo muretto di recinzione in opera incerta. Sono conservati i nomi di alcuni defunti: ad esempio, quello di Instacia figlia di Numerio (una donna morta in eta adulta, sepolta nella Tomba 28), o quello di Caio I/ibiedio figlio di Stazio (Tomba 18). Le steli raffigurano una porta a due battenti, talora con le maniglie, sormontata da un timpano triangolare liscio o più raramente decorato da un crescente lunare. II motivo della porta allude al passaggio del defunto nell’oltretomba. Non è nota al momento la decorazione della facciata delle tombe a camera, a carattere familiare, tuttavia e possibile che anche qui tosse presente una porta inserita in un più elaborato prospetto architettonico: infatti in una tomba di questo tipo nella necropoli tardo-repubblicana di Arciprete si sono rinvenuti pilastrini decorati ai lati dell’ingresso. Stele-porta sono frequenti nelle necropoli romane di Villavallelonga, Trasacco, Ortucchia, Casali O’Aschi ecc.. Solo due tombe del Cantone, la Tomba 28 e la Tomba 24, conservavano al momento della scoperta le pitture: si tratta di sommarie decorazioni architettoniche monocrome in rosso. Un esempio analogo, ma più ricco, e noto a Trasacco. II defunto era sepolto con i suoi vestiti: restano infatti, nelle tombe femminili, le fibuiae di ferro (identiche alle attuali spille da balia) che fermavano la veste sulla spalle, e le borchiette di bronzo argentato dei calzari. Sul corpo erano coliocate bottigline di profumo (balsamari di terracotta o di vetro). Una scatolina per il trucco, di cui si e rinvenuto solo lo specchietto di bronzo, era aggiunta talora nelle sepolture femminili. Due tombe maschili hanno invece uno strigile di ferro, oggetto legato alt’attività agonistica maschile. II rito funerario prevedeva infine la deposizione, in una nicchia laterale oppure a fianco del defunto, di vasi con cibi e bevande (ollae contenenti pesce salato), oltre a Pezzi di carne un galletto, un quarto di maiale e uno di agnello).

Il letto in osso della tomba
( Testi di Cesare Letta )

Tra gli oggetti recuperati nella Tomba 14, la più ricca della necropoli del Cantone, spicca il rivestimento in osso di un letto funerario, costituito da oltre 700 elementi, lavorati al tornio o scolpiti. Le dimensioni della banchina di fondo della tomba permettono di ricostruire le misure del letto, su cui doveva essere adagiato il capofamiglia: circa cm 178 x 50; una larghezza cosi ridotta indica che non si trattava di un mobile usato anche nella vita di ogni giorno, ma di un catafalco costruito appositamente per la sepoltura.

I letti antichi
Il letto di Amplero si inserisce in una produzione artigianale tipica dell’Italia centrale (soprattutto Marche, Umbria e Abruzzo), documentata dal II sec. a.C. fino ai primi decenni del I sec. d.C., come imitazione dei letti di lusso ellenistici di materiali più pregiati: in avorio, come gli esemplari di Aielli ora al Museo Nazionale Romano di Roma, ovvero in bronzo, come il celebre letto di Amiternum (S. Vittorino, presso L’Aquila).
I letti ellenistici sono caratterizzati essenzialmente dalle gambe tornite e dalla decorazione laterale dei fulcra (poggiatesta e poggiapiedi); ciascun fulcrum ha un profilo a S, che ricorda quello delle sponde dei moderni sofà, e comprende tre elementi: in basso, un medaglione con una testa o un busto; al centro, un campo liscio con cornice sagomata; in alto, una testa di animale: mulo o cavallo, anatra, cigno o altro uccello acquatico, pantera, leone o lince. E possibile riconoscere nei letti in osso due serie nettamente distinte: quella che imita modelli in avorio realizza le figure dei fulcra su semplici lastrine a basso rilievo, evitando la resa di scorcio; quella che imita modelli in bronzo ricorre a lamelle ed anche ad ossi tubolari, con montaggi più elaborati, per ottenere una resa ad alto rilievo e quindi visioni di scorcio. Anche per i cilindri figurati inseriti tra le torniture delle gambe le due serie sono diverse: nei 1etti da modelli in avorio compaiono cilindri più alti e slanciati, il cui nucleo fondamentale e costituito da un unico osso tubolare; in quelli da modelli bronzei ricorrono cilindri più larghi e massicci, costruiti con una serie di lastrine spesse accostate come le doghe di una botte. L’esemplare di Amplero appartiene appunto alla serie che imita modelli in bronzo, e presenta quindi cilindri figurati di questo tipo e fulcra ad alto rilievo come il bellissimo letto esposto al Metropolitan Museum di New York, proveniente forse da Roma.

La ricostruzione del letto di Amplero
La ricostruzione del letto di Amplero e in parte congetturale. Per le gambe, ci si e potuti basare esclusivamente sui diametri dei vari anelli o tronchi di cono ottenuti riunendo le lamelle dello stesso tipo: L’unica successione che consenta di accostare L’uno all’altro i vari anelli facendo in modo che combacino esattamente e quella proposta. La sola eccezione e costituita dall’elemento a campana che resta aperto al di sopra del puntale inferiore, ma si tratta di un elemento attestato con sicurezza, in questa posizione, nelle gambe dei letti di bronzo. Per i fulcra, purtroppo molto lacunosi, e stato decisivo il confronto con altri esemplari meglio conservati. In particolare la testa di lince ritorna identica in un letto da Penne al Museo di Chieti , e soprattutto in un letto di Ancona, in cui e integro il particolare determinante delle lunghissime orecchie. La figura femminile alata con corona di fiori sul petto che occupava i medaglioni trova confronti ad Ancona, a Penne, Norcia e in molti altri esemplari. II telaio era decorato sui lati lunghi da una fascia liscia leggermente bombata, costituita da ossi tubolari e terminanti alle due estremità in due teste di grifo col becco semiaperto.

La simbologia funeraria
Ma L’elemento più caratteristico del letto di Amplero e il cilindro figurato ripetuto quattro volte nelle gambe: esso non trova finora confronti entro la serie dei letti ne altrove . Rappresenta una sola testa barbata, con capelli fluenti sul retro, una ben la 2 da e una corona di capsule di papavero sulla fronte . Su ciascun lato del viso, in corrispondenza dell’orecchio, e un piccolo Amorino alato, nudo, in atto di stringere il collo di un uccello, probabilmente un’oca. Al di sopra degli Amorini, e a contatto, su entrambi i lati, con la corona, sono le teste di due serpenti, che si drizzano simmetricamente a partire dal retro del cilindro. Questa eccezionale concentrazione di simboli rinvia decisamente alla sfera funeraria. La figura barbata e probabilmente una divinità dell’oltretomba, forse Hades o Dionysos-Hades. Certamente alla morte alludono la corona di capsule di papavero (simbolo del sonno eterno) e i serpenti,.considerati abitatori de!le tombe e incarnazioni del genio degli antenati. Perfino L’Amorino che strozza L’oca sembra un motivo utilizzato in ambito funerario. A questi simboli si collegavano anche i grifi del telaio e le rappresentazioni dei fulcra, che in quasi tutti i letti noti sono connesse col mondo dionisiaco, cioè col culto del dio DionysosBacco. Tipicamente bacchici sono il mulo, la pantera e la lince, che infatti appaiono spesso coronati di edera o di pampini, sacri a Bacco.

Il restauro
La ricostruzione grafica proposta quando il letto fu pubblicato e stata corretta in diversi punti quando il letto e stato restaurato e rimontato integralmente, con straordinaria perizia, nel Centro di Restauro della Soprintendenza Archeologica di Firenze. In particolare, per quanto riguarda le gambe, una più accurata misurazione dei diametri e L’esame microscopico delle striature dovute al tornio o a graffi accidentali, hanno consentito di correggere la collocazione di alcuni elementi e di accertare per ciascuno di essi tutti gli attacchi delle singole lamelle tra di loro. Ne è risultata una sagoma più elegante, con L’eliminazione del rigonfiamento tra gli elementi A.6 e A.5 che nella prima ricostruzione suscitava perplessità. Per i fulcra, un esame più attento dei minuti frammenti di lamina piatta recuperati, ha consentito di ricostituire con certezza la sagoma esatta di tutti e quattro gli appoggi, la cui linea risulta quindi sensibilmente diversa da quella presentata a titolo puramente indicativo nella prima ricostruzione, per la quale erano stati utilizzati solo pochi pezzi, e per giunta pertinenti a fulcra diversi. Per il teiaio, L’individuazione delle lamelle che chiudevano le teste di grifo dalla parte del collo ha permesso di capire che tali teste erano rivolte verso L’interno, e non verso L’esterno come era stato proposto nella prima ricostruzione. Le lamelle che abbiamo appena ricordato formavano, sugli angoli, il raccordo col rivestimento del telaio sui lati corti, costituito da una semplice lamina piatta. Questo significa anche che il telaio non aveva la strana struttura ipotizzata nella prima ricostruzione (un rettangolo con due appendici trapezoidali in corrispondenza dei lati corti), sulla base del presunto attacco obliquo tra le teste di grifo e i rivestimenti tubolari, dei lati lunghi. La nuova ricostruzione, infine, ha permesso di accertare che tutte le torniture recuperate sono riferibili alle gambe di uno stesso letto, e che pertanto del secondo letto originariamente collocato nella Tomba 14 restano solo un elemento a doppia ’foglia ricurva, pertinente a un fulcrum, e tre ali, pertinenti probabilmente a un cilindro figurato della serie da modelli in avorio.

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Il Cantone

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