Storia della Marsica

IL BRIGANTAGGIO NELLA MARSICA (il Clero e la Marsica)

 

Ma torniamo al clero della Marsica, dal quale eravamo partiti, ed ai rapporti sia con i briganti, sia con le autorità civili e politiche. Ufficialmente, la Chiesa della Marsica doveva mantenere buone relazioni con i nuovi padroni, soprattutto per non ricevere danni maggiori da un’applicazione rigida e severa delle cosiddette «leggi eversive». Tuttavia, al di là degli atteggiamenti ufficiali, gran parte del clero (compreso, dal 1872, il nuovo vescovo dei Marsi, mons.Federico De Giacomo) si sentiva ancora legato al vecchio regime e, quindi, piú vicino moralmente e psicologicamente alle esigenze e alle proteste dei briganti, dei contadini, degli uomini della vecchia guardia, che ai nuovi venuti e ai loro interessati sostenitori (tra cui si distinguevano particolarmente quei «borghesi» e quei ricchi proprietari che avevano acquistato o che speravano di acquistare a poco prezzo la maggior parte dei beni della Chiesa). (87)

Sintomatica è la lettera seguente, spedita dal Segretario Generale del Regio Economato di Napoli (in data 1° marzo 1864) al Vicario Capitolare dei Marsi don Giovanni Ricciotti: «Venne testé riferito a questo Generale Uffizio, che il Canonico Candido Moreschi per crimini di brigantaggio e di perduellione sia stato con sentenza del 19 Dicembre 1861 condannato a quindici anni di lavori forzati, e che quantunque da due anni stia scontando quella pena nel Bagno di Palermo, continui ciò nonostante a figurare fra i Canonici della Regia Insigne Collegiata e Parrocchiale Chiesa di Celano in codesta Diocesi, ed a godersi una Prebenda di circa duecento Ducati annui (…)» (88).

Fosse l’unico episodio, forse non varrebbe nemmeno la pena di parlarne. Ma esempi del genere sono numerosi. Cosí come è caratteristico il silenzio del Vicario Capitolare di fronte ad una esplicita richiesta del comandante del Battaglione Mandamentale della Guardia Nazionale di Avezzano, il quale il 22 maggio del 1865 aveva chiesto che venisse concessa l’autorizzazione a celebrare «una messa sull’Aia di Avezzano in una Cappella che verrà sulla medesima inalzata», per poter procedere alla solenne benedizione della bandiera italiana (89).

Nel 1868, avendo il Sotto-Prefetto di Avezzano ordinato di reperire un locale in Pescina per l’alloggio delle truppe addette al «servizio di repressione del brigantaggio», il sindaco di Pescina aveva requisito la chiesa di S.Giuseppe, una delle piú antiche della città. II Vicario Capitolare, per evitare l’occupazione, aveva comunicato alle autorità municipali che la chiesa era cadente e che il tetto minacciava di crollare. Mal gliene incolse, perché il Sotto-Prefetto Lamparata, con lettera del 3 dicembre dello stesso anno, ordinava immediatamente la requisizione di quell’unica porzione del Seminario diocesano che era ancora rimasta in possesso della Curia, scrivendo in tali termini al Vicario Capitolare: «(…) Nel notificare ciò alla S.V., la invito a provvedere, perché in giornata siano sgombrati, e messi a disposizione del Sig. Sindaco i sopradetti Refettorio, Cucina, due dietrocucine, e due pianiterreni tenuti attualmente ad uso del Convitto teologico (…)» (90).

Quasi per attenuare il tono perentorio dell’intimazione, il Sotto-Prefetto assicurava che quella «cessione di locali» sarebbe stata «del tutto provvisoria (…), limitata al solo tempo per cui il servizio di brigantaggio farà sentire il bisogno» (91). Ma già abbiamo visto come, a distanza di un anno, i locali requisiti non fossero ancora stati riconsegnati; e dovranno passare circa cinque anni perché essi possano tornare (solo in parte, e in condizioni disastrose) in possesso della Curia e del Vescovo (92).

VEDI NOTE

Testi del prof. Angelo Melchiorre

avezzano t2

t4

IL BRIGANTAGGIO NELLA MARSICA ( il Clero e la Marsica )
IL BRIGANTAGGIO NELLA MARSICA ( il Clero e la Marsica )

avezzano t4

t5