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Storia della Marsica

t2

IL BRIGANTAGGIO NELLA MARSICA (il brigantaggio prima dell’Unità)

 

IL BRIGANTAGGIO PRIMA DELL’UNITÀ.
Ci si potrebbe obiettare che il fenomeno del brigantaggio è assai antico nella Marsica (e, certamente, in gran parte del Meridione): nomi come quelli di Marco Sciarra, di Giulio Pezzola, di Fra Diavolo, avevano acquistato un alone di leggenda e perfino di epopea popolare. E noi potremmo anche aggiungere altri nomi e altri episodi, per dimostrare come la storia della Marsica sia stata, fondamentalmente, una storia di «santi, lavoratori e… briganti». Molti documenti d’archivio, specialmente del Seicento e del Settecento, testimoniano della frequenza con cui si verificavano nella zona autentici episodi di banditismo. Un certo Domenico Santilli, di Aschi, cosí si espresse, nel 1680, a favore di un pastore suo compaesano:

«Le pecore morsero per mala invernata, et le capre morsero per essere azzeccate, che quell’anno detta zecca fece morire una quantità di dette capre (…), et so anco benissimo che mentre detto Gio.Domenico del Papa ritornando dalla Puglia con detti animali che gl’erano restati et alcuni altri delli suoi proprj, fu pigliato da’ banditi, che per ridimersi da quelli fu necessitato vendere parte di detti animali (…)» (22). E molto numerosi erano coloro che andavano in giro con archibugi e coltelli, comportandosi senza tanti complimenti come autentici «briganti di montagna». Un tale Giovanni Palma ad esempio, originario di Luco dei Marsi, andava quasi sempre «vestito all’uso di brigante con abito color viola fino al ginocchio e con bastone in mano» (23).

Un altro esempio: Ermenegildo Mazzelli, di Pietrasecca, nell’ottobre del 1778, dopo «aver tirato una archibugiata in campagna alla povera donna Mariantonia di Giovambattista, mentre che costei ritornava dalla selva, dove era andata a legnare, perché, richiestala di onore, costei non volle acconsentire alle di lui brame (…)», buttò in terra la povera donna picchiandola a sangue; e la stessa cosa fece contro i familiari di lei, che erano accorsi in suo aiuto. (24)
Un brigantaggio dongiovannesco, dunque, che nulla ha a che vedere con le motivazioni di carattere sociale o politico di quello di cui ci stiamo occupando.
Un’altra forma di brigantaggio marsicano dei secoli scorsi potrebbe essere paragonata all’abigeato sardo, con furti di animali e sanguinose vendette. Un episodio del genere (uno dei tanti) accadde a Marano nel 1729, quando Ercole Antonio di Tomasso si appropriò di trenta «animali negri» che appartenevano a Domenico Luce di Santa Anatolia, giustificando la sua rapina con il fatto che detti animali avevano invaso le sue terre. (25)

E c’era anche una terza forma di brigantaggio, che potremmo considerare di puro divertimento. Nel maggio del 1778 Cassiano Pozzi, un giovane di buona famiglia di Magliano dei Marsi, aveva deciso di recarsi al santuario di S.Domenico di Cocullo insieme con alcuni suoi compagni di brigata. I pellegrini partirono a piedi, com’era costume, e ben presto giunsero presso il valico di Forca Caruso, dove decisero di fermarsi nel vallone detto Femmina Morta, per una sosta ristoratrice. Proprio in quel momento transitavano di lí due «mercanti di sale», i signori Giannicola d’Andrea e Niccolò Ruscitti della terra di Antrosano, i quali «si portavano con li loro animali nella città di Pescara a caricare il reggio sale per l’Università di Civita d’Antino». Non appena i maglianesi videro i cavalli dei mercanti, decisero di impadronirsene, non tanto a scopo di rapina, quanto soprattutto per godere l’ebbrezza della folle velocità. E poiché i venditori di sale «non vollero prestarli udienza, il detto Cassiano, che faceva da Capo sopra gl’altri suoi compagni, con due bastoni di legno li bastonarono ben bene, accagionandoli delle lividure e contusioni» (26).

VEDI NOTE

Testi del prof. Angelo Melchiorre

avezzano t2

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IL BRIGANTAGGIO NELLA MARSICA ( il brigantaggio prima dell'Unità )

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