I voti della madre

Testi a cura di Emilio Martorelli maggiori info autore
Essere Cristiani vuol dire essere eroi. Consapevoli di ciò, Felicita educa i suoi figliuoli all’eroismo. Senza la fortezza è impossibile essere Cristiani, specialmente in questo periodo della storia di Roma, nella quale si attribuiscono ai Cristiani tutti i mali. “I Cristiani son la causa di tutti i mali, di tutte le calamità pubbliche. Se il Tevere inonda Roma, se il Nilo non feconda le campagne. se il cielo è chiuso, se la terra si scuote, se accade una carestia, una guerra una pestilenza, sorge subito un grido: “I Cristiani ai leoni, morte ai Cristiani”. In mezzo a tanto terrore solo le preghiere di una mamma santa potevano sorreggere la Fede dei figli.

I sette fratelli, che, uniti alla mamma, santificano la loro anima nella preghiera. non solo si tengono forti nella Fede, ma incominciano, dietro la scuola della mamma, a comprendere la bellezza del martirio; lo desiderano e spesso ne parlano tra di loro. Un giorno Gennaro, conversando in famiglia cosi si esprimeva: “Io ho ragione di spargere il sangue prima di Voi tutti perché io sono il primogenito”. Al quale i più piccoli Vitale e Marziale,” e cosi rispondevano “Noi due per essere i più piccoli dovremo forse temere, fuggire, cedere? Ah! non sia mai; con la grazia di Dio noi saremo più generosi, e se mai il tiranno avesse desiderio di risparmiarci grideremo tanto alto che anche noi siamo Cristiani e che non vogliamo saperne di adorare i loro idoli da obbligarlo a non negarci la grazia del Martirio”. Gli altri fratelli Felice, Filippo, Silvano, Alessandro soggiungevano: “Noi vorremmo restarcene muti e timorosi Ah! no certamente, grideremo anzi con voce più alta di voi e sapremo anche noi farci intendere in maniera tale che il tiranno non vorrà risparmiarci Felicita si compiaceva di questi discorsi che di frequente udiva dalla bocca dei figli e con amore pregava Dio che li ascoltasse.

La casa di Santa Felicita dopo la morte del marito era diventata una scuola di alto misticismo cristiano, una oasi di Fede ove tutti gli amici che la frequentavano trovavano pascolo per le loro intelligenze e gustavano le pure gioie della grazia di Cristo. Compresa da tanto misticismo la famiglia di Santa Felicita poco curava le vicende esterne; la visione dell'”eternità beata faceva mettere in secondo ordine le cose caduche di questa terra; solo cosi noi possiamo spiegare il disprezzo di tutto ciò che è materiale ed il desiderio del martirio, che li avrebbe ricongiunti a Cristo il quale si era fatto mettere sulla croce proprio per ridare al mondo la vita eterna.

Testi tratti dal libro “Santa Felicita e sette figli M. M. Protettori di Collarmele