I personaggi

Testi a cura di Orazio Mascioli maggiori info autore
La cronaca dei tremendi giorni del terremoto ci descrive i bandisti tra i primi soccorritori alla ricerca dei feriti; l’organico stava infatti provando un assolo del flicorno tenore calabrese, quando improvvisamente sopravvennero le scosse a sconvolgere e devastare la Marsica.

La gara di solidarietà con le popolazioni colpite e le iniziative a favore dei terremotati. fecero si che si organizzassero a Chieti una serata musicale al Teatro Marrucino, alla quale partecipava anche la banda Militare del 18° fanteria appena tornata dalla Marsica dopo aver deposto gli strumenti per i badili, e che voleva concorrere ancora con la propria esibizione per la raccolta dei fondi. I tristi Giorni del terremoto ed il contemporaneo scoppio della prima guerra mondiale riportarono in patria dagli Stati Uniti la prima cornetta pescinese Gaetano Pecce, che si era recato oltreoceano chiamato come flicorno della Banda di Fhiladelphia.

Allievo del Mercaldi, da cui si era fatto notare sin dai primi anni di scuola, aveva già suonato come solista nell’organico della “Leonessa”, dimostrando la sua particolare predisposizione per le opere di tutti i generi; da Verdi a Rossini, da Wagner a Puccini, da Ciaikovski a Bizet, da Doninzetti a Mascagni, da Sibelinus a Bellini. Con l’arrivo della Guerra gli strumenti musicali furono quindi riposti nelle custodie per essere riesumati a pace conclusa, quando i complessi bandistici sembravano avviati a rivivere gli splendori di un tempo.
La Ricostruzione della Banda di Pescina è databile intorno al 1925 sotto la direzione del maestro Olindo Jannucci, con un organico ricco di 50 elementi tracui validissimi soisti com Giovanni Turchi – Una cornetta leggendaria nella storia musicale Abruzzese -.

Jannucci lasciò la direzione della “Leonessa” nel 1926 per Paolo Riverso, al quale subentrò, l’anno successivo, il Napoletano Luigi Guarini, che guidò l’organico fino al 1930. Nel 1931 il leggendario Francesco Perrazzitti, che aveva diretto per tanti anni la banda di Silvi, salì sul podio della Banda di Pescina per lasciare la guida all’anno seguente al Capobanda Vice-Maestro Silvino Tracanna.

le difficoltà finanziarie non impedirono, negli anni dal 1933 al 1937, che il Tracanna potesse dirigire una piccola Banda composta da una trentina di elementi ma, i migliori trovavano più adeguata ricompesnsa e soddisfazione nelle più famose bande abruzzesi e pugliesi, oppure nelle più blasonate bande Ministeriali, come walter Francescone – 1° sax tenore, Otello Turchi – Tromba in “Si bemolle” e Romolo Gentile – picccolo “Mi bemolle” della Banda dell’aereonautica Militare; gaetano e Vittorio Francescone, piccolo “Mi bemolle” e 1° clarinetto basso nella banda dei Carabinieri; Mario, Umberto e Tullio Francescone rispettivamente 1° piccolo “Mi bemolle” nella Banda della Finanza, 1° clarineto solista e 1° flicorno contralto nella Banda della Pubblica Sicurezza.

Coloro che restavano a Pescina praticavano le Lezioni del Maestro Tracanna, che poteva elargire solo incoraggiamenti e promesse di gloria nella piccola banda Paesana. Il capodanno del 1938 divenne, per la banda di Pescina, una data storica e memorabile. Tutti i musicanti ex allievi del Tracanna si riunirono dopo aver inutilmente tentato di reperire finanziatori pubblici e privati ed assunsero l’onerosa decisione di devolvere i loro incassi per la ricostruzione dell’organico.

Furono comprarti strumenti e divise e nel febbraio dello stesso anno ebbero inizio i concerti sotto la guida del Maestro Raffaele Di Benedetto, di Introdacqua.In quella nuova banda composta di 52 elementi, cominciava allora ad emergere il nome dei Turchi: Cladinoro e Amedeo, rispettivamente clarinetto concertista e flicorno solista.

Nel 1939 la direzione venne affidata al maestro Franco Donatelli di Torremaggiore, che avrebbe legata il suo nome a quello della “Leonessa” fino al 1949. Ai già rinominati Amedeo e Cladinoro Turchi, si aggiunserto come solisti Giuseppe Jacone – 1° clarientto concertista, Arturo Meo – 1° trombone Tenore e Giovanni Turchi come 1° flicorno solista. In quell’anno in cui l’Europa si affiancava sulla scena del secondo conflitto mondiale, la Banda di Pescina veniva ammirata in tutto il circondario per l’eleganza e la disciplina delle esecuzioni, ma pochi erano al corrente delle traversie intercorse per l’acquisto delle divise usate al disciolto Concerto Bandistico di Avezzano.

A seguito dell’entrata in guerra dell’Italia, la Banda fece la sua ultima apparizione nella Festa di Pratola Peligna il 13 Giugno 1940 e poi si sciolse, mentre tutto il materiale veniva accuratamente conservato in attesa di giorni più propizi. I pochi bandisti rimasti e non soggetti al richiamo delle Armi, perchè giovanissimi o ormai anziani, facevano sopravvivere la tradizione tra mille sacrifici di ogni genere, suonando nei limiti dell’oscuramneto nei paesi limitrofi, e tutto questo durò fino alla fine dell’Agosto del 1943.
Dopo la liberazione della Marsica, gli allievi e gli ex bandisti ministeriali ricostituivano tempestivamente l’organico, dandone la direzione al maestro Giovanni Turchi.

La prima apparizione del gruppo che contava ora 45 elementi, privi di divisa ma pieni di orgoglio, si ebbe in Pescina il 12 Luglio e segnò l’inizio di una stentata, ma tenace stagione, che si protrasse nelle Tourneè marsicane fino al 1946, anno in cui gli ex bandisti ministeriali tornarono a Roma per riprendere servizio e vennero sostituiti da alcuni musicanti forestieri. I proventi della stagione artistica furono destinati all’acquisto di nuovi strumenti e nuove divise. Dal 1947 al 1949, tornò tornò a dirigere la banda composta da 55 lementi il già noto maestro Donatelli. Un nuovo e più largo consenso dei cittadini portò ad un asottoscrizione, a nuove divise ed ad un bilancio a fina anno finalmente in attivo.

Ai Turchi Più noti si aggiungevano ora Enrico ed Eldo, rispettivamente flicorno solista e flicorno tenore, validamente affiancati dal baritono Enzo Vernarelli.
Il 1949 segnò però, per la Banda di Pescina, l’anno dell’inatesso tracollo finanziario, dovuto agli imprevisti costi di spostamento che venivano effettuati – a differenza che nell’immediato dopoguerra in cui si usavano mezzi di fortuna – con pullman noleggiati da ditte private per suonare in feste e sagre paesane, nelle quali l’eccessiva concorrenza aveva di fatto abbassato i già esegui compensi. A fine stagione si decise, per far fronte ai debiti, di vendere parte degli strumneti e delle divise per non ricostituire più la banda fino al 1955.

Il resto è storia dei nostri giorni. E’ storia delle feste patronali in cui gli organizzatori cominciarono a preferire le fragorose orchestrine moderne facendo subire alla musica bandistica una concreta flessione. Ma è storia anche degli ultimi anni cinquanta e del Già noto Giovanni Turchi che, reduce da tournèe internazionale conduce una grande formazione che conta ben 70 elementi, sotto la denominazione “Concerto di Pescina”, a stupire il pubblico alla sagra delle bande musicali di Sulmona nel 1956. E’ questa l’ultima apparizione della Banda Pescinese.

Dal 1959, anno in cui Giovanni Turchi lasciò la direzione, al 1970, anno in cui l’ultimo Turchi, Cladinoro, ne assunse la guida riuscendo dignitosamente ad allestire un organico di una quarantina di elementi, tra cui il clarinettista Rainaldo Floridei, si perdono le tracce della Banda di Pescina nella cronaca ufficiale così scarna e povera di appuntamenti. Ma Grazie alla caparbia volontà di quel Cladinoro, che la musica bandistica riesce a sopravvivere a Pescina perlomeno fino al 1976. Dopo due anni di pausa, si succedono dal 1978 al 1980 e dal 1981 al 1984, il maestro Narduzzi ed il maestro Striani.

E’ comunque l’anno 1984 l’anno che segna la rinascita della Banda pescinese con il Maestro Ezio di Luzio, fondatore di un organico composto da 40 elementi dai 12 ai 18 anni, denominati i Leoncini D’Abruzzo”, che, con marce militari sinfoniche, si son già esibite in Abruzzo e fuori Regione riscotendo un notevole successo. ed è proprio verso i “Leoncini D’Abruzzo” che Pescina guarda ora nella convinzione che essi sapranno ben tenere in vita la magica leggenda e i fasti delle “Leonessa D’Abruzzo”.

NOTE

(1) Cfr. FRANCO FARIAS-FRANCESCO SANVITALE – Cit. Pag. 111
(2) Cfr. ERRICO LEONE-LEONE SERGIO MASCIARELLI – Cit. Pag. 33
(3) Cfr. PIETRO DI GENOVA – “Gaetano Pecce: un grande figlio ell’Abruzzo musicale” in il tratturo, Febbraio 1970 Pag. 3