Comune di Collelongo

Testi dell’avvocato Walter Cianciusi maggiori info autore
LA LANTĖRNA (Landerne in D.A.M.)
Lanterna: ”Lume chiuso da quattro lastre di vetro, con dentro un mozzicone di candela accesa” (DAM). Era usata per andare a buio dalla casa di abitazione alla stalla, evitando cosi che il vento smorzasse la candela o che da questa, magari per disattenzione, si appiccasse il fuoco alla paglia o agli altri materiali riposti nella stalla o nella cantina. Era ancora notte quando L’uomo andava alla stalla al mattino per prelevare le bestie da lavoro: i Vove (i buoi) per L’aratura, i mule per andare al bosco a far legna (i mule); era gia notte quando, dopo L’abbeverata, li riportava nella stalla e li ”stramava”, cioè poneva paglia o fieno nella magnatora (mangiatoia), per il loro pasto della sera.

I CANNELIĖRE
(Canneliere in D.A.M.), Candeliere, Bugia, come piccolo e basso candeliere con base a forma di piattello, munito di una specie di manico (D.G.); Bugia dal nome della città algerina Bugia, da cui si importava la cera delle candele (D.G.). I candelieri più alti illustrati dalla foto sono a snodo, per cui potevano anche essere appesi al muro. Le candele adatte a tali candelieri erano qui chiamate

I CEROGGĖNE
i ceroggene (tale in DAM) come candelotto corto e grosso. Era con questi canneldre che si illuminavano le stanze (ma in cucina di solito bastava la luce del fuoco nel camino) o con la luma a olio prima che venissero in uso i lumi a petrolio. La luce elettrica e qui arrivata intorno al 1920 e fu realizzata la pubblica illuminazione. Gradualmente negli anni seguenti il servizio fu esteso alle abitazioni.

LA CANNĖLA
la cannela (Tale in D.A.M.) Candela, E qui termine generico, valido anche per le candele che bruciano in Chiesa, mentre era detta ceroggene (tale in D.A.M.) quella il più spesso usata per far luce in casa o per metterla nella lanterna.

LA LUMA
(Lume, masc. in D.A.M.) lume, lucerna. Esistevano vari tipi di lucerna, tutte ad olio. Si usava di solito L’olio di scarto, magari residuo di friggitura. Se ne riempiva il serbatoio, nel quale veniva immerso lo stoppino (lucignolo) (i steppine) di cotone. Chiuso il serbatoio, la punta dello stoppino era tenuta fuori del beccuccio, e veniva accesa, con un fiammifero di legno (i prospere, tale in D.A.M.). Per capillarità lo stoppino assorbiva L’olio dal serbatoio. Della forma più complessa di Luma facevano parte tre piccoli attrezzi: un ferretto, che serviva a rimuovere la parte consumata dello stoppino (pe stezza’, per ”stizzare”, si diceva); la seconda, una piccola molla, per trarre fuori, verso L’esterno, lo stoppino dopo averlo ”stizzato” e la terza, conformata a coperchiuccio, per smorzare la luma, ponendo la campanula sulla fiamma come lo spengitoio (smorzacannele, tale in D.A.M.) usato in Chiesa. Le lume erano prodotte da alcuni stagnari locali.

J LUME A PETRO’
costituito da una calzetta di cotone che pesca nel serbatoio del petrolio, ma e caratteristico e pregevole il bruciatore, anch’esso munito di nottolino per regolare la fiamma e che deve sorreggere la cannula di vetro entro la quale la fiamma si sviluppa diffondendo la luce all’intorno.

I FERNĖJJ A PETRO’
(il fornello a petrolio) Nell’esemplare più semplice e consueto si riempiva di petrolio il serbatoio; quindi si inseriva il corpo del bruciatore che comprendeva lo stoppino ”a calzetta”. Questo, acceso, assorbiva per capillarita il petrolio dal serbatoio. Il nottolino visibile nella foto serviva per elevare o ridurre la calzetta, cioè lo stoppino, cosi regolando la fiammella. Nell’esemplare più complesso, inusuale, manca lo stoppino, ma il serbatoio del corpo cilindrico contiene uno stantuffo con il quale si soffiava miscela di petrolio nel fornello, incrementando o riducendo la fiamma.

avezzano t2

t4

avezzano t4

I lumi

avezzano t4

t5