I fasti

Testi a cura di Orazio Mascioli maggiori info autore
Il Nelle ore intermedie la via era occupata, davanti alle case, dagli artigiani, falegnami, calzolai, fabbri, ramai, facocchì, bottai, tintori, con i loro attrezzi di lavoro, mentre nel mezzo transitavano lunghe file di piccoli carretti carichi di “terra rossa” tirata da muli (1) Il Il teatro comunale restava aperto dall’ autunno fino alla primavera e vi recitavano buone compagnie che portava no drammi e commedie di recente pubblicazione (2).

E poi, dopo le ore scolastiche, quando non si andava a far la guerra a ponte Sacchetta, o a fare i bagni nella refota Il del Giovenco ( … ) si andava nella piazzetta di San Francesco, a sentire le prove del Concerto Musicale, ch’era una delle istituzioni più prestigiose in Pescina (3).

” Il contadino, a Pescina, era a quel tempo un elemento determinante lo sì ritrovava sempre presente, nella Piazza del Duomo, quando il Concerto Musicale faceva sfoggio dei etici virtuosismi sui programmi svolti al Gambrinus di Napoli o nelle spiagge di lusso (4).

Erano per gli artigiani musicanti di Pescina, gli anni dei fasti. Le sorti del Concerto Bandistico si legavano ai prestigiosi nomi di maestri come Di Janni, che diresse l’organico superiore a quaranta elementi a cavallo degli anni sul finire del secolo scorso, e che partecipò nel 1892 a Roma ai festeggiamenti in occasione delle nozze d’ argento di Re Umberto I° e Margherita di Savoia, facendo guadagnare alla Banda di Pescina il meritato appellativo di L’ Leonessa d’ Abruzzo.

In campo nazionale, l’interesse popolare per il genere musicale operistico diveniva sempre più inesauribile. Giuseppe Verdi aveva cominciato a far diventare di moda un nuovo stile lirico e drammatico, che salvaguardava la musica italiana da un’ eccessiva imitazione di Wagher e Debussy, e che trovava l’ apice nell’ Otello rappresentato per la prima volta alla Scala nel 1887 e nel Falstaff del 1893. Negli anni successivi Puccini, che aveva preso il posto del grande Maestro nel cuore degli Italiani, componeva la Bohèm, la Tosca e la Madama Butterfly. La Cavalleria Rusticana di Mascagni apparve nel 1890, e I Pagliacci di Leoncavallo furono rappresentati per la prima volta nel 1892 (5).

E per avere un indicatore quantitativo della popolarità del genere musicale in Italia e all’estero, basti dire che nel 1892 – cioè meno di due anni dopo la prima assoluta – la Cavalleria Rusticana era già stata rappresentata in duecentonovanta teatri europei. (6)

Tutto questo è l’Opera, che rappresenta per il proprio tempo una delle rare forme d’ arte autenticamente più popolare ed universale. Ed è proprio con un repertorio operistico che la “Leonessa D’Abruzzo”, Guidata dal mitico Vincenzo Ferrara, si aggiudica il primo premio assoluto in un concorso bandistico nazionale tenutosi a Napoli nel. 1912, strabiliando l’auditorio con un Otello e una Traviata particolarmente curati, superando quello che allora era considerata la più importante banda Italiana ,: La Municipale di Venezia.

Non era nuovo il concerto bandistico di Pescina alle scene napoletane, essendosi già esibito per due mesi al “Caffè Gambrinus” subito dopo il 1892, suscitando interesse per la robustezza dei suoi fiati sotto la direzione del maestro Marcaldi di Sessa Aurunca, che al principio del secolo avrebbe poi guidato l’organico in un’applaudita tournèe in Germania, Francia e Svezia.
La stima generale per la “Leonessa” in questi anni è facilmente desumibile da un articolo pubblicato dal settimanale “Napoli Mondana” nel n° 20 del 31 luglio 1914: Al Gambrinus…..

Questa parabola si interruppe bruscamente a Pescina, il 13 Gennaio 1915 alle 8 meno 5, mentre si attendeva che il campanone di San Berardo richiamasse i ragazzi alla scuola e un sordo boato ridusse in polvere la Marsica Intera.

NOTE

(1) IGNAZIO SILONE, – “Visita al carcere’ in Uscita di Sicurezza.
(2) PIRANTONIO PALLADINI Sulle rive rive del Giovenco in Cento Metri di Catene.
(3) PIETRANTONIO PALLADINI -“Alle otto del mattino” in Op.Cit pag. 63
(4) PIETRANTONIO PALLADINI – ibidem pag. 64
(8) Cfr. FRANC10 FARIAS-FMANCUSCO SANVITALE, – Cit. pag. 111.

Tratto da “Strana storia la storia della Banda”