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Storia della Marsica

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GLI INSEDIAMENTI  (Anxa-Angitia)

 

L’impianto urbano della città – Santuario si sviluppa su una superficie di circa 30 ettari, racchiusa da una cinta muraria in opera poligonale di III e IV maniera, lunga circa 2,4 chilometri e su cui si aprivano ben cinque porte ed una posterula. La conformazione orografica condiziono fortemente l’impianto urbano compreso fra le alture del Monte Penna e le rive del lago, con la necessaria disposizione di lunghe terrazze longitudinali, ad orientamento nord-ovest sud-est, degradanti sul pendio roccioso prospiciente il lago. Una disposizione scenografica di ascendenza ellenistica molto legata alle grandi aree cultuali e visibile compiutamente solo dal Fucino; quindi una città perilacustre strettamente connessa con il lago e la Circonfucense.

Essa doveva apparire in antico, ad un eventuale osservatore posto su una barca ad un chilometro di distanza, come una città prospettica con le mura orientali in primo piano bagnate dalle escrescenze del lago alla base, la lunga sequenza delle terrazze parallele interrotte ad intervalli regolari dai fossi di scolo trasversali e dalle scalinate di accesso e le tre acropoli sommitali dotate di edifici templari ed un probabile teatro sull’acropoli maggiore. Sulla sinistra il corso del Fossato, una ulteriore difesa naturale per la città, e la necropoli con tombe monumentali. Sulla destra il santuario della dea Angitia e, appena fuori le mura, l’area portuale dotata di numerose lunghe rampe dirette verso gli incostanti limiti lacustri.

Della recinzione rimangono resti ben visibili sulle acropoli, sotto il cimitero e nell’angolo nord verso il vecchio alveo. Sotto il cimitero si vedono i resti di due porte, ”del Cimitero” e ”della Provinciale”: la prima e ben conservata in elevato con corridoio interno largo 3,60 metri, lungo circa 7,40 e con incavo anteriore per la chiusura della trave; di fronte a questa e presente il Centro visite dell’area archeologica. Fra le due porte sono stati riportati in luce due ambienti relativi a botteghe artigianali che lavoravano ceramica acroma e vernice nera, ambienti artigianali, con pavimentazione in tasselli fittili quadrati, databili al m secolo a.C.: dall’area proviene un asse romano di bronzo (Giano laureato e prora di nave) e un tubulo in terracotta con iscrizione mutila di tir secolo a.C.: C.Alitus.J, probabilmente riferibile ad un artigiano locale.

Notevoli sono gli scarichi ceramici in questo settore (con terracotta distorta dal calore), sia dentro le mura che fuori delle stesse nell’area occupata dalla necropoli di eta romana. Altro tratto ben conservato e sull’acropoli minore, a quota 822 in vicinanza della Porta delle Acropoli del tipo ”a corridoio interno obliquo”, con quattro filari in elevato composto da grossi e raffinati blocchi: nelle vicinanze si notano i resti di una precedente recinzione arcaica relativa all’ocri dell’Età del ferro. Il vecchio santuario della dea fucense si trovava inserito nell’angolo nord della cinta muraria con un proprio themenos: qui, infatti, sono stati ritrovati numerosi votivi, armi, due iscrizioni dedicate ad Angitia e fusti di colonne doriche. A contatto del santuario erano anche due fornaci di III secolo a.C., utilizzate per la cottura di vasellame, tegole e votivi, ed altri ambienti artigianali». Qui si vedono i resti murari dell’angolo nord della recinzione, con il fronte lacustre ornato da una raffinata cortina di III e IV maniera.

Testi del prof. Giuseppe Grossi

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GLI INSEDIAMENTI ( Anxa - Angitia )

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