Gli effetti del prosciugamento

Quanto sopra dimostra che la vicinanza del lago non era irrilevante per l’economia del paese perché si rifletteva in termini positivi sulle colture agricole. E il giudizio si estendeva anche agli altri paesi rivieraschi. Il Fucino, pero, era un lago capricciosa ed incostante perché alternava periodi di escrescenza a periodi di magra. Il suo livello cambiava praticamente anno per anno e con esso si modificava, espandendosi o ritraendosi, la superficie coperta dallo specchio d’acqua. Nel 1738 la sua profondità massima era di metri 13,50; nel 1816 di metri 23; nel 1835 di metri 10,40 e nel 1861 di metri 19,50. Le escrescenze sottraevano terre alle colture ed arrecavano danni seri alle popolazioni dei paesi circostanti, sicché l’esigenza della sua bonifica era sempre più avvertita e sempre più pressante.

Le istanze in questo senso si moltiplicavano e tutte rappresentavano in termini drammatici la graviti della situazione, accomunando indistintamente i paesi rivieraschi, S. Pelino compreso, nella calamità e nella doglianza. Nel 1816, per esempio, che fu un anno di crescita eccezionale del livello del lago, un documento a firma dell’avezzanese Tonmiaso Brogi lamentava che: “La miseria delle popolazioni di Avezzano, Luco, Trasacco, Ortucchio, Venere, S.Benedetto, Pescina, Collarmele, Cerchio, Aielli, Celano, Paterno e S.Pelino che accerchiavano il Fucino e massima per non essere rimasto che il solo terreno sterile e infruttuoso (29). C’e da dire, pero, su questo specifico problema, che S. Pelino aveva una posizione un po’ differenziata rispetto a tutti gli altri perché il paese era posto a circa un miglio di distanza dallo specchio d’acqua e a circa cento metri di altitudine rispetto al suo livello. Inoltre, aveva un territorio che man mano che scendeva verso l’alveo declinava quanto bastava per limitare a pochi ettari di superficie le terre soggette ad essere inondate.

Sicche, i sampelinesi erano abbastanza indifferenti alle oscillazioni volumetriche del lago. I danni li ebbero, invece, dal prosciugamento (30b). La temperatura media si abbasso, anche se di poco (30); le escursioni termiche divennero più brusche e il regime delle piogge si modificò (31). La perdita dell’uso civico di pescare, che essi avevano acquisito in quanto rivieraschi, e il sacrificio di alcune colture – agli ulivi sembra che si dovessero aggiungere gli agrumi (32) costituiscono il prezzo pagato dalla loro economia alle mutate condizioni. “L’abbondante raccolta delle olive nella costiera da San Pelino a Gioia dei Marsi si e perduta del tutto” lamentava l’avvocato Cerri in una sua relazione al Consiglio provinciale dell’Aquila, (32a) “L’olivo e gli agrumi sono del tutto scomparsi… e la vite che dava vini tanto celebrati dal Baccio nel suo trattato intorno ai vini d’Italia… ha perduto di pregio” fa eco il Pagani (33).

Questi danni, pero, e bene ribadirlo, sono passati quasi inosservati di fronte alle risorse nuove che si sono liberate per effetto del prosciugamento. Lo sfruttamento agricolo dell’alveo ha aperto prospettive nuove ed altrimenti neanche immaginabili di reddito alle famiglie sampelinesi e ha dato un nuovo impulso al contesto economico locale. Ma di ciò si e già accennato. L’essere affittuari del Fucino, qualifica che precede quella successiva di assegnatari e quella attuale di proprietari, comporterà nuovi problemi, economici e non solo, pero e la base di partenza di un nuovo processo di sviluppo.

Note
29) – G.Pagani: op. cit. pag.517. Nel 1816 il livello delle acque crebbe di oltre 6 metri sul livello normale. Sull’argomento, v. anche A.Dumas; Da Napoli a Roma. Napoli 1863, pagg. 303 – 304.
30) – G.Pagani op.cit. pag.512. Secondo l’autore I’abbassamento medio della temperatura ki di circa un grado.
31) L’incidenza sulla piovosità e stata analizzata da uno studio a firma di Fiocco, Ruggeri e Purini: i primi due della Università di Roma e il terzo del CNR, che e stato presentato al convegno SIMA di Roma nel giugno 1984.
32) L. Gatto: op.citata.
33) – G. Pagani: Op. cit. pag.512.

San Pelino la capitale antica dei marsi anxantini

Pasquale Fracassi