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Comune Di Ortucchio

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Testi a cura del Avv. Umberto Irti maggiori info autore
Dopo lo scavo del villaggio di Ortucchio, rimanevano da chiarire le successive vicende dell’età del Bronzo e della prima età del Ferro (II – inizio I millennio a. C.), cioè di quest’ultima fase della nostra più antica storia che precede il periodo italico: indagine stimolata dal rinvenimento, verificatosi proprio durante lo scavo del villaggio neolitico, di frammenti ceramici di tipo subappenninico, indizianti cioè un più recente insediamento dell’età del Bronzo
(Radmilli, 1965, 1968, 1974, 1977).

D’altra parte, che il territorio di Ortucchio fosse stato abitato anche durante l’età del Bronzo risultava già provato dalle sequenze stratigrafiche delle grotte, nonché dal recupero, avvenuto soprattutto dopo il prosciugamento del lago Fucino, di numerosi oggetti di bronzo (asce, pugnali, coltelli, punte di lancia, rasoi, spade, fibule e spilloni) tipologicamente inquadrati nell’arco di tempo compreso tra il XV e X secolo a. C. (Peroni 1961). Questi materiali, anzi, erano l’espressione di gruppi ben organizzati e socialmente evoluti, al punto da far ipotizzare dal Peroni la presenza di officine locali altamente specializzate nella metallurgia.

Poco, comunque, si conosceva degli abitati di queste popolazioni, in quanto ad Ortucchio era stata rilevata la sola presenza dei frammenti ceramicí subappenninici, sicché nel Fucino l’età del Bronzo rimaneva documentata nel solo insediamento di Collelongo, esplorato da Giorgio Tempesti nel 1959, e nel quale erano venuti alla luce reperti ascrivibili all’appenninico, al subappenninico ed al protovillanoviano, cioè a tutti i principali fenomeni culturali nell’ambito dell’età del Bronzo (Grifoni Cremonesi, 1973). Sulla base di tali conoscenze ed in attesa che si riprendessero gli scavi, lo scrivente ed alcuni membri dell’Archeoclub della Marsica svolsero nel triennio 1978-1981 intense ricerche di superficie nella piana di Ortucchio, proprio al fine di valutare meglio la consistenza dei materiali dell’età del Bronzo e di delimitarne l’area di provenienza, anche in raffronto con quella del villaggio eneolitico.

Da questa paziente e capillare indagine è scaturita una forma di stratigrafia orizzontale, da cui risulta confermato che l’insediamento eneolítico è circoscritto soprattutto negli appezzamenti 3 e 3 bis, laddove vennero effettuati gli scavi dal Radmilli, mentre i frammenti ceramici dell’età del Bronzo affiorano numerosissímí su un’area contigua ‘ più estesa ed avanzata verso il centro dell’alveo lacustre, e più precisamente nell’appezzamento 6 e fasce limitrofe, vale a dire dal fosso no 30 a poco oltre la strada n° 27 del Fucino.
1 materiali raccolti nel corso di tali ricerche, sono stati selezionati, studiati ed infine pubblicati (Irti, 1981).

Trattandosi di reperti di superficie, rinvenuti in giacitura secondaria, cioè fuori dell’originario strato, si è proceduto ad una classificazione puramente tipologica, basata soprattutto sulle fogge vascolari e sui motivi decorativi, operando poi un tentativo di collocazione cronologica, ma solo in senso relativo, in rapporto a materiali analoghi provenienti dal Fucino e da talune sequenze stratigrafiche dell’età del Bronzo. particolarmente complete, come quelle della Grotta a Male di Assergi e di alcuni siti dell’area laziale (PannutiPeroni, 1969; Fugazzola Del Pino, 1973). Si è potuto così rilevare – con riserva di trovarne conferma in sede di scavo – che anche i reperti di Ortucchio, al pari di quelli di Collelongo, sembrano ricondurre, almeno sul piano tipologico, all’appenninico, al subappenninico ed al protovíllanovíano, mentre alcuni oggetti di bronzo potrebbero appartenere ad una fase più antica La cultura appenninica può ritenersi documentata dai frammenti ceramici decorati ad incisioni ed intagli, con motiví a fasce e triangoli campiti a punteggio fitto, a file singole o doppie di puntini, oppure a tratteggio obliquo , nonché dalle consuete ciotole carenate con manico a nastro forato, largamente usate come attingitoi nell’ambíto di comunità in cui la pastorizia era attività di fondamentale importanza (Puglisi, 1959).

Quanto al subappenninico, ad Ortucchio è presente il repertorio più tipico di questo aspetto culturale (fig. 17), con forme vascolari che non ripetono più la sintassi decorativa ad incisione ed intagli, ma che sono arricchite da elementi Plastici, come l’ansa verticale a capocchia bilaterale, l’ansa a maniglia con apofisi a corna o ad orecchietta e quella con appendice zoomorfa (Peroni, 1959; AA. VV., 1981). Sul finire dell’età del Bronzo si afferma anche ad Ortucchío la cultura protovillanoviana, documentata, tra l’altro, dai classici ornati a solcature e cuppelle (fig. 18), dai vasi bíconici e dalle ciotole ad orlo rientrante (Rittatore, 1975; Lollini, 1979). A questa fase appartiene il coltello di bronzo con codolo lievemente ricurvo e forato (fig. 14, n? 3), che conferma la provenienza da questa zona degli analoghi esemplari pubblicati dal Peroni ed ormai classificati dagli studiosi come coltelli « tipo Ortucchio » (Peroni, 1961; AA . VV., 1980). E’ questo un momento di intenso sviluppo demografico e sociale in gran parte della penisola (Pallottino, 1979) ed anche nel Fucino, dove a Luco dei Marsi ed in altri insediamenti recentemente scoperti dallo scrivente a Venere, Trasacco2, Cerchio e Celano (Irti 1981/a, 1982, 1984) sono pure presenti sicure testimonianze protovillanovíane.

In questo stesso periodo si diffonde altrove l’uso di cremare i defunti e di raccoglierne le ceneri in vasi, ma di tale costumanza non v’è ancora traccia nel nostro territorio, che sembra rimasto ancorato alla tradizionale ínumazione, come prova la tomba con copertura di pietre rinvenuta nei pressi di Luco dei Marsi (Grossi-Irti, 1978) 3. Tra i materiali raccolti ad Ortucchio, infine, ve ne sono alcuni che preannunciano motivi ricorrenti nelle culture della prima età del Ferro e che trovano confronti nei reperti del IX e VIII secolo a.C. (ansa crestata, alcune anse bifore, vasetto biconico con collo troncoconico distinto: cfr. Colonna, 1974; AA. VV., 1976). Sulla scorta dei dati acquisiti durante tali ricerche, si ha ragione di ritenere che la piana di Ortucchio venne abitata per un lungo arco dell’età del Bronzo fino alle soglie della prima età del Ferro, come dimostrano i relativi materiali, i quali, peraltro, attendono una precisa datazione in termini di cronologia assoluta, in quanto si tratta di reperti ascrivibili a fenomeni culturali che non si sono affermati ovunque nello stesso momento storico.

Non resta, perciò, che attendere le nuove campagne di scavo, le sole che potranno consentire una datazione dei villaggi, dal loro sorgere al loro definitivo abbandono. Con riguardo a quest’ultimo evento, giova precisare che ad Ortucchio mancano testimonianze di un superiore livello dell’età del Ferro, in quanto il villaggio venne verosimilmente abbandonato a seguito dellìnnalzamento delle acque del lago, come del resto provano anche le tracce di fluita zione presenti in molti frammenti ceramicí di tipo protovillanoviano. ascrivibili agli ultimi anni di vita dell’insediamento S. Un’ulteriore e più chiara conferma la offrono i due villaggi di Trasacco e Luco dei Marsi, pure ubicati sulla piana, all’interno della strada circonfucense e ad altitudine analoga a quella di Ortucchio (Trasacco: 690 slm; Luco: 658 slm; Ortucchio: 656 slm): ebbene, anche qui ai reperti protovillanoviani non si sovrappongono quelli dell’età del Ferro, sicché deve concludersi che il maggiore livello rese impraticabile un’ampia fascia della sponda lacustre, costringendo quelle popolazioni ad insediarsi in posizione pedemontana, laddove, in effetti, sono state già rinvenute tracce di abitati più tardi (Irti-Grossi, 1983).

Ignoriamo quando sia avvenuto il forzato abbandono di questi villaggi, perché, come si è detto, non abbiamo ancora datazioni assolute per la cultura protovillanoviana del Fucino: per ora può solo ipotizzarsi il periodo compreso fra il IX e l’VIII secolo a. C., epoca caratterizzata da un clima oceanico freddo e umido, con abbondanti piogge (Carpenter, 1969; Radmilli, 1974). Avvalora tale ipotesi la presenza, sia ad Ortucchio che a Luco dei Marsi, di ceramiche e bronzi appartenenti ad un momento molto avanzato del protovillanoviano, che talora preannunciano fogge tipiche della prima età del Ferro, come l’ansa crestata ed il coltello a lama serpeggiante, tipo Bismantova (Peroni 1961; AA. VV., 1980). A seguito di queste ultime scoperte si comincia quindi a delineate in modo sempre più completo la storia degli insediamenti rivieraschi dell’età del Bronzo: materiali di tipo appenninico a Venere, Ottucchio e Trasacco6; ed una documentazione ben più ricca e consistente per il protovillanoviano, con le testimonianze di Venere, Ortucchio, Trasacco, Luco dei Marsi 7, Cerchio e Celano, che sembrano segnare un momento di massimo sviluppo, attraverso rapporti e traffici con aree esterne alla conca lucente 8.

Trattandosi di villaggi fondati in prossimità della sponda lacustre, la pesca doveva essere una delle attività principali, ma, a differenza di quanto accertato nel villaggio eneolitico di Ortucchio, negli altri insediamenti rivieraschi non si rinvengono i classici pesi da rete fittili, cilindrici e con foro longitudinale passante; numerosissimi, invece, sono i dischi piatti, sempre in terracotta, con diametro di 712 cm e con foro laterale, verosimilmente usati nell’età del Bronzo come pesi da rete, anche perché ben adatti ai bassi e tranquilli fondali del lago’ (figg. 19, n? 13).

Da segnalare, infine, nel villaggio di Ortucchio ed anche negli altri, una gran quantità di fusaiole, dì forme molto varie (discoidali, sferiche, coniche, biconíche, ecc.), a conferma di una costante pratica della filatura (fig. 15, n’ 24-32). Alla luce delle nuove scoperte risulta evidente quale importanza abbia avuto, già nella nostra più lontana storia, il lago Fucino, le cui sponde furono sempre privilegiate per la fondazione di villaggi e di stazioni temporanee, sia per la pratica dell’agricoltura che per l’allevamento del bestiame, oltre che per la pastorizia, attività che durante l’estate poteva svolgersi sulle vicine montagne, secondo le regole di una circoscritta transumanza stagionale (Radmilli, 1976). Tornando ad Ortucchío, e per riassumere, è certo che la sua piana, ben esposta e ricca di sorgíve, venne frequentata ed abitata fino alle soglie della prima età del Ferro, allorché le acque raggiunsero il maggiore livello di 6651 670 m slm, che coincide, sostanzialmente, con quello di epoca storica e che rimase pressoché immutato sino al definitivo prosciugamento del 1878, fatta eccezione del período in cui l’emissario di Claudio ne ridusse notevolmente la superficie.

Rimane da accertare se alcune fasi storiche ancora sfornite di documentazione corrispondano a periodi in cui le acque si innalzarono, come appunto avvenne alle soglie dell’età del Ferro, o se altre siano le cause. Certo è, comunque, che il lago, in mancanza di un emissarío naturale, ebbe sempre un regime molto instabile, legato all’apporto degli immissari ed alla capacità di assorbimento degli inghiottitoi carsici che si aprono in località « Petogna », nei pressi di Luco dei Marsi: e tutto questo ha sempre condizionato la vita dei suoi abitanti, la cui storia, in definitiva, è la storia del loro stesso lago.

Note
1 Si tratta di un pugnaletto a due chiodi e di un’ascia a margini rialzati, entrambi assegnati dal Peroni ad un momento arcaico della civiltà appenninica (la sua fase I del gruppo del Fucíno), anche se l’ascia avrebbe « la classica foggia della prima età del Bronzo » (Peroni, 1961, pp. 132, 177, 185).
‘ Va segnalata la recentissima scoperta, ad opera dello scrivente, di un altro insediamento dell’età dei Bronzo, sempre in territorio di Trasacco, nella piana antistante la contrada San Rufino. Anche qui sembra sussistere un complesso analogo a quello di Ortucchio, poichè tra i materiali finora raccolti, ed ancora inediti, sono presenti: un frammento di ciotola carenata, decorato con un motivo a meandro rettilineo, realizzato ad intaglio, che riconduce alla sintassi di tipo appenninico; un frammento di ansa cornuta, che rientra fra le classiche forme subappenniniche; ed un frammento di ciotola con decorazione a solcature disposte a spina di pesce, motivo che invece è proprio della cultura protovillanoviana. Come negli altri villaggi ripuari dell’età del Bronzo, sono stati rinvenuti frammenti di dischi fittili con foro laterale.
3 La presenza di gruppi crematori nel Fucino è stata ipotizzata dal Peroni sulla base di probabili tracce di fuoco rilevate su due coltelli provenienti da Ortucchio e Celano, indizi che, finora, non hanno trovato il conforto di alcun dato archeologico (Peroni, 1961, pp. 145-146 e 159-160). Significativo, per contro, appare il fatto che nella vicina necropoli di Scurcola Marsicana (Colucci-Irti, 1983) e nella grande tomba a tumulo in corso di scavo a Corvaro (in area laziale, ma ad appena 25 km da Avezzano: cfr. Grossi, 1984) sono presenti soltanto sepolture ad inumazione, anche del IX-VIII secolo a.C., relative dunque a complessi della prima età del Ferro, che potrebbero confermare questa continuità di uso funerario. Una migliore conferma, del resto, è costituita dalla tomba con copertura di pietre rinvenuta a Luco dei Marsi, dove era presente una fíbula ad arco serpeggiante, con staffa a spirale e molla a due avvolgimenti, che, secondo lo stesso Peroni, andrebbe assegnata ad un momento avanzato della cultura protovillanoviana, (Grossi-Irti, 1978).
4 Il livello subappenninico messo in luce durante gli scavi del
Radmilli è stato datato con il metodo del carbonio 14 a 1406 _+_ 136 . a. C. Si tratta di data piuttosto inconsueta per la cultura sub,appenninica, di solito affermatasi nel periodo compreso tra il 1300 ed il 1100 a.C., per cui si rendono necessari nuovi esami, a meno che non si attribuiscano quei materiali alla fase appenninica. 5 Non è superfluo ricordare che il passaggio dall’età del Bronzo a quella del Ferro è caratterizzato da fenomeni assai vari e complessi. In questa sede è sufficiente segnalare che in alcuni insediamenti laziali (Colli Albani, Pratica di Mare) si è potuta rilevare una sicura continuità di vita, mentre in Etruria (salvo che nelle aree interne: Bisenzio, Narce) i villaggi protovillanoviani risultano abbandonati (AA.VV., 1976, pp. 18-19). Una mancanza di continuità, finora, vi sarebbe anche nell’Italia adriatica e meridionale (Pallottino, 1979, p. 23). Per quanto riguarda il Fucino, appare più che probabile l’ipotesi dell’abbandono determinato dalla crescita del livello delle acque, sicchè il problema ora accennato andrebbe meglio studiato negli insediamenti protovillanoviani ubicati fuori dell’alveo, come quelli di Collelongo e Scurcola Marsicana, nei quali, in effetti, sono presenti anche materiali dell’età del Ferro.
Un altro insediamento dell’età del Bronzo è stato scoperto dallo scrivente e da Fausto Colucci a Scurcola Marsicana, con materiali che sembrano documentare il momento più arcaico della cultura appenninica e con altri ascrivibili alle successive fasi dell’età del Bronzo, fino alla prima età del Ferro (Irti-Colucci, 1984).
7 L’assegnazione del villaggio di Luco dei Marsi ad un momento finale dello sviluppo della cultura protovíllanoviana risulta confermata dal recente rinvenimento, effettuato dallo scrivente, di una fibula di bronzo, ad arco semplice, tipo assegnato dal Peroni alla sua IV fase, verosimilmente coeva di quelle dei gruppi di Tolfa, Allumiere, Terní, Monteleone di Spoleto e delle più antiche tombe laziali (Peroni, 1961, pp. 186-187 e 195).
l’ Per il villaggio di Celano, merita di essere segnalata la presenza di grossi pali di legno, rinvenuti a notevole profondità, che potrebbero inserirsi nel contesto del nuovo insediamento. Si è ora in attesa della loro datazione, affidata dalla Soprintendenza di Chieti ad un laboratorio specializzato, nonchè l’avvio di una campagna di scavo. Strutture con pali sembrano presenti anche nel villaggio di Trasacco, con scavi in corso, a cura dell’Istituto di Antropologia e Paleontologia Umana dell’Università di Pisa, diretti da Giovanna Radi.
L’ipotesi è avvalorata dal fatto che nei villaggi di Collelongo e Scurcola Marsicana, entratnbí posti ad una decina di chilometri dall’alveo del Lago di Fucino, non sono stati finora rinvenuti questi dischi fittili.

Tratto dal libro Storia di Ortucchio dalle origini alla fine del medioevo-Ed. Urbe

Bibliografia

avezzano t2

t4

Gli altri villaggi ripuari dell'età del Bronzo

t3

avezzano t4

t5