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Storia della Marsica

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GLI ALPINI E LA MARSICA

 

Il Corpo degli Alpini, nato nel 1872, subito dopo l’unità d’Italia, con lo scopo di difendere i confini settentrionali della Penisola, é una realtà prettamente nordica. Le eccezioni (come la nutrita presenza di abruzzesi ed altri meridionali, la costituzione di battaglioni alpini nella nostra regione, le frequenti esercitazioni in zone appenniniche) non fanno altro che confermare tale regola: i confini d’Italia sono al nord, e gli Alpini sono chiamati, primi tra tutti, a custodire quei confini. Una prova lampante della ”settentrionalità” del Corpo Alpini e offerta dai numerosi canti di montagna, tutti di origine piemontese e valdostana, lombarda e trentina, friulana e veneta.

L’Alpino proveniente dall’Abruzzo pub anche cantare, con orgoglio patrio, ”Sd sajitu aju Gran Sassu” o ”Montagna verde”; ma, quando 0 insieme con gli altri, le sue canzoni sono quelle di tutti: la Montanara, la Bergera, Sul ponte di Perati La vea zu dalle montagne, Stelutls Alpinis, Sul ponte di Bassano, e così via. Eppure, almeno un secolo prima della Creazione del tradizionale Corpo Alpini, l’Abruzzo (e più esattamente la Marsica) aveva gik le sue truppe ”alpine”, costituite anche allora per difendere i confini: Auei mantuosi confini che, dalla Valle Roveto fino alle gole del Cicolano, separavano il meridionale Regno delle Due Sicilie dal centrale e atipico Stato Pantificio.

Un documento datato ”Tagliacozzo a di 130ttobre 1798”, infatti scritto, quindi, nel periodo napoleonico e alla vigilia della rivoluzione giacobina di Napoli del 1799 accenna alla creazione di un Corpo di Cacciatori di Frontiera, il cui scopo precipuo era proprio quel!o di impedire l’invasione del Regno di Napoli, costituendo un forte baluardo lungo tutte le montagne ”del riparto di Cappadocia, del Tufo,di Tagliacozzo”. Nel documento in questione, firmato da un certo A.Mastroddi, fra l’altro si legge ”che il servizio da prestarsi da Guardiani di Frontiera sarà costantemente quello della custodia del confine” lungo le montagne del Cicolano e della Marsica. E poich0 tale lavoro, svolto in mezzo a mille difficoltà tra le aspre montagne del territorio marsicano, veniva giustamente riconosciuto come impegno assai duro e pericolosa, il Re di Napoli, Ferdinando IV, aveva decretato quanto segue; ”(…) che le guardie (ossia, i turni di guardia) non dureranno più d’una settimana, dopo la quale ognuno tornerà nella sua casa, dalla quale mai sarà allontanato,tanto che possono essere ricevuti anche i figli unici e gl’ammogliati.

Che tutti ne’ giorni di servizio avranno la paga de 25 grana. Che se qualcuno in caso di malattia non avesse maniera di curarsi a sue spese nella propria casa, sarà tenuto e curata gratis nell’ospedale. Che dopo un certo tempo di servizio potranno aspirare al beneficio degl’invalidi in seno della propria famiglia r:olla paga proporzionata agl’anni e qualità del suo servizio. Che qualunque individuo, che si distin9uera con qualche azione straordinaria di valore, sarà decorato non solo della medaglia d’oro o d’argento a proporzione del merito contratto, ma ancora del grado di Officiale, quantunque fusse semplice soldato. Che goderanno del foco militare.

E che in fine le loro famiglie saranno esenti dal pagamento de’pesi Jiscali ordinari, oltre la promessa di altre sovrane beneficenze (… Y’. Insomma, 74 anni prima dell’istituzione del Corpo degli Alpini per opera del Perucchetti e del generals Pianelli, in piena epoca borbonica la Marsica aveva già un suo ”Corpo alpino” speciale, al quale il Re rivolgeva non solo il suo plauso come ai più onorati, e gloriosi cittadini (…) difensori della Patria , ma concedeva persino ”beneficenze e privilegi”, tra cui quello purtroppo in seguito non più consentito dell’esonero totale dal pagamento delle tasse. Se qualcuno volesse obiettare che questo originario ed originale ”Corpo degli Alpini” marsicano non possa nemmeno lontanamente essere accostato agli Alpini italiani, perché appartenente ad una struttura politica diversa e ad un regime (quello borbonico) niente affatto paragonabile a quello italiano, si può accennare ad un altro ”Corpo” militare creato apposta per combattere in montagna, e senza ombra di dubbio appartenente al nuovo Regno unitario italiano, nato subita dopo la conquista garibaldina del Meridione.

Nel settembre del 1860, infatti, giunsero nella Marsica gruppi speciali ’di volontari chiamati ”legionari del Gran Sasso d’Italia”, i quali insieme con alcuni contingenti di ”guardie nazionali” si stanziarono in Avezzano per respingere l’invasione borbonica delle bande di Teodoro Federico Klitsche de la Grange, provenienti dalla Valle Roveto. E, in aggiunta a questi legionari, furono create ”truppe speciali per la repressione del brigantaggio”, le quali partendo dalls caserme di Avezzano e di Pescina si muovevano esclusivamente lungo le montagne della Frontiera Pontificia, giungendo fino alla Vallelonga e a Pescasseroli, nel tentativo (perfettamente riuscito) di distruggere le bande dei vari Chiavone e Mattei. Era assolutamente necessario che gli uomini chiamati a tale compito fossero pratici della montagna, robusti e coraggiosi, perché come scritto un cronista di quei tempi, il comandante piemontese Alessandro Bianco di Saint Jorioz ”i briganti che si tengono sul limite tra (… l Civitella Roveto e Capistrello sono per la massima parte nativi di quei monti e di quelle valli, quindi praticissimi per s6 stessi di ogni fosso, di ogni burrone, di ogni sinuosit6 del terreno (… )”.

Fu proprio una Compagnia di questi ”alpini” d’Abruzzo che sconfisse la banda Mancini, la quale, nell’aprile del 1862, aveva assalito Luco dei Marsi: ”I…) Questa Compagnia scrive ancora il Biancodi Saint Jorioz si gettò sulla montagna alla ventura, in traccia dei briganti (., ). Giunti i soldati sulla sommità del monte (… ), ben diciotto briganti colti a varie date furono fucilati I… l. Perseguitata cosi per otto a dieci giorni consecutivi, la banda dovette disperdersi”. In conclusione se non si vogliono considerare ”alpini” quei primi Cacciatori di Frontiera di cui abbiamo parlato all’inizio possiamo tuttavia, a buon diritto, considerare come primi nuclei del Corpo Alpini proprio questi soldati italiani di frontiera, I quali operarono sulle montagne della Marsica da veri alpini, da veri bocia e veci, ben dieci anni prima che il Settentrione d’Italia ci togliesse questo primato e questa gloria.

Testi del prof. Angelo Melchiorre

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