Luco dei Marsi. Nel cuore del Fucino, dove la terra racconta storie di fatica, sacrificio e rinascita, prende forma un’esperienza unica nel panorama nazionale: quella dell’Associazione Culturale Agricoltori di Luco dei Marsi, guidata da Franco Paris, imprenditore agricolo e simbolo delle battaglie per i diritti degli agricoltori, la tutela del territorio e la difesa delle radici culturali marsicane.
All’interno dei locali che ospitano la mostra fotografica “Luco: dalla rete all’aratro”, Paris si racconta ai microfoni di Terre Marsicane, affiancato dallo storico Argante Ciocci, autore del libro omonimo. La mostra, inaugurata il 13 gennaio nell’ambito della XXVI Festa del mondo agricolo fucense, accompagna il visitatore in un viaggio che parte dal prosciugamento del lago Fucino e arriva ai giorni nostri. Fotografie raccolte casa per casa, negli archivi familiari, regionali e ministeriali, in Italia e all’estero, restituiscono uno spaccato autentico della vita quotidiana, del lavoro nei campi, del ruolo centrale delle donne e della trasformazione sociale ed economica di un territorio che ha pagato un prezzo altissimo alla modernità. Parte di questo patrimonio è confluito nel libro “Dalla rete all’aratro”, pubblicato nel 2007 e finanziato dal Ministero dell’Agricoltura. Come sottolinea Ciocci, “non è solo un libro fotografico, ma un documento antropologico e storico di un’intera comunità”.
Gli agricoltori che fanno cultura
Al centro di tutto ci sono gli agricoltori che fanno cultura, con Paris come portavoce. L’obiettivo è dimostrare che chi coltiva la terra non è solo produttore di cibo, ma custode della memoria, della cultura e delle tradizioni locali. “La nostra associazione nasce con la Festa dell’Agricoltura”, racconta Paris, “onorando Sant’Antonio. Siamo andati casa per casa a raccogliere fotografie: la gente ha risposto con entusiasmo. Oggi possiamo iniziare a creare un archivio storico delle tradizioni del Fucino. Le scuole hanno apprezzato e si sono riviste nei propri genitori e nonni”.
“Ho iniziato a lavorare a 12 anni nell’azienda di mio padre”, aggiunge Paris raccontando la sua esperienza personale, “andavo a scuola e subito dopo nei campi. Se potessi rivivere tutto, rifarei ogni momento: l’agricoltura è passione, amore e responsabilità. Quando metti a dimora una piantina, capisci che sei custode del territorio e protagonista del cibo”.
Memoria storica e radici culturali
“Quando il Fucino venne prosciugato”, sottolinea Ciocci, “cambiò non solo il territorio ma anche la struttura sociale, i costumi e i modi di vivere. La mostra racconta questi passaggi, dalla pesca all’agricoltura, fino alla riforma agraria del 1950, quando gli affittuari divennero proprietari e fondarono aziende che ancora oggi rappresentano il fiore all’occhiello dell’economia marsicana”.
“Conoscere le proprie radici è fondamentale per comprendere chi siamo e progettare il futuro”, aggiunge lo storico. La struttura demografica e l’economia della Marsica non si possono capire senza conoscere il prosciugamento del lago Fucino, l’opera di ingegneri come De Montricher, Bermont, e Brisse e la successiva industrializzazione con lo zuccherificio di Avezzano, voluto da Torlonia.
L’unità tra agricoltori: una leva per il futuro
Paris sottolinea l’importanza della coesione tra agricoltori: “Senza unirsi non c’è futuro per la Marsica. L’esperienza di altre regioni, come l’Emilia-Romagna, dimostra che fare rete significa forza contrattuale, presenza nei mercati e dignità economica. Qui il problema è la frammentazione commerciale, ma io vedo speranza nei giovani: saranno loro a costruire associazioni forti, in grado di affrontare concorrenza estera e crisi di mercato”.
L’associazione ha già portato questo messaggio oltre i confini locali, partecipando a fiere internazionali in Germania e incontrando Papa Francesco, con lo striscione “come chicchi di una sola spiga”, simbolo di una visione collettiva dell’agricoltura. Paris spera di incontrare anche Papa Leone per ribadire il valore sociale e culturale del lavoro agricolo.
Giovani, futuro e innovazione
L’imprenditore insiste sul ruolo dei giovani: “La nuova generazione deve avvicinarsi all’agricoltura non come ritorno al passato”, afferma, “ma come scelta moderna, sostenibile e tecnologicamente avanzata. Oggi si lavora con satellitari, macchine moderne, sistemi di irrigazione avanzati: il lavoro non è più quello faticoso di una volta. Il Fucino è una risorsa straordinaria e fertile, e valorizzarlo significa dare futuro alla Marsica, evitando che i ragazzi siano costretti a emigrare”.
“Molti giovani hanno già iniziato a investire nella terra e nelle nuove tecnologie” aggiunge Paris, “questo è segno di speranza. La patata del Fucino IGP, le carote e altre produzioni sono richieste a livello nazionale e internazionale. Difendere questi prodotti significa difendere l’identità e la dignità del nostro territorio”.
Sfide e opportunità
Non mancano le difficoltà: carenza d’acqua, costi elevati, concorrenza sleale dall’estero e frammentazione commerciale. “Mentre in altre regioni come l’Emilia-Romagna”, spiega Paris, “gli agricoltori si organizzano, qui il percorso è ancora lungo. Ma vedo che i giovani, grazie alle tecnologie e alla voglia di innovare, stanno cambiando le cose”.
Oggi il Fucino produce circa il 30% del PIL agricolo della regione, un dato che conferma quanto questa terra sia strategica.
Cultura, memoria e responsabilità collettiva
La mostra, le iniziative culturali, la Festa del mondo agricolo fucense e il Premio “Il Seminatore” sono tasselli di un progetto più grande: ridare dignità alla terra e a chi la lavora, evitando quella “guerra tra poveri” che impoverisce il territorio e spezza il tessuto sociale.
“Alla Marsica dico: volersi bene, amare il prossimo e tornare a coltivare la terra. Questa grande risorsa”, conclude Paris, “resa fertile dal coraggio delle generazioni passate, è la base su cui costruire il futuro. I giovani devono prenderne coscienza: qui c’è una possibilità vera di sviluppo, lavoro e dignità”.
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