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Quando i Galdiatori Marsi combattevano al Colosseo

I gladiatori erano i lottatori dell’antica Roma. Il nome deriva da gladio, una piccola spada corta usata molto spesso nei combattimenti. I gladiatori avevano in media tra i 20 e i 35 anni. Il più delle volte erano obbligati a gareggiare, ma dopo una serie di vittorie o una vittoria particolarmente valorosa, veniva loro donato il rudis, una spada il legno che simboleggiava la libertà guadagnate combattendo.

I gladiatori venivano addestrati in scuole specializzate chiamate “ludi” e venivano gestite da un proprietario chiamato lanista, che affittava i gladiatori all’organizzatore degli spettacoli gladiatorii, traendone il proprio profitto che non veniva meno neppure se il gladiatore fosse morto durante il combattimento; in questo caso infatti l’organizzatore, oltre a pagare il prezzo d’ingaggio, risarciva al lanista anche il valore del gladiatore, una sorta di indennizzo per i suoi mancati guadagni futuri.

L’attività del lanista era generalmente poco stimata nel mondo romano e anzi veniva considerata di livello veramente infimo. Solitamente il lanista era un ex gladiatore che, conclusa l’attività, era stato insignito del rudis (la spada di legno simbolo del proprio affrancamento). La prima scuola di gladiatori di cui si ha notizia è quella di Caio Aurelio Scauro a Capua che si occupava verso il 105 a.C. dell’addestramento dei gladiatori impiegati dallo Stato come addestratori dei legionari.

Costretti ad un durissimo allenamento quotidiano e all’osservanza di una disciplina ferrea, i gladiatori venivano introdotti gradualmente all’arte del duello, prima contro sagome umane (palum) e poi contro veri avversari ma usando armi fittizie, fino ad ottenerne dei validi combattenti.

La più grande e famosa scuola gladiatoria si trovava a Roma, Il “ludus magnus”, proprio adiacente all’Anfiteatro Flavio, ma prestigiose erano anche le scuole di Ravenna, di Pompei e di Capua. Proprio a causa di una rivolta scoppiata alla scuola di Capua, diretta dal lanista Lentulo Batiato e capeggiata dal famoso gladiatore Trace, Spartaco, che si decise di regolamentarne il reclutamento, attraverso provvedimenti sempre più restrittivi da parte del Senato.

I gladiatori erano veri e propri sex symbol del loro tempo. Amati anche dalle donne della nobiltà, che per l’amore di un gladiatore erano disposte a tutto. Come Eppia, moglie di un senatore, che abbandonò il marito per fuggire con un eroe dell’arena. Secondo la cultura popolare prima del combattimento i combattenti si recavano sotto la tribuna dell’Imperatore, quando questi era presente, e urlavano: “ Ave Caesar, morituri te salutant.”, cioè “Ave Cesare, coloro che si apprestano a morire ti salutano.”.

Le credenze secondo le quali un duello terminasse con la morte di uno dei due combattenti sono oggi state smentite, non che non potesse succedere, ma accadeva assai di rado, in quanto un gladiatore aveva un costo molto elevato per mantenimento e addestramento, inoltre se si trattava di gladiatori affermati, il pubblico avrebbe certamente voluto rivederli combattere. Vi è poi l’equivoco sul famoso “pollice verso” su cui le fonti sono poche e discordanti tra di loro, sembra comunque certo che il pollice rivolto in basso non significasse l’uccisione del gladiatore ma a decretarne la morte era proprio il pollice rivolto verso l’alto o disposto orizzontalmente. Nel corso della storia, specialmente in età imperiale i cruenti duelli, e i grandi spargimenti di sangue, iniziarono a contrariare la parte più moderata della città, e vennero così introdotti, specialmente con Traiano e Marco Aurelio, duelli simultanei con armi adattate per non causare ferite, anche se la maggior parte dei romani continuava a preferire i veri combattimenti.

Secondo una tradizione non verificata il sangue di un gladiatore morto veniva ricercato come efficace afrodisiaco o come rimedio per l’anemia. Spesso i reziari raccoglievano con spugne nell’arena il sangue dei gladiatori feriti o uccisi per venderlo.

I guerrieri Marsi erano molto ricercati per la loro prestanza fisica e per l’arte del combattimento. Da uomini liberi molti si unirono alle schiere dei gladiatori, facendo spesso la loro fortuna e quella degli impresari. Il pubblico pagava per guardarli combattere e le donne pagavano per averli nei loro letti. Non si hanno notizie certe ma solo voci di corridoio che ne hanno perpetrato la fama e la temerarietà.

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