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Giuseppe Testa, partigiano di San Vincenzo Valle Roveto: richiesta dall’ANPI l’intitolazione di un luogo di Roma

I parenti e la sezione ANPI Trullo-Magliana “Franco Bartolini” hanno presentato all’ufficio toponomastica del Comune di Roma la richiesta formale di intitolazione di un luogo al partigiano Giuseppe Testa, che attualmente non ne ha alcuno a lui dedicato a Roma.

Poiché anche la toponomastica può dare un prezioso contributo alla creazione di cultura e memoria, la sezione ANPI Trullo-Magliana “Franco Bartolini” ritiene molto importante ricordare, dandone la giusta e doverosa visibilità, chi si è battuto, fino a pagare con la propria vita, per la liberazione del paese dalla dittatura nazifascista, opponendo alla barbarie e violenza valori come la solidarietà, la fratellanza e la giustizia sociale.

La richiesta al Comune di Roma è di intitolare al martire per la libertà, a cui è stata conferita la Medaglia d’Oro al valor Militare, il largo prospiciente via del Trullo (civici 239-245) angolo via Arcidosso o altro luogo nella borgata del Trullo, dove egli fu in servizio presso la caserma del Genio Militare.

Un mese fa è stato già chiesto alle autorità competenti (Comune, Regione, Agenzia del Demanio) anche lo spostamento del monumento dedicato a Giuseppe Testa, attualmente posto all’interno della dismessa caserma Donati ed inaccessibile, collocandolo nel luogo toponomastico che a lui sarà dedicato.

Ricordiamo che al partigiano Giuseppe Testa sono state dedicate una piazza con annesso monumento a Morrea in Abruzzo e una strada ad Alvito in provincia di Frosinone. I promotori restano in attesa di risposte dalle Istituzioni ed attendono azioni concrete per la realizzazione di quanto richiesto.

Chi era Giuseppe Testa?
Giuseppe Testa, nato a San Vincenzo Valle Roveto (Aq) il 25 maggio 1924
, impiegato del Genio Militare di Roma presso la caserma Donati sita alla borgata del Trullo in Roma, tre giorni prima dell’8 settembre 1943 viene inviato in missione a Milano dove apprende dell’armistizio di Cassibile; tornato a Monterotondo è arrestato dagli occupanti nazisti.

Riuscito a scappare, il giovane impiegato raggiunge le montagne dell’Abruzzo, dove prima affianca l’attività di un sacerdote della Valle di Roveto, che con altri giovani del luogo aveva costituito un comitato per l’assistenza ai detenuti politici, ai prigionieri alleati e ai militari italiani sbandati, e successivamente assume il comando di un distaccamento del gruppo partigiano “Patrioti della Marsica” a Morrea, frazione del comune di San Vincenzo Valle Roveto (AQ).

A seguito di una delazione viene sorpreso da un rastrellamento nazista il 21 marzo del 1944. Arrestato insieme al padre, al fratello e allo zio (più molti altri partigiani della zona), viene immediatamente sottoposto ad interrogatori e torture, prima di essere condotto alla sede del comando tedesco a Civita d’Antino (AQ).

Trasferito nel campo di internamento di Madonna della Stella nei pressi di Sora (Frosinone) gli è riservato un trattamento particolare. I tedeschi, che già gli avevano spezzato un braccio durante il primo interrogatorio, nonostante giorni e giorni di sevizie, non riescono a farlo parlare. Sommariamente giudicato da un Tribunale militare tedesco, dinanzi al quale si assume tutte le responsabilità per scagionare la famiglia ed i compagni di lotta, Giuseppe Testa viene condannato a morte e fucilato ad Alvito l’11 maggio del 1944.

Al Partigiano Giuseppe Testa, con decreto del 15 maggio 1946 di S.M. il Re d’Italia, è stata conferita “alla memoria” la medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:

Giovane ardente e di alti sentimenti di amore patrio, abbracciava con entusiasmo la causa dei partigiani, costituendo nel suo paese un comitato per l’assistenza dei prigionieri di guerra alleati e dei militari italiani sbandati. Arrestato per vile delazione di un militare tedesco fintosi inglese, non svelava, malgrado torture e minacce, l’organizzazione clandestina e il luogo dove era occultato un soldato alleato. Processato da un tribunale tedesco, benché promessagli salva la vita se avesse parlato, preferiva la morte. Dinanzi al plotone d’esecuzione, con virile fermezza, offriva la sua nobile e giovane vita per la libertà della Patria“.

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