Comune di San Vincenzo valle Roveto

L’11 maggio dell’anno successivo, quando ormai l’Italia era stata finalmente liberata, si celebrò ad Alvito il primo anniversario del martirio di Giuseppe Testa. Una cerimonia solenne che desidero ricordare con le parole di un testimone oculare, il poeta vernacolo sorano Riccardo Gulia”, che descrisse magistralmente quanto accadde in quel giorno su ” La Nuova Battaglia “(24):

L’11 maggio 1944, nei pressi del Cimitero di Alvito (Frosinone) il ventunenne patriota di Morrea (L’Aquila); Giuseppe Testa, cadeva fulminato dal piombo tedesco. Alle ore 23 di quello stesso giorno, sul vicinissimo fronte di Cassino, tra bagliori apocalittici, di cui il sangue di quel martire fu come la scintilla incendiaria, gli eserciti alleati scatenavano quella grande offensiva, che doveva finalmente travolgere l’odiatissimo invasore. Nel primo anniversario di quel martirio, le popolazioni della Valle Roveto, di Valle Comino e della plaga del Liri, convenute sulla tomba dell’Eroe in pellegrinaggio d’amore hanno glorificato il giovane patriota che già giganteggia nella storia del nostro secondo Risorgimento.

Nel cimitero di Alvito

Lungo il non breve percorso, che unisce Alvito al suo Cimitero, fiumane di popolo facevano ala stamane al passaggio della macchina che recava la famiglia del martire, la quale fu ricevuta al suo arrivo dal Vescovo diocesano mons. Fontevecchia, dal sindaco di Alvito, dalle molte autorità qui convenute. Il commoventissimo incontro dei genitori di Giuseppe Testa con quella folla riconoscente ed entusiasta ebbe attimi di lirismo che nessuna penna saprebbe descrivere. Lagrime di cordoglio e di fierezza furono scambiate in silenzio, mentre quasi in sordina la musica di Alvito, solennemente. ricantava le note di Mameli. Poi, nella capace cappella del Cimitero, tutta gremita di popolo e di bandiere, S.E. il Vescovo celebrava il S. Sacrificio, che la ” Schola Cantorum ” di Alvito, col fremito magistrale delle sue voci, solennemente commentava. lievitando nei cuori sentimenti sublimi. Subito dopo, Vescovo e popolo si portavano sulla tomba di Giuseppe Testa dove mons. Fontevecchia, dopo aver esaltato le virtù religiose e patriottiche del giovanissimo martire, impartiva l’Assoluzione.

Il corteo

Il presidente del Comitato di Liberazione d’Alvito, Gaetano Mazzenga, segretario politico della Democrazia Cristiana, infaticabile organizzatore di questa celebrazione, a cui conferì con slancio ed amore di ardente patriota la solennità di una sagra di gloria, inquadrava la folla in un imponente corteo, che, dal Cimitero, doveva portarsi sul luogo del martirio. Musiche, vessilli, corone, precedevano una vera marea di popolo. Un piccolo e giovanissimo prete era alla testa del corteo, con a fianco due giovani fieri: Gemmiti Ugo Antonio e Casalvieri Pietro. Ma gomito a gomito con loro c’era pure il martire Giuseppe Testa. Perché quel sacerdote, don Savino Orsini, è il capo e l’animatore di un Comitato di assistenza e di liberazione, che fu fondato nel minuscolo paesello di Morrea (L’Aquila), ove don Savino è parroco. E quel Comitato è tutto li: tre giovani animosi che il 28 settembre 1943, invitati dal parroco, giuravano con lui, per la vita e per la morte, di assistere, difendere, salvare tutti i prigionieri e gli italiani sbandati, che affluivano a migliaia sull’impervia frazione di Morrea.

L’opera caritatevole e patriottica pungolava i loro cuori ed essi volontariamente se la imposero come una doverosa missione; in ciò entusiasticamente secondati dai 450 abitanti di quella frazione: nessuno escluso. Un vecchio proverbio ammonisce: ” A Morré portete le pane se non le té “, tanto quel paesello è povero: privo di ogni risorsa. Eppure, miracolo della carità e dell’amor di Patria, in quella piccola frazione montuosa, ben 3100 prigionieri alleati e 2700 soldati italiani trovarono, e per nove mesi, cibo, vestiario, calzature, medicinali, conforti di ogni genere, soprattutto, asilo sicuro e protezione fraterna. Ma c’era tra i beneficati un falso prigioniero; una miserabile spia tedesca che, dopo cinque mesi di vita in comune con gli assistiti, denunciò all’invasore l’attività del Comitato. I quattro componenti furono arrestati ma, sebbene martoriati e torturati a sangue, perché non vollero consegnare i loro protetti, tre di essi: don Savino, Gemmiti e Casalvieri, furono salvati per interessamento dello stesso delatore, mosso da tardivo, incomprensibile rimorso; mentre Giuseppe Testa pagò per tutti, col supremo olocausto della sua giovanissima esistenza.

Questi e tanti altri ricordi andavano essi rievocando, a braccetto col loro caro Peppino, che era uscito dalla tomba ed ora li accompagnava sul luogo dell’esecuzione. Dietro di loro gli abitanti di Morrea sembravano assorti ad ascoltarli, pur se tutt’intorno c’era un garrire di bandiere, un tripudio di canti patriottici, un’animata manifestazione di affetto per quei giovani eroi. Li seguivano da vicino autorità e conterranei della Valle Roveto; di San Vincenzo, Civitella, Castronovo, Civita d’Antino, Balsorano. I campi assolati della estesa Val di Comino erano stati abbandonati da tutti gli agricoltori, che erano accorsi ad accodarsi al corteo. La Società italo-americana ” Santa Maria del Campo in Val di Comino ” con la totalità dei suoi iscritti; i Comitati di Liberazione e le rappresentanze dei partiti di Alvito, San Donato, Fontechiari, Vicalvi e Sora ed una interminabile colonna di popolo precedevano le macchine del Vescovo e della famiglia Testa.

Sul luogo del martirio

Risalito il letto ghiaioso di un torrente, che serpeggiando si inerpica tra gole sinistre di montagne, siamo giunti sul luogo del misfatto, dove, con sorpresa, abbiamo trovato altre migliaia di persone, disseminate per le colline, arrampicate qua e là sulle rocce e sugli alberi, sparse un po’ dovunque sui margini dei campi verdeggianti di grano.

Questo luogo, che ha insieme qualche cosa di orrido e di maestoso, disonora ancor più i sicari tedeschi e ne dimostra la viltà, perché fu scelto fra i più reconditi ed i meno accessibili. E’ una piccola valle, tutta dirupi e pendii, chiusa all’intorno da colline e da monti; la diresti una gigantesca basilica, che ha come sfondo un roccione scosceso. a forma di abside, che abbraccia ed esalta un piccolissimo altare: l’ara del caduto. E l’altare è un olivo che leva ai piedi un rustico cippo ed una pietra di marmo, leggermente inclinata, sulla quale;- anche a molta distanza puoi leggere: ” Qui al tedesco assassino, agli Italiani pavidi, Giuseppe Testa, con la sua morte attesto la vita e l’onore della Patria. 11 maggio 1944 “.

La breve zolla che circonda l’ulivo è stata trasformata in una serra di fiori e sulla lapide che il tricolore ravviva, tra le pieghe della bandiera è stata deposta la fune ancora macchiata di sangue, che era servita ai tedeschi per legare all’albero la vittima inerme. Su quell’altare, tra il più religioso silenzio, è ascesa tremante e desolata, seguita dal consorte, l’inconsolabile mamma del giovane eroe. A quella scena pietosa un brivido di commozione passava tra la folla strappando lagrime e singhiozzi. Ma quelle lagrime germogliavano un canto che tumultuava nei cuori: ” Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta…”. E il piccolo prete, patriota gigante, l’umile parroco di Morrea, finalmente ha parlato. Delle sue parole come di quelle del prof. Brusca e dell’avv. Solimena, diremo soltanto la grande commozione che hanno suscitato. Più che parole erano lagrime d’amore distillato dai cuori, Confuso tra la folla e, direi quasi appartato, c’era, all’ombra di quell’ulivo, un grande testimonio dell’infame assassinio.

Era l’abate Forte, il sacerdote che, dopo aver assistito, confortò con gli ultimi Sacramenti il giovane eroe di Morrea. Su quel volto trasfigurato dal tremendo ricordo e da questa irresistibile scena, si leggeva la tragedia che egli non potrà mai tradurci in parole. Ma, nel suo sguardo, l’unico che ho visto non velato dal pianto, ho letto molte cose che nessuno saprebbe ridire; ho letto il poema che Giuseppe Testa ha cantato, con epico lirismo, nel tragico momento del suo sublime olocausto.

Fin qui il toccante articolo del poeta Riccardo Gulia. Io sono in possesso di quel discorso commemorativo pronunciato da don Savino perché lo ebbi da lui in dono nell’incontro del febbraio 1977, e mi sento onorato i di ricordarne qualche brano, più significativo, in segno di omaggio all’amico scomparso e come atto di rinnovata gratitudine al giovane martire di Morrea: di Signori, non sono qui per commemorare la sublime, eroica figura 4 Giuseppe Testa. Non ne avrei né la capacità né la forza d’animo; sebbene nessuno più di me può sapere e potrebbe dire di lui cose veramente mirabili. Ma io sarei un grande colpevole, se in questo giorno in cui si esaltano le virtù e l’eroismo di questo patriota, mi facessi vincere dalla commozione ed esonerare dalla modestia. Il 22 settembre 1943, io che conoscevo a fondo l’animo e l’amor patrio di Giuseppe Testa, di Antonio Gemmiti e di Pietro Casalvieri, li invitai a stringere tra noi un patto solenne, a vincolarsi, cioè, per la vita e per la morte, ad un sacro giuramento.

Si trattava di assistere, nutrire e salvare migliaia di giovani, migliaia di prigionieri alleati e di fuggiaschi italiani. Il minuscolo paese di Morrea, per la sua posizione geografica, per la sua ubicazione, per la sua trascurabile importanza, era un rifugio sicuro ed ideale per quei giovani derelitti a cui tutto mancava… Fu cosi che a Morrea, paesello di appena 450 anime, dal 22 settembre 1943 al maggio 1944, furono ospitati, assistiti e salvati circa seimila giovani di diverse nazionalità… Ma tra i tanti beneficati s’era aggregato un falso prigioniero che, per ben 5 mesi ritenuto un soldato alleato, era invece un’abile spia tedesca. Quell’infelice informò il Comando tedesco dell’esistenza e del funzionamento del nostro Comitato, sicché dopo varie scorribande, terrorismi ed infamie, gli sgherri teutonici vennero ad arrestarci. Ma l’infame delatore, tocco forse dalla grazia e spinto dal rimorso, all’ultimo momento volle salvarmi. Antonio Gemmiti e Casalvieri Pietro, invece, deportati da un Comando all’altro, subirono interrogatori, insulti, minacce, ed il Gemmiti fu perfino torturato a sangue. Ma entrambi furono, come me, miracolosamente e misteriosamente risparmiati.

Chi pagò per tutti, invece, col supremo sacrificio della sua giovane vita fu Giuseppe Testa che, fedele al giuramento dato, preferì le torture e la morte, anziché rivelare il segreto di consegnare fuggiaschi e prigionieri alla ferocia degli Unni. Non tu, dunque, o carissimo Giuseppe, dovevi sacrificare la tua vita per il tuo grande amor patrio, ma io, che del tuo sacrificio sono il primo responsabile… Ma il Signore ha voluto risparmiarmi perché ogni giorno ci fosse sulla terra un altare che preghi per te, onde fulgida e sfolgorante sia nei Cieli la tua gloria, come radiosa e splendente è l’aureola del tuo eroismo su questa terra… Viva l’Italia!

I resti mortali di Giuseppe Testa, medaglia d’oro al valor militare, riposano oggi nel piccolo cimitero di Morrea, dove furono trasportati da Alvito (25). Su quella tomba benedetta non dovrebbero mancare mai fiori. Su quella tomba dovrebbero inchinarsi le nostre giovani generazioni per meditare su quali solide e cruente fondamenta è stata costruita la libertà della Repubblica Italiana, perché:
A egregie cose il forte animo accendono
l’urne de’ forti… e bella
e santa fanno al peregrin la terra
che le ricetta…
(U. Foscolo, Dei Sepolcri, 151-4)

Ed al Foscolo fa eco il Mazzini quando scrisse che:
Un popolo non dovrebbe poter innalzare monumenti alla memoria dei suoi eroi se non è capace di fare della propria anima un tempio all’ideale che quei grandi adoravano.

E tu, giovane eroe, Giuseppe Testa, riposa in pace nel silenzio e nella quiete profonda dei tuoi monti, perché ” giacere morto è bello quando un prode ha lottato per la sua patria ” (Tirteo), ed anche tu

onore di pianti… avrai
ove fia santo e lagrimato il sangue
per la patria versato, e finché il Sole
risplenderà su le sciagure umane.
(U. Foscolo, Dei Sepolcri, 292-5)

Note
24. R. Gulia, Valle Roveto e Val Comino glorificano il giovane martire Giuseppe Testa, ” La Nuova Battaglia “, Settimanale della Democrazia Cristiana del Lazio (Supplemento de ” Il Popolo “), Anno I, n. 21, 27 maggio 1945.

25. A Morrei, al centro del belvedere sulla piazzetta a lui intitolata, è dedicato a Giuseppe Testa – oltre che a memoria dei Caduti delle due guerre mondiali – il monumento con il busto dell’eroe scolpito a Carrara per conto del Ministero della Difesa. Sul lato destro della stele è inciso; Morrea ai suoi Caduti 1915-1918; sul lato sinistro: Morrea ai suoi Caduti 1940-1943; sotto il busto marmoreo e il nome con gli anni di nascita e di morte (GIUSEPPE TESTA / 1924-1944) si legge: MORREA / AL SUO FIGLIO MIGLIORE / MEDAGLIA D’ORO / GIUSEPPE TESTA / CHE IMMOLO’ LA SUA GIOVANE VITA / PER LA GIUSTIZIA E LA LIBERTA’/ DEI FRATELLI / ITALIANI E ALLEATI / UNITI / NELLA LOTTA DI LIBERAZIONE . Alla base del monumento è stata aggiunta una piccola lapide in marmo nel 50′ anniversario del martirio con la seguente scritta: IL COMUNE NATIO / A PERENNE MEMORIA / DEL TUO MARTIRIO / PER LA LIBERA ITALIA ‘ MORREA 15-5-1994. Ad Alvito, nella ricorrenza cinquantenaria dell’esecuzione, l’11 maggio 1994, ad iniziativa di un comitato presieduto da Francesco Persichetti e con il patrocinio del Comune, rappresentato dal Sindaco Loreto Capoccia e dall’Assessore alla Cultura Dionisio Paglia, fu degnamente onorata la memoria di Giuseppe Testa. Dopo la S. Messa e la deposizione di una corona al monumento dei Caduti, i numerosi convenuti si recarono in raccolto pellegrinaggio, per la commemorazione ufficiale, sul luogo della fucilazione, in località Fontanelle, percorrendo la strada intitolata nella stessa occasione a Giuseppe Testa. Successivamente nel palazzo municipale fu proiettato un documentario rievocativo delle vicende di Morrea e del martirio. Alla cerimonia. oltre al Prefetto della Provincia di Frosinone dott. Felice Albano, ad alcuni Sindaci e ad altre autorità, erano presenti i fratelli dell’eroe, Italia e Oreste.

Testi tratti dal libro Giuseppe Testa 1924-1944

Testi a cura di Mario Martini

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Giuseppe Testa 1° anniversario del martirio
Giuseppe Testa 1° anniversario del martirio

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