Giudizi critici

Testi a cura di Vittoriano Esposito maggiori info autore
Ugo Maria Palanza
(dalla Presentazione all’opuscolo ” Gabriele D’Annunzio “, Roma 1963)

Di Gravio si inserisce istintivamente nella gloriosa tradizione di uomini di legge votati anche alle lettere. Una tradizione che ha origini antichissime, tal che si perdono nella notte dei tempi. Solone, per fare un ricordo, era legislatore e poeta, e poeti ancor piu antichi, in certo senso, erano cultori di diritto quando, accanto a Giove, ponevano le bilance della giustizia. Per tacere poi dei secoli di Roma, e della tradizione medioevale e rinascimentale e moderna, in cui non e più possibile contare gli uomini di legge passati alle lettere, da Petrarca e Boccaccio, fino a Ugo Betti. Questo per dire che tra Diritto e Arte non c’e contraddizione ed entrambi sono espressione, la più alta, di quel che si dice ” humanitas “, cioè civiltà, ed entrambi muovono da uno stesso divino principio: l’armonia, l’equilibrio, da cui discende la giustizia, nei rapporti tra gli uomini; la saggezza, nella condotta degli uomini; la bellezza, nelle opere d’arte.

S’intende, sarà anche una questione di misura: chi emerge di più, chi di meno, chi in sommo grado, chi in grado medio, ma in ogni caso, quel che conta per tempi passati e certo conta per il presente, e la buona fede, l’istinto genuino, l’obbedienza ad un richiamo. E quando questo istinto e presente, indipendentemente dai valori che si possono perseguire, sempre in esso e la spia d’un nobile sentire, d’un vero umano modo d’intendere la vita, d’un generoso modo d’accostarsi agli infiniti casi che d’essa costituiscono il tessuto e la sostanza.
E quanto voglio dire di Dario Di Gravio, di questo mio indimenticabile allievo una volta, e fedele amico poi sempre. ”

Vittorio Rossi
(dalla Premessa a ” Parole gettate ” 2″ ed. accresciuta, Roma 1963)

” Dario Di Gravio, temperamento poetico di fine sensibilità, innamorato della musicalità del verso, immune da preconcetti estetici, e rifuggente da ricerche concettuali che istintivamente sente estranee all’arte, cerca appunto, con la sua poesia, di cogliere il momento lirico essenziale, il frammento; e, nello stesso tempo, di conferirgli una certa compiutezza e una certa corposità, che possano elevarlo a dignità di simbolo, e destare risonanza nei cuori.
Dai suoi ricordi d’infanzia, dalle visioni idilliache delle sue terre, sono i nostri ricordi, i nostri idilli che rifioriscono, più freschi e più vivi, assumendo un valore evocativo più intenso, più puro, più suggestivo. ”

Testi tratti dal libro Poeti Marsicani