Giorno della Memoria dell’Olocausto, scrive Don Aldo Antonelli “Gli uomini di Stato arrivati in Israele potrebbero ricordare il passato, ma stanno offuscando il presente”



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“Non c’è olocausto lì, solo apartheid. Nessun annientamento, ma una brutalizzazione sistematica di una nazione. Non Auschwitz, ma Gaza.

Il giornalista israeliano Gideon Levy critica l’ipocrisia dei leader mondiali che visitano Israele mostrando la loro solidarietà alle vittime dell’Olocausto mentre ignorano l’olocausto imposto ai palestinesi da Israele.

È molto importante ricordare il passato; non meno importante è essere consapevoli del presente senza chiudere gli occhi.

Le dozzine di uomini di Stato che sono arrivati in Israele mercoledì potrebbero ricordare il passato, ma stanno offuscando il presente. Nel loro silenzio, nella loro indifferenza verso la realtà mentre si allineano incondizionatamente al fianco di Israele, non solo tradiscono i loro ruoli, ma tradiscono anche la memoria del passato nel nome della quale sono venuti qui.

 Essere ospiti di Israele senza menzionare i suoi crimini; commemorare l’Olocausto ignorando le sue lezioni; visitare Gerusalemme senza recarsi nel ghetto di Gaza in occasione della Giornata internazionale della memoria dell’Olocausto – non può che far pensare a una grande ipocrisia.

È positivo che re, presidenti e altri personaggi illustri siano venuti qui in onore di questo giorno della memoria. È deplorevole che stiano ignorando ciò che le vittime dell’Olocausto stanno infliggendo a un’altra nazione.

La città di Yerevan non assisterà mai a un raduno così impressionante per commemorare l’olocausto armeno. I leader mondiali non andranno mai a Kigali per celebrare il genocidio accaduto in Ruanda.

L’Olocausto è stato davvero il più grande crimine di sempre contro l’umanità, ma non è stato l’unico. Ma gli ebrei e lo stato di Israele sanno bene come santificare la sua memoria e usarla per i propri scopi.

 In questa Giornata internazionale della memoria dell’Olocausto, i leader mondiali sono ospiti di un primo ministro israeliano che, alla vigilia della loro visita, ha chiesto sanzioni – che ci crediate o no – alla Corte Penale Internazionale dell’Aia, che è un’eredità del tribunali istituiti per giudicare i crimini della seconda guerra mondiale.

In questa Giornata della Memoria, i leader mondiali stanno arrivando da un primo ministro che sta cercando di incitarli contro la Corte dell’Aia. È difficile pensare a un uso più irritante dell’Olocausto, è difficile concepire un tradimento più grande della sua memoria rispetto al tentativo di minare la corte dell’Aia solo perché desidera svolgere il suo ruolo e indagare su Gerusalemme.

Gli ospiti resteranno in silenzio anche su questo tema.

Alcuni di loro potrebbero essere convinti che il problema sia l’Aja, non Israele.

Sanzioni alla Corte anzichè allo Stato occupante.

Non bisogna mai dimenticare l’Olocausto, ovviamente. Non si deve neppure dubitare del fatto che fosse diretto contro il popolo ebraico. Ma proprio per questo motivo non si deve ignorare il comportamento delle sue vittime verso le vittime secondarie dell’Olocausto degli ebrei, il popolo palestinese.

Senza l’Olocausto non avrebbero perso la loro terra e non sarebbero stati imprigionati oggi in un gigantesco campo di concentramento a Gaza o non avrebbero vissuto sotto una brutale occupazione militare in Cisgiordania.

Quando oggi recitano alla nausea “mai più”, si dovrebbe lanciare uno sguardo onestamente a sud e ad est, a pochi chilometri dalla sala commemorativa di Yad Vashem. Non c’è olocausto lì, solo apartheid. Nessun annientamento, ma una brutalizzazione sistematica di una nazione. Non Auschwitz, ma Gaza. Come si può ignorare questo in occasione della Giornata Internazionale della Memoria dell’Olocausto?

È difficile credere che nessun leader mondiale che è venuto in Israele, si sia recato a Gaza dopo la cerimonia. Se uno di loro avesse avuto il coraggio di farlo, avrebbe onorato il ricordo dell’Olocausto non meno che visitando Yad Vashem.

Non ci sono molti posti al mondo in cui le parole “mai più” dovrebbero risuonare tanto forti quanto all’interno dei confini di questo enorme ghetto, creato dallo Stato dei sopravvissuti all’Olocausto. Non andare a Gaza a vedere cosa sta succedendo lì? Non identificarsi con il destino di due milioni di esseri umani che sono stati rinchiusi in un campo di concentramento per 14 anni, a un’ora di distanza da Gerusalemme? Come è possibile? Non gridare “mai più” a Gaza? Come possono non farlo?

Alcuni leader hanno apparentemente pensato di bilanciare la loro visita qui con una breve visita cerimoniale a Ramallah, inclusa una foto con Mahmoud Abbas, che è anche il bersaglio delle proteste di Israele.

Questo tipo di visita non ha significato. Ramallah non determina il destino del popolo palestinese. (Il destino del popolo palestinese) È determinato nel complesso governativo di Gerusalemme e nel complesso dell’establishment della difesa a Tel Aviv.

Bisognava venire oggi in Israele per ricordare il mondo dell’Olocausto, ma anche del silenzio. Contro questo silenzio si dovrebbe anche gridare: “Mai più”.

L’Olocausto potrebbe non ripetersi mai, ma il silenzio imbarazzante continua, anche in questo giorno della Memoria a Gerusalemme”.

       Don Aldo Antonelli