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Comune di Gioia Dei Marsi

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Non è facile addentrarsi nell’antica storia dei Marsi e delle loro origini, terreno di analisi e di ricerca di valenti storiografi e specialisti in archeologia, paleontologia, antropologia, linguistica, ecc. i quali hanno da sempre cercato, senza pienamente riuscirvi, di definire i caratteri tipici della civiltà italica appenninica di cui i Marsi sono una componente.

Scarse sono, infatti, le tracce lasciate da questa civiltà tanto che un archeologo francese di fine ottocento, M. Emmanuel Fernique, che si era fortemente impegnato nello studio delle iscrizioni e dei ruderi allora conosciuti, concludeva nel 1882 le sue fatiche con queste poco incoraggianti parole: “Dopo aver descritto le singole città della regione dei Marsi, si deve ammettere che solo pochissime vestigia di questo popolo rimangono. Infatti i Marsi in età remota, già soci dei Romani, adottarono gli usi e la lingua di questi… Nella regione, fino ad oggi, non è stata ritrovata nessuna necropoli che appartenga ad età remota; quasi tutti i monumenti che abbiamo descritto furono costruiti al tempo dell’Impero… Nelle statuette scavate non c’è nulla di singolare… Infine non è accertato che i ruderi in opera ciclopica fossero dei Marsi; sappiamo, infatti, che questo popolo non era aborigeno ma, certamente, scacciò da quella regione i primitivi abitanti”. Da quando scriveva Fernique che, peraltro, aveva già individuato un sito archeologico importante nel territorio di Gioia dei Marsi, con mura ciclopiche, sono state fatte molte altre ricerche.

Tali ricerche archeologiche si sono estese non solo ai Marsi, ma a tutta l’Italia centro-meridionale dove si erano stabilite le popolazioni sabine dette anche, originariamente, “Safine” i cui insediamenti principali sono stati individuati prevalentemente nelle “ocres”, piccoli centri fortificati in altura, generalmente intorno ai 1000 metri di quota. Le “ocres” erano spesso protette da mura megalitiche (dette anche ciclopiche o pelasgiche) e, in epoca primitiva, da muraglie più leggere e palizzate in legno. Prima nel IX secolo a.C. si trovano insediamenti in zone pianeggianti e terrazzi pluviali con “pagi” o “vici” talvolta su palafitte (per es. a Celano).

Sono state, poi, scoperte numerose necropoli, generalmente in zone discoste dai centri abitati, dalle quali è possibile ricavare le principali, anche se limitate, conoscenze su questo popolo italico che, come gli Etruschi, ha lasciato pochissime tracce in superficie e molto nei sepolcri. Siti archeologici di un certo rilievo si trovano nel territorio dell’attuale comune di Gioia dei Marsi e dintorni, luoghi tutti dove è accertata una presenza massiccia delle antiche popolazioni fin dall’epoca preistorica. Supporre che Gioia dei Marsi sia il luogo principale della civiltà marsa sarebbe esagerato, perà è un territorio di riconosciuto interesse storico tanto che il celebre archeologo abruzzese Antonio De Nino già ne parlava diffusamente in sue pubblicazioni del 1885 e del 1906 e già Ludovico Antinori, antico storico del XVIII secolo, ne dava notizia.

Gioia, insieme ai vicini paesi della parte sud orientale del Fucino, si puà considerare, forse, il maggiore insediamento originale dei Marsi essendo stati scoperti, in tale comprensorio, oltre 50 siti archeologici a partire dal paleolitico fino al periodo romano, quando ebbero vita le principali città di Marruvio, Milonia, Plestina e Fresilia nonchè la vicina Angizia. Quanto alla specificità e alle radici del popolo marso, gli archeologi attuali, sulla base dei recenti ritrovamenti, tendono, sommariamente, ad inquadrarle nella più ampia comunità “safina” comprendente moltissimi altri popoli (tra cui gli stessi sanniti) che, secondo la loro analisi, sono emersi dalla preistoria attraverso un lento sviluppo autonomo degli abitanti locali insediati fin dal tempo della civiltà neolitica e cioé dal 2500 a.C. con tracce anche nel paleolitico.

Più articolata, anche se poco dimostrata e documentata, è stata finora, l’impostazione degli storici che hanno ritenuto sempre frutto di apporti di popoli migranti gli sviluppi delle civiltà e considerano gli italici appenninici di origine etnica mista con forte incidenza di indoeuropei immigrati in varie fasi fino all’inizio dell’età del ferro (1000 a.C.) quando penetrarono nella penisola i cosiddetti terramaricoli e poi i villanoviani.

Dagli incroci di questi invasori con i precedenti abitanti neolitici ed eneolitici di razza mediterranea e con altri popoli di misteriosa origine, come i mitici Velasgi, sarebbero in vari tempi derivati sia i Latini, sia gli osco-umbro Sabelli (o Safini=Sabini), sia gli Etruschi e, infine, i Romani stessi risultanti da un intreccio di tutti i precedenti. Tenendo conto sia degli apporti degli archeologi, sia di quello degli storici e senza nessuna pretesa di svolgere un lavoro scientifico, darà conto, via via, dei punti di vista degli uni e degli altri ponendo alcuni interrogativi che forse vale la pena di approfondire.

SERGIO ARAMINI

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Gioia dei Marsi ieri e oggi

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