Fermenti politici e sociali nella Marsica del 1920-21

Tornando al quadro menzionato nei precedenti saggi sulla Marsica, ancora una volta ricaviamo utili informazioni dal giornale Il Risorgimento d’Abruzzo (14 agosto 1920).

Leggiamo, in un numero speciale dedicato «Ad Camillum Corradini», lusinghieri apprezzamenti riferiti alle sue qualità di uomo politico e d’insigne parlamentare, sempre proteso alla rinascita del territorio. Corradini, alla vigilia di nuove elezioni, sarà di nuovo candidato nel «blocco giolittiano», sostenuto con vero slancio campanilistico da uomini politici marsicani. Alcune poesie in latino e in dialetto dedicate «A ddon Camille Curradine» esaltavano la figura di questo parlamentare avezzanese. Tuttavia, il delegato speciale Francesco Benigni in precedenti relazioni aveva mostrato lo sforzo compiuto dall’autorevole sottosegretario all’Interno che, sostanzialmente, portò avanti e riuscì a migliorare solo le condizioni della sua città natale.

Per il resto del comprensorio, le dichiarazioni di Sipari (iscritto al gruppo radicale ma inserito nella maggioranza ministeriale di Corradini), chiamarono in causa il ministro dei «Lavori Pubblici Camillo Peano», i rappresentanti delle leghe, le cooperative e i circoli giovanili socialisti che già organizzavano movimentati comizi nella Marsica. In prima fila Mario Trozzi (schierato con i sindacalisti rivoluzionari e anarchici), pronto a rendere nota l’ennesima truffa ai danni delle popolazioni sopravvissute. Infatti, dopo la demolizione dei baraccamenti del «Campo di Concentramento» di Avezzano, furono venduti da ufficiali dell’esercito corrotti, materiali a prezzi irrisori, fomentando il successo degli speculatori. Di contro, le famiglie superstiti reclamavano nuovi alloggi, visto la grande penuria e l’insalubrità di quei pochi fabbricati ancora esistenti. Del resto, il segno evidente dello stato di conflitto zonale, si evidenziò con altre dichiarazioni dell’onorevole Sipari, che incitava i cittadini ripuari ad armarsi contro la «sbirraglia di Torlonia», considerata da molti «nemica del popolo».    

Tuttavia, nelle elezioni politiche del 1921 Nitti-Giolitti (Circoscrizione d’Abruzzo), Corradini vincerà con grandi margini su altri concorrenti, ricevendo ben 69.350 voti di preferenza, per classificarsi così al primo posto con 774 suffragi, seguito da: Camerini con 215 approvazioni; Sipari con 642; Mazara con 222; Sardi con 418; Paolucci con 392; Speranza con 161; Ludovici con 162 e Marini con 137. In coda ai primi candidati giunsero rappresentanti socialisti, popolari e comunisti.

La campagna elettorale nella Marsica fu condotta con particolare entusiasmo anche da Raffaele Paolucci, il celebre «Eroe di Pola» e già deputato nazionalista, che fu accolto ad Avezzano: «fra l’attenzione più sacra e l’attesa più viva tra applausi ed evviva […] ». Dopo il risultato delle urne, seguitavano a permanere, comunque, condizioni d’incertezza in tutta l’area fucense, facendo scatenare il gruppo degli ex combattenti che causarono: l’invasione delle terre del barone Masciarelli a Paterno, la rivolta delle leghe e i tumulti dei socialisti, proprio quando le bandiere rosse sventolavano sui municipi come oggetti simbolici dell’aspra lotta politica.

Nel frattempo, all’interno degli schieramenti contro Torlonia, si andavano affermando sempre più differenze di posizioni evidentemente inconciliabili. Gli intrighi e i ricatti politici applicati senza troppe remore dall’amministrazione padrona del Fucino, misero subito in subbuglio anche le varie cooperative, mentre i grandi affitti già scaduti, causarono tra il mese di febbraio e giugno del 1921 diverse manifestazioni ostili ai principi romani (l’affitto alle cooperative rimaneva come sola forma per risolvere la questione fucense). Non mancò di aumentare il grado di opposizione l’avvento dei «fasci combattenti», interessati al problema della terra con Aurelio Irti, che annunciava pubblicamente prossime rivolte per il carovita.

Nella sede avezzanese della sottoprefettura, la propaganda di Alessandro Sardi, culminò con il «Manifesto dei Fascisti», laddove i socialisti opponevano debole resistenza; mentre, i comunisti, molto più numerosi, per tutta risposta fonderanno la sezione di Luco dei Marsi e quella di Avezzano nel maggio del 1922.

Anche se la situazione generale risentirà degli «strascichi del terremoto e della crisi edilizia», la città in piena espansione aveva addirittura aumentato il numero dei suoi abitanti, rispetto al censimento del 1911, raggiungendo la cifra di 11.609 unità.

Nel luglio dello stesso anno, con un titolo certamente reboante e retorico (evidenziato a caratteri cubitali sul Il Risorgimento d’Abruzzo, il sindaco di Avezzano, Ercole Nardelli, scrisse: «Avezzano, terra di Titani, sulle rovine del terremoto sorge più grande e più bella» (1). Il primo cittadino (già avvocato e preside del Ginnasio), rese evidenti situazioni importanti, come quella dell’aumento demografico, delle scuole, dei contributi dello Stato, dei baraccamenti, del nuovo cimitero, del piano regolatore e dell’annoso problema stradale, considerati importanti «fattori di rinascita», avviati già dal delegato speciale.

Oltremodo, affermò Nardelli:«Dopo un periodo di eclettismo, che il nostro grande Poeta paragonerebbe a un limbo, un pio uomo, il Comm. Francesco Benigni diede vigoroso impulso alla sgangherata baracca. Francesco Benigni è un benemerito di Avezzano: ha fatto molto e molto bene. La popolazione è riconoscente ed il Consiglio Comunale ben fece ad onorarlo». Riferendosi alla vivacità del centro marsicano, egli affermò: «Dopo sette anni la città distrutta ha rifatto un cammino secolare».

Con dati alla mano sostenne che la popolazione di Avezzano era sicuramente aumentata, comprendendo anche i 333 abitanti residenti fuori comune: «Né è a credere che trattasi di popolazione occasionale, fluttuante, qui temporaneamente residente per ragioni di lavoro. Dopo il terremoto tornarono in Patria oltre duemila emigranti dall’America che non si sono più allontanati: tornarono tutti i residenti in altre città d’Italia e d’Europa. Vennero ad Avezzano numerosi forestieri, attratti dalle specialissime condizioni d’ambiente, pieno di attività industriali e agricole. Costoro oggi si sono definitivamente stabiliti ed hanno contratto, quasi tutti, vincoli di parentela con gli antichi abitanti. Possiamo, perciò, dire che ad Avezzano l’elemento forestiero si riduce a quattro o cinquecento braccianti che immigrano nella stagione dei lavori del Fucino. Avezzano, oggi è, numericamente, più grande del tempo anteriore al terremoto. In sette anni! Sembra un sogno!».

L’energico sindaco avezzanese ripeté, tra l’altro, nel suo lungo articolo: «Questa nostra razza gagliarda, sobria, generosa, lavoratrice, passato il primo momento di incertezza, comprese subito che occorreva pensare alla rinascita. E la rinascita volle con la tradizione nostra tenacia di montanari, che non conosce ostacoli ai suoi divisamenti. Coloro che oggi cercano, per ignobile speculazione politica, di paragonare i giganteschi passi del capoluogo con i risultati minori dei paesi circostanti, ricordino che le leggi per il terremoto furono emanate per tutta la zona devastata, che priorità non furono mai sanzionate, e che lode va data a quelli che per primi misero in pratica le provvidenze governative. Un secondo fattore della rinascita della Marsica è un uomo: Camillo Corradini. Si può, di Camillo Corradini, discutere, biasimare l’indirizzo politico, ma nessuno, che abbia coscienza, deve disconoscere la grandiosa sua opera a vantaggio della Marsica. Corradini ha voluto che la sua terra natia dei Marsi risorgesse, più bella e più forte, dalle immeritate ruine e tutta la complessa legislazione benefica si deve a Lui.

Ricordiamo anche, ed è doveroso, l’affettuosa collaborazione di Erminio Sipari […]». Altri segnali di ripresa furono debitamente rimarcati dal sindaco nelle sue conclusioni: «la mole enorme del Palazzo vescovile è per noi oggetto di vivo compiacimento.
Il Palazzo di Giustizia, che importerà la spesa di un milione, e che è stato appaltato alla ditta Elia Micangeli, sorgerà all’angolo fra Via Garibaldi e Viale Salandra
.
La cattedrale sarà un monumento d’arte. La nuova stazione, quasi ultimata dal cav. Paolo Ciocci, ha una linea architettonica decorosa ed una ampiezza rispondente ai bisogni della cresciuta città. L’Unione Edilizia, che ha tante benemerenze, ha costruito case popolari e palazzine private sempre con speciale riguardo all’estetica».
In chiave più ampiamente politica, il primo cittadino, intese controbattere anche le critiche espresse dai suoi avversari, scrivendo: «
E qui faccio punto. Il pubblico, leggendo, farà, certamente, rilievi ed appunti; tengano i miei concittadini presente lo stato eccezionale della nostra città e gli sforzi costanti di tutti noi per superare le difficoltà enormi che inceppano la rinascita di Avezzano».

Giuseppe Giffi (uomo di fiducia di Corradini), nei suoi editoriali non fu certo sempre d’accordo con i facili trionfalismi del sindaco di Avezzano. Come lui, prima e dopo l’anno 1922, si espressero Ettore Tramazza (ex militare scampato al crollo della caserma di S.Francesco) e l’ingegnere De Paulis, con pesanti articoli successivi che attaccheranno duramente il comportamento dell’«Unione Edilizia» (2).

 


Note

  1. Ercole Nardelli nacque ad Avezzano il 13 febbraio 1876 e ivi morì il 9 dicembre 1950: fu insegnante ed esponente liberale. Dal 1920 al 1924 era stato eletto sindaco nelle liste del partito liberale. Dopo la «Marcia su Roma», più volte gli squadristi tentarono di fargli rinunciare al suo mandato. Con la sua tenacia e abnegazione, Nardelli, invece, seppe resistere alle minacce fasciste, contrapponendo le sue idee di libertà e democrazia. Tanto è vero che la sede del «Liceo Torlonia» (nella quale insegnava), divenne un centro di riferimento per gli antifascisti locali. Dopo la «Liberazione», durante le lotte dei contadini del Fucino, fondò un «Comitato di rinascita della Marsica» al quale avevano aderito esponenti di tutti i partiti democratici della zona; rimase sindaco di Avezzano fino al 1924.
  2. Il Risorgimento d’Abruzzo, Settimanale di Battaglia, Anno II, Num.68, Roma, 14 Agosto 1920 «Numero Speciale dedicato a Camillo Corradini»; Id, Anno III, Num.107, Roma, 30 Aprile 1921 «Avezzano esalta Raffaele Paolucci»; Id, Anno III, Num.113, Roma, 19 Marzo 1921 «Elezioni Politiche Circoscrizione d’Abruzzo»; Id, Anno IV, Num. 235, Roma, 27 Luglio 1922 «Avezzano, terra di Titani, sulle rovine del terremoto sorge più grande e più bella». A proposito di Trozzi, si veda il recente lavoro di E.Puglielli, Gli anarchici abruzzesi e la Grande Guerra, Centro Studi Libertari Camillo di Sciullo, Chieti 2014, p. 11.
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