Fake job, il processo sull’immigrazione clandestina sarà ad Avezzano



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Avezzano. Si farà ad Avezzano il processo scaturito dall’operazione della polizia denominata “Fake job” che tratta di reati legali all’immigrazione clandestina.

Il giudice Giuseppe Grieco ha stabilito che il processo dovrà tenersi ad Avezzano e non all’Aquila, per competenza territoriale, così come richiesto dalla difesa degli indagati.

Nei guai sono finiti Daniela Cerasani 43 anni di San Benedetto dei Marsi, anche responsabile de “La Crisalide” la cooperativa che gestisce una struttura protetta ad Avezzano, suo marito Denis Cesarani, coetaneo, anch’egli di San Benedetto, Emiliano D’ Eleuterio (37) di Avezzano, Mia Md Kuoaz (64), Azad Miah (58) anni, entrambi del Bangladesh, residenti a Capistrello, Hossain Delwar, 47 anni del Bangladesh residente a Borgorose (Rieti), Salvatore Sclocchi (52) di Avezzano, residente a Pescina, Rashid Abdul (45) del Pakistan, residente a Pescina; Hameed Abdul di 36 anni del Pakistan residente a Pescina e Malik Muhammad (38) del Pakistan ma residente a Montecassiano (Macerata).

Gli agenti di polizia, dopo mesi di indagini hanno accertato come gli indagati, finiti poi sotto processo, promettevano un lavoro agli extracomunitari, attraverso l’ottenimento di un regolare visto di ingresso, ma una volta giunti in Italia poi di fatto non venivano assunti.

Gli imputati avevano messo su un meccanismo per cui ottenevano il pagamento di 7.000 euro a persona, in cambio di “un falso posto di lavoro” utile all’ottenimento del permesso di soggiorno. 

Un vero e proprio flusso di immigrati che poi rimanevano irregolari che entravano in Italia con il sogno di ottenere un lavoro nelle aziende agricole della Marsica e del Fucino in particolare.

Le indagini sono partite da una denuncia che risale al 2010, fatta da una donna all’ambasciata di Islamabad in Pakistan, dove è stato evidenziato che erano ben 259 richieste di visti d’ingresso, tutte finalizzate a delle false assunzioni.

Nel collegio difensivo ci sono gli avvocati Pasquale Milo, (il legale di Cesarani che ha avanzato l’eccezione di incompatibilità), Mauro Ceci, Antonio Milo, Giuseppe Scenna, Nunzia Morgani, Mariagrazia Spina e Domenico Simone.

La posizione di alcuni extracomunitari che si sono resi irreperibili è stata stralciata.




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