Episodi tratti dal Libro “Pagine sciolte di sguardi raccolti”

per il volo dischiuso
delle acerbe farfalle

~ 1 ~
Il freddo pungente della sera.
Ti ricorda che sei vivo. E sei solo con quella stella che, per prima, solitario alfiere, luccica tra le nuvole di un cielo cobalto, ad indicarti l’immensità degli spazi persi al disopra di quelle parabole algide come l’aria che respiri.
Eppure tu sei là, davanti a quella possente corona di monti che cinge, invalicabile baluardo, quel lembo di storia che fu di pescatori, che visse rivolte, che udì canti strazianti e che assurge possente a simbolo di un insperato benessere.
E’ il Fucino, felicita ritrovata dopo lutti e miserie.
E’ il Fucino.
Visto da lontano.
Incorniciato tra le bifore.
Nascosto alla vista di tanti, ma mai come oggi cosi imbellettato, fazzoletto intrecciato da quel merletto di case e palazzi che gli fan corona di sogni e speranze.
Di fronte ai tuoi occhi che si sforzano di guardare.

Case e palazzi di pietre e portali, di legni consunti e di ferro ricamato.

Il Palazzone, con gli amori e le passioni contrastate.
Travolto dai moti sanfedisti.
Mutilato di tutta la sua gloria dal tremore di quella terra, che sembrava dolersi dell’esser sottratta, quel giorno, di un lago.

La sagoma della facciata barocca della Chiesa del Santo, che si staglia contro montagne viola come remote penitenze sdrucite al sudore d’interminabili pellegrinaggi.

Il campanile di Santa Maria, che sembra chiedere al cielo giustizia.

Ricamo di ricordi sullo scampolo della tela del tuo magro paesaggio.

Eppure tu sei la, protetto tra le bifore, riparato sotto le travi del legno scavato dai venti, dalle piogge e dalle stelle a chiederti come mai quel viaggio, come mai quel sogno, come mai in quel posto.
E solo il rumore del fiume, delle rocce lavate dall’acqua e il silenzio che batte il ritmo del tuo respiro, ti dicono che sei là.
Sei la e trattieni il fiato idealizzando epopee.
Respirando la Storia.

~ 2 ~
Un giorno un grillo, in un campo di lino.
La formichina ne chiese un fogliolino.

Laricciumplarillallero, laricciumpalarillallà!

Il grillo disse: ”Che cosa ne vuoi fare?”
”Calze e camicie, mi voglio maritare”.

Laricciumplarillallero, laricciumpalarillallà!

Il grillo disse: ”Se vuoi ti sposo io”.
La formiehina: ”Ne son contento anch’io”.

Laricciumplarillallero, laricciumpalarillallà!

Andarono in chiesa per scambiarsi l’anello.
Il grillo cadde e si ruppe il cevello.

Laricciumplarillallero, laricciumpalarillallà!

La formichina, per il gran dolore,
prese le zampine e se le strinse al cuore.

Laricciumplarillallero, laricciumpalarillallà!

Il grillo in un campo di lino
Tradizione Popolare

~ 13 ~
Neviga, neviga come in Dicembre.
Durante tutta la giornata, or neviga, or cessa. Tutto e bianco, l’aria e rigida. Vedremo cosa ha fatto alle piante il gelo d’Aprile.
Il freddo ha distrutto la mandorla, la pera, e in parte ha danneggiato anche le viti.

Tende al sereno.

Piovillica, si sono diradate le nubi ed e comparso il sole.

Né nuvolo, né sereno. Sono tornate le rondinelle, ma subito sono scomparse.

E i contadini, nella Piazza del Duomo? Tutti a intendere il Concerto Musicale come su una riva di lusso.

Piove ancora, le rondinelle son venute e ripartite.

Nuvolo. Si e mostrato il sole fra le nuvole. Sono tornate le rondinelle e son restate.

La Strada delle Botteghe ha ripreso i soliti accenti. Le solite cadenze, le abituali cantilene, le usuali intonazioni.

Il sereno d’Agosto e soggetto a contrasti di vento. Cessa da ponente e si leva lo Scirocco. Caldo torrido.

Si alzano brutti nuvoloni.
Tuoni, lampi, pioggia torrenziale, grandine di non mai veduta grandezza.
Sulla borgata di Venere s’e scatenato un nubifragio.
L’acqua ha invaso le case; alcune le ha fatte crollare, le altre le ha ripiene di melma e di breccia me.
Sono perite nove persone, nella campagna i danni sono immensi.

Sereno, si riveggono le nubi.

Sereno, con un’aura di tramontana.

Tuoni, lampi ed acqua torrenziale.

Una densa nebbia ha coperto tutta la campagna e il Capo del Ponte.

Alcuni lampi e tuoni accompagnati da un impetuoso scarico d’acqua.

La Strada delle Botteghe ha smarrito i soliti accenti. I tintori e i calzolai han ritirato i ferri dietro gli usci.

Il cielo di Settembre si sta abbuiando. Tramontana spinge spaventosi nuvoloni. Tuoni, lampi, diluvia.

Cessa la pioggia, seguita il nuvolo e si veggono dei lampi in lontananza.

Sereno con leggera aura di tramontana, bella giornata.

Sereno. Si sono verificati due casi di colera.

Sereno. Sono morti gli attaccati di ieri.

Sereno con scirocco. Si sono verificati tre altri casi di colera.

Cielo velato, scirocco. E morta una degli attaccati di ieri, attaccata un’altra donna, cielo diventato nuvolo.

Nuvolo piovigginoso, due attaccati e morti.

Sereno. Per non poter avere notizie più precise non registro altri casi di colera.

Sereno. Sono stati trasportati i colerosi nel lazzaretto apparecchiato nel Convento di Santa Chiara, nel locale dietro alle scuole femminili.

Nuvolo sciroccoso, non si può più respirare. Le rondinelle sono scomparse, le mosche si sono moltiplicate e danno noia.

Nuvolo, con leggere piovilliche.

Si diradano le nubi. Sereno limpido, giornata di Giugno.

E i contadini, nella Piazza del Duomo? Tutti a intendere il Concerto Musicale come su una riva di lusso. La Strada delle Botteghe ha ripreso i soliti accenti. Le solite cadenze, le abituali cantilene, le usuali intonazioni.

Il Concerto Bandistico ha suonato dinanzi al Re e alla Regina.
L’ accordo finito dei quaranta professori che lo riuniscono e la compiuta direzione del Maestro Di Janni han conquistato la regale maraviglia di Re Umberto ai festeggiamenti per le nozze d’ar gento con la soave Regina Margherita.
E’ cominciato un nuovo stile con l’Otello.
Leoncavallo ha portato in scena i suoi Pagliacci.
La Cavalleria Rusticana di Mascagni ha stupito in ogni dove.

Laus Deo et immaculatae Virgini Mariae
milleottocentonovantadue