Emergenza sanitaria nella Marsica, un medico di Avezzano dalla Asl di Teramo: “Che dolore pensare alla mia città come la maglia nera della sanità”

Avezzano – La seconda ondata della pandemia da Covid-19 è in corso e la sanità marsicana sembra al collasso.

Domenica scorsa si sono riuniti, su invito del Sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio, i 33 Sindaci della Marsica per discutere della drammatica situazione della sanità locale. Oltre a loro, in molti si sono espressi in questi giorni sulla delicata questione, politici, cittadini, pazienti covid e non.

A riguardo è intervenuta anche una dottoressa di Avezzano, Rosa Scipioni, Medico presso l’Asl di Teramo, che fino al 2017 era in servizio all’Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila.

Nella sanità ci lavoro (o meglio ci vivo soprattutto in questo momento) e anche se lavoro in un’altra Asl mi sta a cuore la sanità della mia terra. Lavorando non troppo lontano da casa colgo differenze sostanziali nella gestione dell’emergenza da parte della classe dirigente. E mi fa rabbia tutto quello che la mia gente sta passando. Lavoro nella Asl di Teramo, non lontano quindi dalla mia amata Marsica, non meno investita dall’emergenza. È guerra anche qui come in tutta Italia. Eppure ci sono abissali differenze nella gestione” dichiara la dottoressa Scipioni.

Qui, tutti, in primis i vertici, la direzione strategica, l’unità di crisi non hanno mai abbassato la guardia e quando l’onda è arrivata si è cercato di giocare di anticipo e di non farsi travolgere. Già dai primi casi di ottobre si è capito che stava arrivando la seconda ondata. Cosa si è fatto? Giorno e notte, festivi e non, si sono creati reparti, posti letto, si sono fatte riunioni, assunzioni, avvisi pubblici per emergenza covid di oss, infermieri, medici, fatti già a settembre in previsione di quello che poteva accadere e che ora stiamo vivendo.
Si è iniziato dai primi reparti…malattie infettive, pneumologia…lasciando letti liberi per i covid che iniziavano ad arrivare. Trasferendo gli altri malati non covid nelle medicine. Poi non sono bastati.
Si è aperta un’altra medicina covid…non bastava…aperto altro reparto covid anche per pazienti chirurgici e partorienti. Non bastava. I numeri dei contagiati cresceva (leggiamo tutti i bollettini dei positivi, una stima la sappiamo fare no?), arrivavano altri pazienti.
Si è trasformato Atri in ospedale covid trasferendo (giorno e notte) pazienti non covid in medicine e chirurgie “pulite”. Non è bastato. Medicina e lungodegenza di Giulianova è stata trasformata in covid. Dimettendo i pazienti dimissibili e trasferendo gli altri nelle medicine, chirurgia pulite di Teramo e Sant’Omero
” continua.

Dietro tutto questo c’è un lavoro enorme, c’è una dirigenza che ha lavorato e continua a lavorare senza più orario, senza più distinguere i sabati dalle domeniche, le notti dai giorni, per creare percorsi distinti per i covid salvaguardando le altre attività.
Sono state convocate riunioni urgenti anche di domenica mattina quando la notte in PS arrivano 10 pazienti che avevano bisogno di ricovero e cure immediate. Ed è stato fatto perché ogni paziente, da qualunque periferia della Asl arrivasse, in qualunque PS accedesse, di qualunque età, trovasse un posto adeguato dove essere curato. In una domenica di quelle “nere” per il numero di positivi che la Asl comunicava, in una delle mille telefonate del mio primario ho sentito dire “staremo qui giorno e notte a trovare soluzioni e posti letto perché non accada qui quello che accade all’ospedale di Avezzano” nessuno deve essere lasciato morire dentro un’ambulanza.

Che dolore pensare ad Avezzano come la maglia nera della sanità, l’esempio della pessima gestione.
E mi fa rabbia pensare che mentre qui con tanta fatica (e sicuramente qualche errore) si lavora per il bene di tutti e per rispondere ad un’emergenza senza precedenti nel miglior modo possibile, lo stesso non è stato fatto dalla Asl di Avezzano-L’Aquila e Sulmona.
Perché a Sulmona i pazienti muoiono in sale di attesa o fuori dall’ospedale?
Perché la stessa cosa accade ad Avezzano?
Perché non si sono aperti prima, quando era evidente che i numeri stavano crescendo, reparti e percorsi dedicati ai pazienti covid, assicurando allo stesso tempo le cure anche a tutti gli altri malati?
Perché non si è reperito in tempo personale? Il direttore generale e il direttore sanitario dove sono? L’unità di crisi dov’è? Cosa fa?
Perché qui sono a lavoro giorno e notte per tutta la popolazione e Sulmona e Avezzano sono abbandonati a se stessi?” prosegue Scipioni.

“Io sono medico, “un operaio” al servizio di chi ha bisogno di cure. Ma i dirigenti che dovrebbero appunto dirigere, dare indicazioni, rispondere al bisogno di salute dei proprio cittadini dove sono? È così difficile ammettere che non siete stati in grado di gestire un’emergenza avendo avuto 7 mesi per prepararvi. Ci rendiamo conto che stiamo parlando di salute, vite, sofferenze, paure? Non c’è già più tempo. C’è bisogno di una nuova unità di crisi per ripristinare Avezzano come ospedale covid free e aprire nuovi percorsi adeguati ai pazienti covid” conclude la dottoressa.

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