Durante le lotte tra gli Orsini ed i Colonna

Nel corso del XV secolo la Marsica fu teatro delle interminabilì lotte che scoppiarono tra gli Orsini ed i Colonna per il possesso del ducato dei Marsi.
Paterno, come tutti i paesi del Fucino dovette sopportare le conseguenze disastrose della contesa tra le due potenti famiglie che, per oltre un secolo, cercarono di superarsi a vicenda con le armi e la diplomazia. Carlo d’Angiò, dopo la vittoria su Corradino, vendette la contea di Celano a Ramundo d’Artus per cento once (1).

Al tempo della regina Giovanna II (1414-1435), la contea di Celano, pervenuta a Nicolò II, fu ingrandita di varie località. Tra le nuove terre entrate a far parte della contea di Celano, troviamo anche quelle di Paterno. Ce lo attesta un diploma del 15 gennaio 1417, nel quale Giovanna Il confermò Nicolò II nella signoria di Celano, Carapelle, Paterno, Rovere, Pescina, Collarmele, Civita Marsicana, Stopetra, Castel di Venere in Abruzzo, Castelluccio di Valmaggiore, Santo Spirito in Capitanata, Roiano, Vitalba, la Posta, Pietramolara ‘ Castro di Campignano in Terra di Lavoro, mezzo lago di Fucino col mulino di Penne, Lecce, Gioia coi Casali di Templo e Montagnano, mezzo Campinuccio e Capestrano in Abruzzo, Rocca romana in Terra di lavoro.

In questo periodo apparvero nella Marsica i Colonna, grazie ai buoni rapporti che intercorrevano fra la regina Giovanna II e il papa Martino V Colonna. Costui fece eleggere il fratello Lorenzo conte di Albe e l’altro suo fratello Giordano conte di Celano (2). Allorché Giovanni Antonio Orsini, conte di Tagliacozzo, approfittando della guerra dinastica che si era scatenata alla morte di Giovanna Il tra Renato d’Angiò e Alfonso d’Aragona, occupò la contea di Albe, costituendo così il ducato dei Marsi o di Tagliacozzo, si diede inizio alle intermìnabilì lotte tra le due potenti famiglie degli Orsini e dei Colonna per il possesso del ducato dei Marsi.

In questo periodo molta importanza ebbe « la famosa e forte rocca di Paterno » come la chiama il Corsignani (3). Situata sopra un erto colle, al disopra del paese, essa aveva una importanza strategica notevole. Costruita dai Romani in quello stesso luogo dove esisteva un fortilizio al tempo della potenza e dello splendore di Alba Fucens, fu distrutta diverse volte, specie al tempo delle invasioni barbariche. Nel XV secolo essa esisteva possente e funzionante, perché il re Alfonso faceva molto affidamento alla rocca di Paterno, dove molte sue milizie furono stanziate in occasione delle guerre suddette (4).
Il Corsignani, parlando dell’Albini, autore di una « Vita del re Alfonso », dice: « E’ assai decoroso per la nostra Provincia quanto si registra da quest’ultimo Autore circa l’antico amore e fedeltà degli Albesi e dei Marsi verso i Colonnesi, e vi si legge una lettera scritta al re, acciò egli mandasse alcune truppe in Paterno, benché quel Marsicano Paese stesse sempre costante nella loro fedeltà » (5).

Il re Alfonso ha lasciato un buon ricordo tra le popolazioni marse, perché non solo alla pace egli badò, ma anche al benessere dei sudditi. Fece espurgare nuovamente l’emissario di Claudio, che dal tempo di Federico Il di Svevia non era stato più ripulito, protesse la pastorìzia, molto fiorente in Abruzzo. A lui si deve la costruzione di quelle antiche strade erbose, larghe fino oltre i cento metri, chiamate tratturi, destinate alla transumanza dei greggi che scendevano dai pascoli montani al Tavoliere delle Puglie. Erano quattordìci quelli che facevano capo a Foggia e sei partivano dall’Abruzzo. Il tratturo che proveniva dal tenimento di Avezzano ha conservato una traccia visibile ancora nel territorio di Paterno, sulla destra della Tiburtina Valeria, appena oltre la Dal Vera S.p.A.

Col tempo anche questo tratto sarà cancellato, ma il tratturo nella tradizione pastorale della gente d’Abruzzo non scomparirà mai, essendo stato immortalato dal D’Annunzio in un sonetto profuso da profonda malinconia e sospiroso rimpianto. La pace apportata dal re Alfonso venne compromessa dalle brame di Giovanni d’Angiò, il quale, per impadronirsi del regno di Napoli, assoldò il condottiero Jacopo Piccinino, che venne nella Marsica, costrinse Celano a passare dalla sua parte, occupò quasi tutte le terre, comprese quelle di Paterno. A contrastare Jacopo Piccinino vi erano i fratelli Napoleone e Roberto Orsini, entrambi valenti condottieri, i quali stavano a difesa dei contadi di Albe e Tagliacozzo, anche se non ne erano stati ufficialmente investiti. Le forze degli Orsini erano insufficienti, perciò le cose mìgliorarono allorchè Federico da Montefeltro, duca dì Urbino e capitano papale, dopo aver combattuto contro L’Aquila angioina, venne nella Marsica. Quìvi giunto, conquistò Paterno in mano agli Angioini e poi Avezzano, in seguito ad accordo (6).

Nel 1462, la strepitosa vittoria di Roberto Orsini, riportata contro gli Angìoini a Troia di Puglia, permise ai capitani del re di Napoli Ferdinando, succeduto ad Alfonso nel 1454, di abbattere ogni residuo di resistenza. Alla conclusione della guerra, Roberto e Napoleone Orsini ebbero dal re nel 1464 la riconferma dei contadi di Albe e di Tagliacozzo, già concessi nel 1461, in piena guerra.
Il contado di Celano, tolto alla contessa Jacovella, alla quale furono dati i beni che il padre ed il marito possedevano in Puglia, fu concesso ad Antonio Piccolomini, nipote del papa Pio Il. Antonio, bello nella persona, valoroso nelle armi, si distinse nella guerra contro Giovanni d’Angiò e il re Ferdinando, per ricompensa dei suoi servizi, gli diede in moglie nel 1461 la figlia Maria, assegnandole in dote il ducato di Amalfi.

Dall’atto di conferma dei suoi feudi, che il re gli fece nell’anno 1484, si rileva che il contado di Celano era composto dei seguenti castelli, terre e pertinenze: Celano, Aielli, S. Eugenia, Paterno, S. Potito, Ovindoli, Rovere, Cerchio, Collarmele, Pescina, Venere, Ortucchio, Bísegna, S. Sebastiano, S. Stefano, Sperandino, Cocullo, Lecce nei Marsí, Gioia, Gagliano, Schifati, Roccaviva, Castelnuovo, Vallecosta, Valferno, Collelongo, Bocca d’Arce, Antrosano, Villavallelonga, Carsoli, Velicara, Città Marsicana, Archipetram, Aschi, Secinaro, Cappelle, Civita d’Antíno, Balsorano, Morrea, Castronovo (7).
Tale sistemazione nella Marsica non durò a lungo, a causa dell’ambizione dei Colonna che aspiravano a riavere i feudi di Albe e di Tagliacozzo.

Allorché nel 1485 scoppiò la seconda ribellione dei baroni, Virginio Orsini, con alcuni baroni suoi seguaci, si schierò dalla parte del re Ferdinando, mentre i Colonna si schierarono dalla parte dei baroni e del papa Innocenzo VIII, succeduto a Sisto IV. Il figlio del re, duca di Calabria Alfonso, che si trovava in Abruzzo, ebbe ordine di marciare verso lo stato della chiesa. Alfonso, a grandi giornate, per vie aspre e ingombre di neve, giunse a sera a Paterno che, appartenendo al contado di Celano, parteggiava per il re. Il duca Alfonso passò la notte a Paterno e di buon mattino riprese la marcia e, quando raggiunse Virginío Orsini che l’attendeva a Vicovaro, seppe che Avezzanesi e Albensi si erano sollevati contro gli Orsini, invocando il ritorno dei Colonna, che vennero accolti trionfalmente nel gennaio del 1486. Non passò molto tempo che fu stipulata la pace tra il re e il papa. Virginio accorse nella Marsica per scacciare i Colonna. Il duca Alfonso e il conte Piccolomini di Celano fecero da intermediari ed a Celano si venne ad un accordo, per il quale Fabrizio Colonna restituì il contado di Albe a Virginio Orsini, mentre quest’ultimo cedette al Colonna Civita Lavinia, Genzano e Nemi (8).

Virginio Orsini si era conquistata la fiducia assoluta del re che, da allora, lo tenne in grande familiarità e lo nominò gran contestabile del regno. Nei pochi anni di quiete che seguirono, egli accomodò le vecchie fortificazioni del suo contado, altre ne costruì, come a Scurcola ed Avezzano. Qui, in particolare, fortificò quel castello che, resistendo alle guerre e ai cataclismi, ancora oggi si può ammirare.

NOTE
I. T. Brogi: op. cit., c. XI.
2. R. Sclocchi: op. cit., p. 11, pag. 83.
3. P.A. Corsignani: op. cit., v. Il, pag. 366.
4. Si ritiene che dalla Rocca, poderosa torre-castello di enorme ìmportanza strategica per la sua posizione, partisse un cunìcolo sotterraneo che andava a riuscire nel castello di Celano. Inoltre si narra che nella Rocca abbia trovato la morte un principe della famiglia degli imperatori di Svevia.
5. P.A. Corsignani: op. cit., vol. II, pag. 366.
6 T. Brogi: op. cit., pagg. 288, 289.
7. T. Brogi: op. cit., c. XI.
8. T. Brogi: op. cit., pag. 309.

Il paese Paterno…monografia storica di un centro della Marsica

Mario Di Berardino