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Comune di Gioia Dei Marsi

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Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Nella Marsica ci sono due paesi che presentano aspetti e caratteristiche peculiari: Aschi, frazione del Comune di Ortona dei Marsi, arroccato a un’altezza di 1300 metri sull’altopiano dei monti che dividono la Valle del Giovenco dalla pianura del Fucíno, e Casali d’Aschi, frazione del Comune di Gioia dei Marsi, alla base delle stesse montagne, a poche centinaia di metri dal capoluogo e, come cita il prof. Angelo Melchiorre: “Casali d’Aschi e Aschi Alto sono accomunati da una medesima « radice » storica, per cui parlare dell’uno significa, ancor oggi, parlare dell’altro”.

I due paesi, a prima vista, si direbbe che non debbano presentare alcunché in comune. Facendo un esame più attento e cercando una conoscenza più profonda di essi, alla fine si scopre che si potrebbe parlare addirittura di un unico paese, diviso in due agglomerati da una massiccia montagna dell’Appennino Centrale Abruzzese. Essi hanno in comune il dialetto, i costumi, i cognomi delle famiglie, le tradizioni, i Santi patroni, e i rispettivi abitanti si considerano compaesani.

A tutt’oggi Aschí e Casali d’Aschi non hanno, però, una strada che li unisca. Nel passato una mulattiera, che risaliva dai Casali la montagna attraverso il valico della « Forcella », ha unito in circa tre quarti d’ora di cammino i due paesi. E quanti giovanotti dell’uno e dell’altro hanno confuso le palpitazioni del loro cuore per vincere la fatica dell’erto cammino sfidando vento, neve, tempeste e paure, con quelle per la ragazza del loro sogno, che attendeva trepida e angosciata un incontro sempre incerto. Attualmente non esiste alcun servizio di collegamento tra essi e chi vuole andare dall’uno all’altro col mezzo proprio deve percorrere circa 25 chilometri, attraversando Venere, Pescina e Ortona dei Marsi.

Fino al 1948 i due paesi sono stati frazione del Comune di Ortona dei Marsi e solo da quella data Casali ha ottenuto di essere aggregato a Gioia dei Marsi.
Anche la vita religiosa di essi ha seguito le stesse vicende.Aschi e Casali hanno formato sempre un’unica parrocchia con titolare il SS.mo Salvatore. Soltanto nel 1949 Casali fu eretta a parrocchia autonoma ed ha avuto un parroco proprio residente nel 1953.L’origine dei due paesi si perde oltre le memorie storiche. Storici e archeologi assicurano che le zone dell’altopiano di S. Nicola e di S. Maria in Valle Frigida, come quelle di Alto le Tombe e di tutta l’ansa dove sorge ora l’abitato di Casali, sono state abitate fin dai tempi preistorici. D’altronde tutti sanno del rinvenimento dell’Homo Marsicanus nei pressi di Ortucchio a soli 3 chilometri dalla zona.

Venendo verso epoche di cui si può avere conoscenza più diretta e documentata, attraverso vestigia e memorie, sappiamo di strade e di tombe, purtroppo inconsciamente manomesse, in località Alto le Tombe (Casali) che sono testimonianza di una cultura vivace nella zona già ai tempi dell’antica Roma e presumibilmente anche nei secoli precedenti. Risalendo poi sugli altipiani dei monti che dividono i due paesi, resti archeologici ci vengono narrando di una vita e di una società complesse e articolate. Prima ancora che arrivassero i Romani e trasformassero la mentalità e il sistema di vita dei popoli originari, in questi luoghi si è sviluppata una civiltà basata sulla pastorizia, su una rudimentale agricoltura e sulla caccia agli animali, che numerosi hanno popolato i monti boscosi, pieni di strette valli, anfratti, grotte, meandri. Il clima, influenzato prevalentemente dalle acque del Fucino, rendeva lussureggiante la flora, offrendo a uomini e animali un sicuro sostentamento. Abbiamo potuto osservare presso alcuni privati pietre lavorate, che sono servite agli antichissimi antenati della zona per dare la caccia agli animali e per una primitiva e rudimentale lavorazione dei prodotti della terra.

La grande svolta della primitiva civiltà si è verificata su per giù un trecento anni prima di Cristo. I Romani, espandendosi verso Est-Sud-Est della Penisola per raggiungere il Sannio, si sono dovuti scontrare con i Marsí. L’impresa è costata cara ai futuri dominatori del mondo. L’esercito dei Quiriti si è trovato di fronte un popolo fiero, città fortificate, castelli, manipoli di guerrieri coraggiosi, che molto hanno avuto da insegnare ai militi dell’Urbe. Lo scontro è stato gigantesco e ci sono voluti secoli perché la civiltà italica e quella romana finalmente s’incontrassero.

Proprio questa difficile simbiosi è stato l’evento più caratterizzante della storia millenaria dei nostri paesi. A conclusione del processo, l’arte del governo dei Romani è riuscita ad inglobare la civiltà ítalica, della quale i Marsi sono stati uno dei popoli più gelosi. 1 Romani, per aver ragione degli Italici, li hanno considerati « confederati », « soci », e questi, lealmente, hanno accettato i patti. Così la civiltà di Roma è arrivata ed ha influenzato profondamente la vita e la mentalità della nostra gente. L’economia, basata esclusivamente sul baratto, si è tra sformata in economia di mercato con la moneta come mezzo intermediario di scambio. Ritrovare oggi monete dell’epoca repubblicana e imperiale nelle campagne non fa più notizia, nemmeno per gli esperti.

Arrivato il tipico mezzo di comunicazione, di cui i Romani sono stati, se non gli inventori, certamente i più grandi maestri di tutti i tempi: la strada. Una grande arteria ha unito Roma alla Marsica, la Tiburtina-Valeria. All’epoca romana risalgono anche i due bracci di strada che da Marruvium (San Benedetto) uno risaliva verso l’altopiano di San Nicola e l’altro raggiungeva il castello di Vico. Con la civiltà romana i Marsi hanno conosciuto un nuovo tipo di abitazione e soprattutto l’insediamento fisso come unità urbana. Sono nati così i castelli di Vico, la necropoli di Alto le Tombe e i primi centri abitati su monte Civitella e sul Parasano. arrivata la cultura, propriamente detta, di Roma. Non si contano più le iscrizioni su pietra ritrovate nella zona, risalenti all’epoca romana, e non soltanto quelle note, che già sono tante, ma anche presso privati è frequente scoprire pietre, cippi, lastre con incisi nomi o indicazioni. P- arrivata l’organizzazione politica, l’arte militare, la diplomazia, lo scambio culturale fra popoli diversi.

Quando gli Italici si sono resi consapevoli del contributo che avevano dato e continuavano a dare alla potenza e alla grandezza di Roma, hanno reclamato per sé gli stessi riconoscimenti e i diritti dei cittadini romani, hanno chiesto appunto la « cittadinanza romana ». Il Senato di Roma ha negato con ingiusta decisione quanto i popoli italici chiedevano dopo secoli di fedeltà ai patti e di indiscussa collaborazione in tutte le vicende nelle quali l’Urbe si era trovata. La reazione italica è stata immediata, seria, organizzata, violenta. Tutti i popoli si sono riuniti in un patto federativo, che è stato chiamato « Lega Italica », è stata eletta come capitale Corfinio nei Peligni e nominato un senato, con due consoli ai quali è stato affidato l’incarico di comandantí supremi dell’esercito. Uno di essi è stato Poppedio Silone, marsicano proveniente dall’alta valle del Giovenco. Gli Italici hanno coniato perfino una moneta propria. Fra tutti i più decisi a reclamare, anche con la violenza e la guerra, ciò che Roma negava, sono stati i Marsi.

scoppiata la guerra, lunga, estenuante, incerta, fratricida. Roma, dai tempi di Annibale, non aveva conosciuto giorni angosciosi e pieni di paura come questi. Alla fine Mario e Cesare hanno vinto la resistenza italica, ma hanno dovuto concedere quanto gli Italici avevano chiesto. Da questo momento fra la Marsica e Roma c’è stata sempre una perfetta intesa e i nostri paesi sono diventati i centri estivi, dove i patrizi della capitale sono venuti a passare le loro vacanze. C’è stato perfino un tentativo per regolare le acque del Fucino, sempre insidiose per l’andamento del loro livello soggetto a tutte le variazioni dell’andamento atmosferico.

Un’altra svolta storica definitiva si è verificata con l’avvento del Cristianesimo. Quando il Vangelo di Cristo è stato predicato per la prima volta nella Marsíca? Difficile dirlo. Comunque, anche se si vuol ritenere non storico l’invio da parte dello stesso capo degli Apostoli, san Pietro, di san Marco Galileo nella nostra terra, è presumibile che fin dai primissimi decenni la nuova religione è stata fatta conoscere ai Marsi. Lo fanno pensare i continui e stretti contatti fra la Marsica e Roma e una antichissima e ininterrotta tradizione.

Con il Cristianesimo è cambiata la mentalità e si è trasformata l’intera cultura del nostro popolo. Notiamo solo che i Marsi possono vantare una tradizione cristiana fra le più antiche e le più fedeli. Poche regioni, piccole e poco popolate come la Marsica, conservano il culto di tanti santi, la cui vita si fa risalire ai primi secoli del Cristianesimo. Purtroppo la documentazione del periodo alto-medioevale, dopo il crollo di Roma, è scarsissima. Tuttavia è certo che la presenza benedettina è stata intensa nella regione. Anche in uno dei Casalí di Vico, S. Vittoria, è accertata la presenza di essi.

Nel contesto storico e sociale cristiano e medioevale la popolazione, che ha abitato la zona degli attuali Aschi e Casali, ci si rivela con una cultura essenzialmente pastorale, la cui identità e sicurezza è stata garantita soprattutto dalla situazione geografica, che gli abitanti hanno sfruttato nel migliore dei modi, come in altra parte di questa pubblicazione viene efficacemente descritto. Teatro di questa vita e di questa storia sono stati i monti e gli altipiani che dividono la valle del fiume Giovenco dalle anse della riva Est del lago Fucino. E proprio al periodo dell’alto Medioevo (fino agli anni 1000-1100) si fanno risalire i nomi delle località conservati fino ad oggi: S. Nicola in Vallo, Santa Maria in valle Frigida, Valle S. Angelo e, scendendo verso i Casali, Alto le Tombe, S. Veneziano (o Venanzio), Alto le Ripe, S. Vittoria, le Grippe, le Grette, le Pietre Bianche.

E’ stata una vita dura, perché gli inverni su queste montagne sono lunghi e rigidi e le estati calde e aride. C’era l’acqua del Fucino, che in qualche modo temperava il clima, ma era anche pericolosamente capricciosa, fra inondazioni distruttrici e lunghi periodi di secca, pieni di insidie per le colture e di malefiche influenze per la salute della gente e degli animali. C’è da supporre verosimilmente che proprio queste dure condizioni di vita abbiano spinto i gruppi e le famiglie che popolavano la zona a raccogliersi in centri abitati più articolati e socialmente più vivaci. Aschi Alto si è trasformato così, sui monti, in un vero e proprio paese, mentre in pianura si è riformato un nuovo agglomerato intorno all’antichissimo Vico. I due paesi quindi sarebbero nati veramente fratelli, anzi potremmo dire gemelli. E c’è un’altra ragione che porterebbe a convincerci di questa origine. Sulle montagne i pascoli erano abbondanti e di ottima qualità, molte polle d’acqua sgorgavano nella località che era facile raccogliere in fontaníli: ciò ha favorito e facilitato l’attività tradizionale della pastorizia, al punto che alcuni secoli più tardi il Febonio ha annotato come i prodotti ricavati, non solo erano sufficienti al fabbisogno degli abitanti di Aschi, ma venivano commerciati anche con i paesi vicini. Questo andava bene nella bella stagione, ma d’inverno, quando il cielo si chiudeva e per lunghi mesi la neve e il ghiaccio coprivano ogni cosa, si rendeva necessario scendere verso luoghi meno ostili agli uomini e agli animali.
Tutta la terra di Vico fino a Manaforno si prestava bene a risolvere il problema e i due paesi si sono legati ancora più strettamente.

Veniamo così avvicinandoci ai periodi di storia più documentati. L’affermarsi della società feudale ha trascinato anche i due piccoli centri di Aschi e dei Casali di Vico in vicende di passaggio da un feudatario all’altro, a versare tributi e uomini, denaro e prodotti del lavoro al signore di turno, a partecipare a beghe e liti fra signorottí e a contendersi permessi e privilegi con i paesi vicini. Viene accennata da altri in questo lavoro la lite sorta tra Vico e Gioia sul possesso di Manaforno nel secolo XVI e per risolvere la vertenza è stata chiamata in causa la stessa feudataria Peretti. Si tenga presente che in quel tempo Gioia era il paese vecchio sulla montagna, che aveva possedimenti fino al piano, come le località di Castelluccia, e la Giurlanda, mentre Vico estendeva i suoi possedimenti appunto fino a Manaforno, più volte contestato dai paesi vicini. Allora i paesi si chiamavano « Università » e le terre sotto la loro giurisdizione venivano dette « mandamenti ». Ai secoli XV e XVI risalgono anche le notizie più sicure sulle tradizioni, sulle usanze, sul culto religioso, sui costumi, le cui tracce si sono estese fino ai nostri giorni.

Nel secolo XVII molti avvenimenti hanno turbato e scosso i paesi della Marsica, coinvolgendo non solo l’economia e le tradizionali attività dei nostri due centri, Aschi e Vico, ma tutta la loro vita sociale e religiosa. E’ stata l’epoca in cui le compagnie di ventura e gli eserciti andavano scorrendo su e giù per l’Italia, ora a servizio di un signore ora a servizio di un altro. Nella scombinata politica rinascimentale degli Stati italiani cambiare bandiera da un giorno all’altro era diventato un mestiere. Non c’è, pertanto, da meravigliarsi se fra i soldati di ventura, tipi spregiudicati e facinorosi non si sono preoccupati dei danni che provocavano alle popolazioni. Anzi alcuni di essi hanno lasciato le compagnie di ventura e gli eserciti organizzati, specialmente quando questi sono entrati in crisi, e si sono dati ad un’attività di vero e proprio brigantaggio vessando e tormentando i paesi più isolati. Le montagne e i boschi della Marsica, lontani dai grossi centri, hanno prestato loro sicuro rifugio, dando ad essi la possibilità di spadroneggiare come hanno voluto, sconvolgendo tutta la vita dei nostri paesi.

Il vescovo dei Marsi Matteo Colli in una relazione « ad limina » del 1594 scrive: « Ho fatto molte visite pastorali, ma poi ho dovuto desistere per il pericolo della grande quantità di briganti che infestano tutta la diocesi e la provincia e in qualche modo la dominano col ferro e col fuoco, hanno anche trucidato più di cinquanta uomini. Nella terra di Gioia hanno depredato il denaro, bruciato i granai e distrutto quasi tutto, taglieggìando infine i miseri abitanti per un valore di oltre centomila corone. Sebbene, per quasi tre anni continuamente la diocesi sia stata infestata da soldati stranieri, tra le montagne si trovano permanentemente più di 150 ladroni, i cui capi sono Luzio Cocco, La Volpe alias Biasiola e Guido. A causa di tutti questi pericoli e per non esporre maggiormente le popolazioni sono stato costretto a interrompere la visita ».

Negli anni seguenti lo’ stesso vescovo Colli, caduto malato, ha mandato a visitare le parrocchie il vicario generale Cesare Sabatini, il quale « ha compiuto ogni cosa molto volentieri in tutta la diocesi, eccetto nei luoghi situati in mezzo alle montagne, dove la gente, più volte avvisata, non ha voluto scendere in luoghi più sicuri. D’altra parte egli non si è potuto recare lassù a causa di grandissimi pericoli. In particolare fa notare che, mentre si trovava a San Sebastiano e a Pescasseroli sono stati trucidati sette uomini ». Il Febonío aggiunge ai nomi dei capi briganti, ricordati dal vescovo Colli, quello di Marco Sciarra e di « altri facinorosi che avevano incendiato tutto » a Gioia.

A questi eventi di brigantaggio e di criminalità nel sec. XVII vanno aggiunti altri fatti dolorosi. Nel 1654 un forte terremoto ha provocato molti danni in tutta la Marsica e nel 1656-58 la peste ha decimato paurosamente la popolazione dei nostri paesi (anche questi fatti sono ampiamente documentati in altra parte del libro). Dopo la crisi, sul finire del 1600 e l’inizio del 1700 si è verificata una ripresa economica, religiosa e sociale. La vita è ritornata più tranquilla e la gente ha ripreso le attività con ritmo più vivace. Gli effetti positivi di questa rinascita sono testimoniati dal restauro di vecchie chiese e dalla costruzione di nuovi edifici di culto, che da per tutto ancora oggi si vedono; dalla costruzione di tante case nuove; mentre è rifiorito lo spirito di associazione e le iniziative di assistenza e di culto. Ci avviciniamo così a forti colpi d’ala agli avvenimenti che sono a noi più vicini.

La distinzione fra i due paesi Aschi e Casalí di Aschi si è verificata più accentuatamente nel secolo scorso. Già prima del 1810, con il tramonto del sistema feudale, Aschi è diventato comune autonomo, comprendendo anche i Casalí di Vico, che cominciano a prendere il nome di Casali d’Aschi.
La situazione politico-amministrativa cambia con la formazione del Regno d’Italia. Aschi e Casali diventano frazioni del comune di Ortona dei Marsi, pur conservando il bilancio autonomo e delegazioni di altri uffici amministrativi.
Il prosciugamento del lago Fucíno negli anni Settanta del sec. XIX ha influito in modo determinante sui due paesi. Casali d’Aschi, costituito dalle contrade di San Veneziano, Morconi, Gualtrone, Santa Vittoria, Collebellaveduta, Pietre Bianche, Gretta, Gríppe, è andato popolandosi sempre più, anzi molti abitanti si sono definitivamente stabiliti in questi casali per il clima più favorevole e per la maggiore produttività agricola sia dei terreni sulle vecchie sponde del lago prosciugato che dei nuovi terreni dell’alveo avuti in concessione.

Com’è facile immaginare, si sono complicate nel nuovo stato di cose le relazioni con il comune di Ortona dei Marsi per le circostanze alle quali abbiamo fatto riferimento all’inizio di questa superficiale carrellata storica. Ortona era distante, molto scomoda, e Gioia dei Marsi invece stava lì, a due passi, letteralmente. E la convenienza da parte degli abitanti di Casalí di Aschi di aggregarsi al comune di Gioia si dimostra evidente, infatti dopo innumerevoli vicende tale aggregazione venne sancita ufficialmente il 21 aprile 1948 con il decreto presidenziale pubblicato sulla gazzetta ufficiale.

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