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Due borghi, una storia: confronto tra Opi e Cappadocia, terre di muli e di pastori

Due borghi, una storia: confronto tra Opi e Cappadocia, terre di muli e di pastori
Immagine di repertorio

Opi – Gli abitanti di Opi si chiamano opiani; quelli di Cappadocia si chiamano cappadociani.

Dopo aver messo a confronto Opi con Santo Stefano di Sessanio (10 giugno 2020) e con Scanno (30 ottobre 2024), oggi, 5 febbraio 2026, propongo un parallelo tra Opi e Cappadocia.

Ho scelto Santo Stefano di Sessanio e Scanno per la loro appartenenza al club dei “Borghi più belli d’Italia” e per il loro legame con i Parchi Nazionali e il cinema (si pensi a Uomini e Lupi del 1956 o al recente Un Mondo a Parte girato proprio a Opi).

Cappadocia, invece, è stata scelta per la comunanza degli antichi mestieri. Entrambi i paesi condividono un passato legato a mulattieri e boscaioli, dediti al taglio del bosco sia per scopi industriali sia per uso civico.

È interessante analizzare come avveniva la raccolta del legname per gli usi civici: prima dell’avvento dei mezzi meccanici, la legna veniva trasportata a dorso di mulo e scaricata davanti alle case dei cittadini che ne avevano fatto richiesta.

A testimonianza di questo legame indissolubile, Cappadocia ha eretto nella sua piazza una statua bronzea dedicata al mulo.

Entrambi i centri hanno basato la propria economia sulla pastorizia e sulla lavorazione del legno (Opi è tuttora uno dei comuni più ricchi di patrimonio boschivo in Italia).

Tuttavia, oggi queste attività sono venute meno e i due paesi hanno subito un forte spopolamento.

Escludendo l’emigrazione transoceanica, è interessante osservare il cambio di lavoro degli abitanti. In autunno, i pastori di Opi partivano per la Puglia lungo il tratturo Pescasseroli-Candela, mentre quelli di Cappadocia si dirigevano verso l’Agro Pontino.

Allo stesso modo, i mulattieri opiani svernano maggiormente nel Frusinate, mentre quelli cappadociani sceglievano il Lazio. In sostanza, ci si spostava ovunque ci fosse lavoro.

Oggi Cappadocia conta 583 residenti (comprese le frazioni di Petrella Liri, Verrecchie e Camporotondo), mentre Opi ne conta 423.

Entrambi i comuni si trovano oltre i mille metri di altitudine (Opi a 1.250 m e Cappadocia a 1.108 m). Dal punto di vista ambientale, Opi è il cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, mentre Cappadocia rappresenta la porta abruzzese del Parco dei Monti Simbruini.

Sulle origini dei nomi emergono ipotesi affascinanti. Se per Opi molto è stato scritto, per Cappadocia il ricercatore Vincenzo Masotti suggerisce diverse tesi, tra cui quella leggendaria del “Caput Duodecim” (Capo Dodici), riferita alla fondazione da parte di dodici briganti.

Un detto locale recita infatti: «Oh povera Cappadocia, fondata dai briganti: prima erano dodici, ora sono tutti quanti».

Ma l’ipotesi più suggestiva è il legame con la Cappadocia anatolica (in Turchia), terra di cavalli. Secondo Masotti, tale tesi sarebbe avvalorata proprio dal nome di Opi: il termine “Opis” figura infatti in una cartina dell’Anatolia risalente al VI secolo a.C., all’epoca di Ciro il Grande. Entrambe le etimologie sembrano dunque ricondurre all’Asia Minore di epoca precristiana.

Fino ai primi anni del secolo scorso, la vita in questi paesi era umile e scandita da ritmi comuni. Le abitazioni vedevano spesso il piano inferiore adibito a stalla, il centrale a fienile e il superiore ad abitazione.

In quegli spazi angusti si mangiava, si dormiva e, durante i lunghi inverni, ci si riuniva. Nonostante la miseria, la cultura era viva: boscaioli e pastori conoscevano e recitavano i grandi poemi del Rinascimento e dell’antichità, dall’Orlando Furioso alla Gerusalemme Liberata, dall’ liade all’Odissea fino alla Divina Commedia.

Le donne, tra il rosario e le faccende domestiche, partecipavano attivamente alla vita rurale.

In conclusione, le genti di Opi e Cappadocia condividono un DNA fatto di fatiche e transumanze, con partenze autunnali verso la campagna romana o pugliese e ritorni in primavera, puntualmente in coincidenza con le feste patronali. Ci sarebbe ancora tanto da raccontare, ma per ora il mio confronto si ferma qui.

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