Domenica il Papa rivolge un messaggio. Dalla Marsica al mondo

a visita che il Papa doveva effettuare oggi alla Piana del Fucino ad Avezzano è stata rinviata a domenica prossima per le avverse condizioni metereologiche. La decisione è stata presa personalmente da Giovanni Paolo Il. Lo ha reso noto il vescovo dei Marsi, monsignor Terrinoni, il quale ha sottolineato che, con il suo gesto di confermare la visita, “il Pontefice ha mostrato una grande benevolenza verso la nostra Chiesa e tutta la gente della Marsica”. Nel giorno in cui la Chiesa ricorda San Giuseppe come figura emblematica di uomo del lavoro, Giovanni Paolo II avrebbe dovuto, incontrarsi con i lavoratori e gli agricoltori della Marsica nella piana del Fucino, riprendendo una tradizione da lui iniziata il 19 marzo 1981 nelle acciaierie di Terni e continuata nel 1982 fra le maestranze dell’industria chimica a Rosignano Solvay e nel 1983 fra quelle della Magneti Marelli e della Società Italiana Vetro a San Salvo.

La tradizione era stata interrotta soltanto l’anno scorso in occasione del Giubileo straordinario della Redenzione, quando il Papa volle incontrare,le delegazioni dei lavoratori di molti Paesi europei ed extraeuropei sul sagrato di San Pietro, per riproporre in forma solenne al mondo contemporaneo la dottrina sociale della Chiesa. Anche quello che il Papa dirà agli operai ed ai contadini della Marsica, sul piazzale davanti alla stazione della Telespazio, avrà un’immediata ripercussione universale grazie alla tecnologia più avanzata. Infatti, le antenne paraboliche del più grande centro per le comunicazioni via satellite e per l’utilizzazione dello spazio a scopi pacifici rimanderanno, in diretta, immagini e parole dalla piana del Fucino ai lavoratori di tutto il mondo. Per Giovanni Paolo II sarà certamente un’occasione privilegiata per riprendere e sviluppare le linee centrali della “Laborem exercens” : il lavoro è la chiave della questione sociale e nazionale: il lavoro è un bene per tutti, e non solo per alcuni; il principio della priorità del lavoro sul capitale; il ruolo dell’uomo che, anche nell’epoca della meccanizzazione, dev’essere soggetto del lavoro e non lo schiavo della macchina della tecnica.

È un discorso che il Papa che ha conosciuto la fatica del lavoro manuale, va da tempo sviluppando nei suoi pellegrinaggi apostolici, mettendo in guardia contro il pericolo che le scienze e la tecnologia possano trasformarsi da alleate in avversarie dell’uomo, alienandolo e manipolandolo. Tale preoccupazione è stata più volte manifestata da Giovanni Paolo Il durante l’ultimo viaggio in America Latina, respingendo decisamente quella che ha chiamato “l’ideologia della tecnica”, che impone il primato della materia sullo spirito, delle cose sulla persona, della tecnica sulla morale. “La tendenza disumanizzante e spersonalizzante della tecnica – affermò a Ciudad Guayana, in Venezuela – spiega perchè la Chiesa non si stanca di chiedere una revisione radicale delle nozioni di progresso e di sviluppo. Fino a quando l’uomo dovrà sopportare ingiustamente il primato dei processi economistici sugli inviolabili diritti umani e, in particolare, sui diritti dei lavoratori e delle famiglie?

E qui, nei valori e diritti umani, che bisogna pensare e definire di nuovo le nozioni di sviluppo e di progresso”. In un luogo che è espressione della scienza più progredita e che anche visivamente sembra sottolineare come la nostra sia l’era della comunicazione sociale, il Papa potrebbe inoltre riprendere ed approfondire il discorso sulla cultura contemporanea dominata e plasmata dai più nuovi e potenti tra i mass-media. La radio e soprattutto la televisione. Un tema che Giovanni Paolo II ha già affrontato nel messaggio per l’ultima giornata mondiale delle comunicazioni sociali, non nascondendo la propria preoccupazione perché le immense potenzialità dei mass-media vengono spesso usate contro l’uomo.

Alvaro Salvi