Comune di Collelongo

Testi dell’avvocato Walter Cianciusi maggiori info autore
I dolci tradizionali Non solo di dolciumi si dovrà scrivere, ma essenzialmente del pane. Per ora limito il discorso ad alcuni appunti sui dolci, non senza ricordare, tuttavia, che L’ultimo gesto che la massaia compiva nel confezionare il pane era quello di incidere su ogni pagnotta, con il coltello, il segno della croce. II taglio si sarebbe allargato in fase di cottura ed il simbolo sarebbe risultato di grande evidenza.

Ciò, naturalmente, apre il discorso, che pero per ora non faccio, sulla sacralità del pane quotidiano ( ”….dacci oggi il nostro pane….) che culmina nell’ostia consacrata, che e fatta di pane, sulla sacralità dei riti che la riguardano ( es: L’ultima cena, ecc.). Una fetta di pane caduta a terra non si getta via: si raccoglie, si spolvera, si bacia e si mangia. Gia un’aura sacrale si coglie nella fumosa stanza dove e il forno: stanza nera di fuliggine, ai lati della quale, sedute sulle panche, stanno le donne ad attendere che il pane sia sfornato. La fernara è il ministro del culto, mentre con aria sacerdotale ripete i gesti rituali del suo lavoro.

I dolci tradizionali sono i biscotti, di varia forma e dimensione, le ciammelle, di pasta di pane; i merzitte (o merzellitte) durissimi, nella cui composizione entrano miele, mandorle, noci impastati con il mostocotto; /e ferratelle, soprattutto a Natale, stampate su apposito ferro a tenaglia arroventato; le tesechelle, di pasta senza lievito, con semi di anice; i sciammellate, costituite di pasta di biscotto, con zucchero e latte nell’impasto, a forma di cerchio, più o meno grande, detto a Villavallelonga i tiortale ( non in D.A.M.). Solo di recente, dopo L’ultima guerra, le ciambelle col vino, /e pesche con ripieno di crema o di cioccolato e coloritura di alchermes; i Torroncini, ecc. E per la Pasqua le donne confezionavano la pupa co j’ove per le bambine e i jalle per i ragazzetti.

Con normale pasta di biscotto si modellava una figura di donna o una figura di gallo (altrove era di cavallo) e si poneva su una teglia. Sul ventre della pupa e sul corpo del gallo si poneva un uovo sodo e lo si copriva con un sottile strato della medesima pasta amalgamandolo all’impasto della figura. Si spargevano tali figure di minuscoli confettini colorati e si portavano le teglie nel forno. A Villavallelonga la Pupa, che pero non aveva L’uovo sul ventre, veniva chiamata la Pigna i Pasqua ( e trovo tale termine in D.A.M. come ”dolce di Pasqua con uova sode messe sopra”. Con la conformazione a figura (pupa, jalle, cavajie) si aggiunge al prodotto il valore di ”segno”, per cui esso non e soltanto buono da mangiare, ma e anche capace di comunicare. Ed il significato di riferimento e quello della funzione di riproduzione e di perpetuazione della specie che i ragazzi di oggi svolgeranno domani.

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Dolci tradizionali

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