Difficoltà economiche

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Abbiamo più volte messo in risalto la miseria in cui era caduta la Francia in seguito alle guerre e alla Fronda. Si può facilmente indovinare quale fosse la penuria delle casse dello Stato francese. C’era bisogno di molto denaro e l’unica fonte per procurarsene rimanevano le tasse. Il parlamento e i controllori cercavano di opporsi ai decreti del re che istituivano nuove imposte. Luigi XIV dovette intervenire personalmente in parlamento, dove si minacciava una nuova rivolta a causa della continua richiesta di imposizioni fiscali. Si dice che fu in uno di questi interventi personali che il re abbia pronunciato la frase, del resto leggendaria: « L’Etat c’est moi » (« Lo Stato sono io »).

Mazzarino, che abbiamo detto negato ai problemi economici e finanziari, si servì di Nicola Fouquet per le manovre fiscali, che costarono in seguito al sovrintendente un pesante processo. Il popolo era certamente quello che più soffriva della rinnovata pressione fiscale, e la miseria della gente cresceva in modo preoccupante. San Vincenzo de’ Paoli e Luisa di Marillac, fondatrice delle Figlie della Carità, continuarono nella loro opera di assistenza. Essi fondarono ospedali, ricoveri, orfanotrofi. San Vincenzo chiese l’appoggio e l’aiuto del Primo Ministro, e Mazzarino lo diede abbondantemente, recandosi anche personalmente a visitare le opere del Santo e concedendo l’uso di stabili e palazzi per il ricovero degli assistiti.

Nel 1656 Mazzarino fece anche edificare, sulla riva sinistra della Senna l’ospedale della Salpetrière. L’avvenuta pacificazione politica diede a Mazzarino la possibilità di ritornare a occuparsi anche delle sue iniziative culturali e artistiche. Con l’appoggio e la passione del bibliotecario Naudè furono rintracciate molte opere della famosa biblioteca dispersa dai frondisti, che venne arricchita di altri lavori. Naudè morì nel 1653 e Mazzarino chiamò a succedergli Francesco de La Poterie. Prima degli anni della Fronda Mazzarino aveva arredato anche una galleria di quadri, di sculture, di opere archeologiche, fra le più ricche di tutti i tempi. Tornato al potere dopo la Fronda, arricchì questa galleria di opere immortali, che acquistò tramite i suoi agenti in tutta Europa. In particolare si servì di un certo Bordeaux, molto abile ed esperto in materia.

Nella galleria di Mazzarino c’erano . quadri di Raffaello, di Leonardo, del Giorgione, del Correggio, di Tiziano, del Carpaccio, di Palma il Vecchio, di Mantegna.’ del Domenichino, di Rubens, di Van Dyck e di tanti altri.
La collezione comprendeva anche arazzi e tappeti, soprattutto di stile gotico. Numerose erano le stoffe e i tappeti turchi, persiani e cinesi. Non mancavano raccolte di mobili e suppellettili ‘varie, di bronzi, di ori. Infine ricordiamo che Mazzarino aveva una collezione di diamanti, fra i quali i più celebri furono il Sancy e lo Specchio del Portogallo, stupendi per bellezza e di valore favoloso. Il Primo Ministro ne divenne proprietario nel 1657. I due gioielli erano di Enrichetta Maria, regina d’Inghilterra, rifugiatasi in Francia presso la corte del fratello Luigi XIII dopo l’uccisione del marito Carlo i, durante i torbidi inglesi. Essa aveva portato con sé i diamanti. Per motivi finanziari, li diede prima in garanzia di un prestito, poi fu costretta a venderli per estinguere il debito contratto. Mazzarino ne approfittò e, tramite il suo agente Hervart, li acquistò per 360 mila lire tornesi. Dopo la morte del Primo Ministro i diamanti andarono alla corona del re di Francia e di essi si perdette la traccia in Oriente intorno al 1860.

Sappiamo pure quale fosse la passione di Mazzarino per la musica e particolarmente per la commedia musicale italiana. Non si erano ancora calmati i clamori della Fronda, quando nel carnevale del 1653 il Primo Ministro organizzò uno spettacolo classico, che è rimasto un esempio tipico del genere musicale dei balletti, spettacolo preferito dai francesi: il « Ballet Royal de la Nuit ». Incontriamo di nuovo in questa occasione personaggi già noti, come lo scenografo Torelli, protetto di Mazzarino. Da quella data si susseguirono ininterrottamente le rappresentazioni teatrali alla corte di Francia. Al teatro Petit-Bourbon il 15 aprile 1654 andò sulle scene la commedia musicale Le nozze di Peleo e di Teti, per la cui organizzazione si interessò personalmente il Primo Ministro. La rappresentazione fu importante, perché in essa si ebbe una fusione tecnico-artistica abbastanza convincente fra il balletto e l’opera italiana. La musica era di Caprioli, il testo di Buti.

Nel frattempo era andato via dalla corte il maestro Rossi e a questi era succeduto Raimondo Lulli, il quale diresse il balletto messo in scena in occasione delle nozze fra la nipote di Mazzarino, Laura Martinozzi, e Alfonso D’Este duca di Modena, nel 1655. Dopo una serie di balletti, nel 1659 si diede un’altra opera italiana, Arianna e Bacco, per espresso desiderio del Primo Ministro; ne fu compositore il maestro di camera della regina, Cambert.
L’anno seguente, in occasione del matrimonio di Luigi xiv con Maria Teresa d’Austria, andò in scena l’opera Serse di Francesco Cavallì; i balletti degli intermezzi furono composti dal Lulli. Il Cavalli, insieme all’architetto Vigoroni, era stato chiamato dall’Italia da Mazzarino per erigere un nuovo teatro, la Tuileries, che non fu pronto per la data delle nozze del re, e la rappresentazione ebbe luogo nella galleria del Louvre alla presenza della coppia reale. La Tuileries fu terminato solo nel 1662. Mazzarino era già morente quando vi si poté rappresentare l’Ercole Amante di Cavalli.