Dall’Abruzzo in Polonia per riportare tre donne, un bambino ed una bambina in Italia, in fuga dall’Ucraina. Il racconto di un viaggio della speranza lungo 3778 Km in 48



In un momento storico così delicato e preoccupante, per il mondo intero, un poliziotto penitenziario di stanza alla Casa Reclusione di Sulmona (nonché dirigente sindacale della FP CGIL), Antonino Genovese, che sinergicamente con un suo amico, Erminio Di Cioccio, non hanno esitato a dimostrare impavido senso civico , in maniera del tutta volontaria, oltre ad una profonda ed incondizionata umanità. I due hanno organizzato un viaggio per la Polonia, a Radomosko, costato lunghe ore di viaggio e fatica, pur consapevoli di possibili rischi, per prelevare tre donne, un bambino ed una bambina, vittime del massacro in Ucraina, affinché arrivassero in alcune zone del Paese e  permettere lor un sereno ricongiungimento con i propri familiari. 
Un viaggio carico di speranza ed emozioni, ma con l’audacia di donare luce a cinque persone in cerca di speranza e protezione. 

Ad esprimere tutta la riconoscenza e vicinanza sono Francesco Marrelli (Segretario Generale della Camera del Lavoro L’Aquila), Anthony Pasqualone (Segretario Generale FP CGIL L’Aquila) e Giuseppe Merola (Segretario FP CGIL L’Aquila) che ringraziano anche la Autorità Dirigenti della Casa Reclusione di Sulmona, le lavoratrici ed i lavoratori che hanno contribuito per il buon raggiungimento del nobile gesto ed hanno soprattutto creduto in lui. Il nostro Paese deve avviare  serie ed impellenti riflessioni su corridoi umanitari ed aiuti diplomatici per le tante profughe e profughi, con concrete politiche di accoglienza e di integrazione, senza confini e senza guerre. Per la libertà, l’autodeterminazione dei popoli, per la pace – continuano i sindacalisti – ringraziando anche le vari reti sociali, istituzionali e di associazionismo che, in queste ore, si stanno mobilitando. 
Le lavoratrici ed i lavoratori della Polizia Penitenziaria continuano ad essere un valore aggiunto per l’apparato Giustizia – conclude Mirko Manna Coordinatore Nazionale FP CGIL Polizia Penitenziaria – dimostrando un vero senso di appartenenza e di abnegazione ai principi costituzionali e morali. 

Di seguito il racconto di Erminio Di Cioccio

“3778 , è un semplice numero , ma questo numero ha un significato speciale per me è il mio amico Antonino , sono i km percorsi tra andare e tornare da Sulmona / Pratola Peligna e Przemyśl confine Polonia 🇵🇱 Ucraina 🇺🇦 in 48 ore , dove arrivi , dopo aver caricato in Italia quanto più possibile di derrate alimentari e non , e medicinali da donare , tutto reperito dalla volontà di mamme della nostra zona , a cui va il nostro ringraziamento per tutto ciò che hanno raccolto , un ringraziamento va in modo particolare agli agenti e dirigenti della casa circondariale penale di Sulmona che hanno partecipato in modo tangibile a far sì che tutto si potesse organizzare , arrivi e il cuore ti si strige , vedi persone , e dico PERSONE , ammassati in un centro , in attesa di un pasto caldo di un ricovero , e nella speranza di poter trovare un passaggio per arrivare da un parente , da un amico che possa ospitarli perché non hanno più nulla , in qualsiasi parte d’Europa , e li ho capito che cosa significa lasciare in pochi minuti casa tua , tutto ciò che c’è dentro, i tuoi ricordi , la tua roba, la tua vita che hai vissuto fino a poche settimane fa in modo normale , ti si stravolge la vita e psicologicamente ti distrugge, e devi raccogliere velocemente poche cose , non troppe , perché devi camminare per km e km in condizioni di pericolo tra bombe , e spari , e non puoi avere molto peso da portare sulle spalle , sarebbe troppo faticoso per te e per i bambini , il freddo che arriva a -12 gr che ti gela fin dentro , per poter mettere in salvo la vita dei tuoi figli , e quella tua , in questo “inferno” incroci occhi di bimbi, di mamme ,con gli occhi pieni di lacrime e che ti guardano in cerca di un sorriso e un aiuto , Ti si stringe il cuore 💖 , li abbiamo , con l’aiuto della protezione civile italiana , conosciuto due famiglie una nonna ,la figlia, e la nipotina di 8 anni , è una mamma con un bimbo di 12 anni , ci chiedono di portarli in Italia da loro parenti , dopo che avevano camminato in terra Ucraina per 4 giorni al freddo ,prima di arrivare Przemyśl, accettiamo con entusiasmo , li facciamo salire sul pulmino , i loro visi si rasserenano per quel poco che possono essere sereni , ai bimbi diamo qualche dolciume ci sorridono , partiamo e al caldo si addormentano sfiniti , durante il viaggio ti coccoli i più piccoli , sorridi li abbracci si sento rassicurati, e ti affezioni a quegli occhioni che ti guardano con dei timidi sorrisi , è lungo il viaggio di ritorno , circa 20 ore, ma li sopportano , senza mai un minimo lamento di stanchezza , di sofferenza , arriviamo in Italia li portiamo a far colazione ti guardano increduli , latte cornetto con nutella per tutti poi li portiamo dove le tue e le loro vite si dividono , dopo una breve ma intensa conoscenza , saluti e la bambina e il bambino che ti abbracciano stretto lungamente , come a dirti grazie per averci portato fin qui , piangono mentre ti abbracciano , e tu ti commuovi ma l’abbraccio della piccola Alina , lungo , stretta a me ed ad Antonino , non lo dimenticherò mai rimarrà per sempre nel mio cuore , e capisci che la guerra è la cosa più brutta che ti possa capitare nella vita , e ti chiedi ma che genere umano vive su questa terra per far sì che si arrivi a tanto ?”




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