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Comune di Gioia Dei Marsi

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Testi a cura del prof. Giuseppe Grosssi maggiori info autore
Questo contributo prende avvio dall’osservazione di un processo socioeconomico che caratterizza il nostro paese dando l’immagine di un certo dinamismo e di una discreta vitalità. Infatti l’economia di Gioia dei Marsi, basata principalmente sul settore agricolo, fa registrare la diffusione di un significativo numero di impianti industriali di piccole e medie dimensioni, i cosiddetti “lavaggi”, stabilimenti dove le produzioni orticole fucensi ricevono un trattamento di cernita, pulizia ed imballaggio prima di essere inviate ai mercati di consumo. La radice di questo sviluppo va individuata chiaramente nella vocazione agricola del Fucino nonché dall’incontro tra competenze acquisite nel settore agricolo con l’intraprendenza microimprenditoriale in un ambiente fortemente modificato dall’azione della natura e dalla determinazione umana” (1).

Infatti, contemporanea alla trasformazione del paesaggio, spazio inteso come prodotto sociale, è stata l’evoluzione dei marsicani, i quali dalla pastori zia e da una pesca di sussistenza, sono divenuti “cafoni di Fontamara”, proprietari terrieri, ed intorno agli anni ’70, orticoltori. Alla luce di tali considerazioni appare doveroso fare alcune premesse di carattere generale, per definire brevemente le condizioni geografiche e storiche della “regione marsicana” e della conca del Fucino, centro funzionale dell’area” (2).

La Marsica presenta una notevole identità storica e territoriale e limiti fisici ben definiti. Tali elementi la differenziano sostanzialmente sia dagli altri contesti regionali sia dalle altre conche intermontane. La natura artificiale della piana e la conseguente forma regolare dei campi, conferiscono infatti al territorio una identità originale nell’assetto insediativo regionale. Le caratteristiche del tutto nuove che la connotano attualmente prendono le mosse da un graduale pro cesso di sviluppo, avviato nell’ultimo scorcio del XIX secolo. Tra gli avvenimenti che segnano le tappe del radicale mutamento della situazione originaria, ricordiamo” (3): il prosciugamento del lago, completato nel 1878; il terremoto del 1915; la riforma agraria (1950) e la conseguente creazione dell’Ente Fucino (organo preposto allo sviluppo agrozootecnico della conca).

Fino al definitivo prosciugamento, il Fucino costituiva uno spazio marginale. Infatti, condivideva con il resto della regione e del Mezzogiorno un estremo disagio economico, derivante da un sistema di sostentamento agricolo sostanzialmente povero e arretrato. La riforma agraria, la razionalizzazione dell’agri coltura e l’introduzione di una crescente meccanizzazione, sono i principali interventi che hanno permesso l’evoluzione della zona verso condizioni economico sociali più avanzate.

Negli anni ’60, la Marsica si configurò come un vero e proprio “laboratorio”‘ (4) per i profondi sconvolgimenti realizzati dalla disponibilità improvvisa di una vasta pianura, da sottoporre a sfruttamento intensivo, ma anche in previsione di nuovi piani di intervento pubblico. Ad indicare la profonda rivoluzione della realtà statica della conca, contribuì in questo stesso periodo l’insediamento del Telespazio, modernissima stazione per le comunicazioni via satellite, appartenente al gruppo IRI (3° ad entrare in funzione in Europa e 4′ nel mondo)” (5). Solo da questa sommaria presentazione delle principali tappe che hanno caratterizzato lo sviluppo della Marsica, risultano evidenti i fattori peculiari dello sviluppo economico, riconducibile ad una costante gestione esterna, con fini di assistenza allo sviluppo, che ha sostituito le prime iniziative di carattere troppo spesso paternalistico” (6). Oggi le parabole del Telespazio, i fumi delle ciminiere del Nucleo Industriale di Avezzano e l’assetto della piana fortemente razionalizzata le conferiscono un aspetto molto innovativo.

L’altopiano del Fucino si presenta come una gran de distesa agricola nel cuore della montagna, luogo di industrie avanzate ed innovative, nodo interno di comunicazioni veloci, zona di antichi e nuovi insediamenti, circondata da aree protette di interesse nazionale e regionale’ (7). Dopo la già citata opera di bonifica integrale e di trasformazione fondiaria, la campagna si presenta completamente rinnovata con conseguenze e riflessi sociali di vasta portata. L’agricoltura presenta fin dall’inizio proprie peculiarità con un indice di utilizzazione rurale molto elevato.

La natura limoargillosa del suolo, che la rende molto fertile ed il clima continentale, con inverni particolarmente rigidi e piovosi ed estati calde, fanno si che le produzioni assumano qualità nutritive molto apprezzate. Sempre grazie al clima, le produzioni si avvantaggiano della condizione di ritardizie, arrivando sui mercati in piena estate, momento in cui è più gradito il consumo di ortaggi. Nel corso dei decenni si è assistito ad una serie di trasformazioni che rendono produttivo il bilancio del settore”‘, permettendo un progressivo aumento della produttività agricola con la conseguente specializzazione delle sue strutture. In effetti, si sviluppa moltissimo la coltivazione degli ortaggi, più remunerativa di altre e comunque meno soggetta alle oscillazioni del mercato”‘.

Se alla fine degli anni ’60 la coltivazione della bietola e della patata primeggiavano, occupando quasi la metà della superficie dell’ex lago, proprio negli stessi anni fece la prima comparsa la coltivazione della carota. Attualmente l’altopiano del Fucino ne è il più grande polo produttivo a livello nazionale, rappresentando il 30% della produzione, il 5% di quella europea e l’1% di quella mondiale. Seguono i vari tipi di insalate (radicchio, indivia e finocchio)”(10). L’introduzione di queste nuove colture troverebbe radici più remote nell’afflusso di contadini dall’Italia del nordest e dalle Marche, chiamati dai Torlonia per le opere di bonifica e di messa a coltura delle nuove terre” (11). Inoltre il fenomeno si può ricondurre alla nascita delle prime capacità imprenditoriali degli agricoltori, che incominciarono la commercializzazione delle loro produzioni venendo a contatto con altre realtà produttive soprattutto nel territorio del Chioggiano.

Una fotografia della realtà produttiva fucense si ottiene da una pubblicazione curata dall’ARSSA: Il Polo Orticolo dell’altopiano del Fucino”(12). L’opuscolo fornisce alcuni dati statistici di carattere generale. L’intera area del Fucino ammonta a 13072 ettari, la produzione totale nell’ultimo triennio è stata di 470.279 tonnellate. I centri di lavorazione ufficialmente censiti risultano essere 85, di questi 12 sono di proprietà, o comunque fanno capo ad imprenditori agricoli del nostro paese. Il dato assume maggior rilevanza se a questi si aggiungono i produttori agricoli di base, circa 40, che si dedicano a tempo pieno o parttime all’agri coltura, e che riforniscono in buona parte gli impianti sopra citati.

Riguardo alle superfici coltivate, bisogna ricordare che ai terreni di proprietà, si aggiungono gli ettari di terreno condotti in affitto. Entrare nel merito dei singoli casi non è possibile. Le lacune risultano frequenti quando i comuni sono di piccola taglia come il nostro, inoltre c’è l’impossibilità di stabilire la superficie realmente coltivata dato l’annoso problema della ricomposizione fon diaria. I “lavaggi” sono in genere strutture gestite a livello familiare, le funzioni direttive sono assunte dagli stessi agricoltori imprenditori e gli stabilimenti svolgono attività di magazzini, produzione ed uffici.

Numerosi sono gli operatori giovani, spesso di seconda generazione, che facendo tesoro dell’esperienza e delle competenze acquisite dai genitori, hanno verticalizzato la filiera, inglobando la lavorazione e la commercializzazione dei prodotti. Grazie alla loro connotazione, le aziende curano le principali fasi produttive che abbracciano la semina, la raccolta ed il confezionamento degli ortaggi” (13). Per quest’ultima operazione, effettuata nei capannoni industriali, i prodotti vengono cerniti, selezionati dal personale e confezionati in cassettine di legno o in bustine di cellophane. Un’esperienza significativa per l’iniziativa di impresa e la vitalità trasformativa è rappresentata da un’azienda che si è specializzata nella produzione di succhi e creme di carota.

La crescita professionale degli operatori è dimostrata dalle innovazioni di processo che hanno introdotto nelle loro aziende, come i sistemi interni di autocontrollo e di gestione della qualità. Relativa mente buona è la dotazione di macchine per la lavo razione degli ortaggi (lavatrici, calibratrici, insacchettatrici) e locali di conservazione (celle frigorifere). A livello generale, essendo la base economica e produttiva dell’area costituita dall’agricoltura, l’im patto sul mercato del lavoro appare abbastanza significativo. Per quanto riguarda la manodopera accanto a forme di lavoro stabili e durature, si fa ricorso al bracciantato ed al lavoro stagionale. Questa esigenza, come in altre realtà produttive, è soddisfatta sempre più spesso da lavoratori immigra ti dai paesi dell’Est e dal Terzo Mondo. Riguardo all’organizzazione del lavoro appare delineata una certa differenziazione fra lavoro maschile e femminile.

L’uso dei mezzi meccanici viene considerato un lavoro tipicamente maschile, mentre i lavori manuali sono prerogativa femminile, accanto all’occupazione nell’ambito amministrativo. Per quanto riguarda i mercati, molte aziende commercializzano interamente i prodotti con i loro mar chi. Altre adottano una formula di produzione “mista”, intendendo che i prodotti vengono indirizzati in quantità variabili alla commercializzazione diretta ed alla committenza, attraverso canali di vendita con reti di operatori già presenti sui mercati generali. Tale situazione dimostra il positivo orientamento del sistema produttivo verso i mercati di sbocco, con i quali i rapporti e gli stimoli provenienti dalla domanda sono intensi. I mercati di riferimento risultano molto differenziati e variamente distribuiti sul territorio nazionale fra Roma, Pescara e quelli centro meridionali, consistenti quantitativi sono smerciati nel Nord (Milano, Verona, Bologna, Torino).

Figurano anche le esportazioni europee con quote significative rappresentate dagli ordinativi dei mercati tedeschi. Negli ultimi anni ed in particolare per le carote, nonostante il forte regime concorrenziale, gli operatori hanno trovato spazio anche presso la grande distribuzione organizzata costituita da catene distributive ed ipermercati. Accanto all’andamento positivo del sistema produttivo descritto, restano alcune questioni aperte, tra le quali l’emergenza idrica, problema ambientale addirittura ribaltato. Le coltivazioni orticole richiedono sempre più irrigazioni che vengono effettuate a pioggia, traendo acqua dai canali ormai insufficienti. Inoltre, la scarsa concentrazione dell’offerta porta ad una conflittualità economica tra gli operatori, con conseguenze spesso negative per la commercializzazione, che non sempre consente un adeguato rendi mento.

Per consolidare i traguardi raggiunti e crearne dei nuovi, recentemente è stato costituito il Consorzio di tutela e valorizzazione degli ortaggi del Fucino (COTOF). L’iniziativa promossa dall’ARSSA” (14) si propone di tutelare i produttori associati e di potenziarne l’efficienza mediante l’organizzazione di attività e servizi, soprattutto ai fini della promozione commerciale, con l’apposizione di un marchio consortile che tuteli la tipicità dei prodotti, e che sia facilmente individuabile dai consumatori. Altro proposito è quello di sollecitare forme di compartecipazione per la creazione di nuove iniziative nel ramo conserviero attraverso il surgelamento, il confezionamento sotto vetro ed in scatola.

NOTE

(1) – Landini P., ( a cura di), ll lago del Fucino e il suo emissario, Pescara, Carsa Edizio ni, 1994, p.9.
(2) – Landini P., Innovazione e processo di sviluppo regionale nella Marsica, in Studi e informazioni, Firenze, n.3, 1991, pp.139145.
(3) – Giarrizzo A., ” La piana del Fucino dopo il prosciugamento. Note antropogeogra fiche”, Roma, vol.XII, 1971, pp. 619666.
(4) – Landini. P., ( a cura di), op.cit., (1994), p.9.
(5) – Giarrizzo A., op.cit., (1971), p. 665.
(6) – Ci si riferisce, in particolare, alla gestione dei Torlonia. Per approfondimenti in merito cfr., Landini P., (a cura di), op.cit., 1994, p.9.
(7) Landini P., op.cit. (1994).
(8) – Salvatori F., “Sviluppo locale e crescita economica nella Marsica”, in Boll. Soc.Geogr.Ital., Roma, serie XI, 1994, pp. 455469.
(9) Burri E., “Storia di un lago: il Fucino”, Terra, 1990, Bologna, Pàtron Editore, pp. 4252.
(10) – ARSSA, ( a cura di ), ll Polo Orticolo dell’altopiano del Fucino, Avezzano, 2000.
(11) – Salvatori F., op. cit. (1994). Burri E., op.cit. (1990), p.49.
(12) ARSSA, op. cit. Avezzano, 2000.
(13) A tal proposito bisogna notare che molte aziende importano materie prime anche da altri sistemi agricoli nazionali, quali la Piana di Fondi, della Sicilia e della Puglia, instaurando cosi proficui rapporti di scambio.
(14) – L’ARSSA, Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo, discende diret tamente dall’Ente Fucino, con successive trasformazioni di competenze. Offre servizi agli agricoltori sia per affrontare problematiche specifiche legate al settore (analisi fisicochimiche, programmi di concimazione ecc,) sia attività di marketing, (‘attraverso la partecipazione a fiere, mostre, preparazione di materiale divulgativo). Inoltre insieme alla Regione Abruzzo gestisce programmi di sviluppo finanziati dalla Comunità Eco mica Europea.

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Dalla Tradizione alla modernità

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