Comune di Tagliacozzo

Testi di Padre Nicola Petrone maggiori info autore
Con la legge del 7 agosto 1809, Napoleone Buonaparte poneva fine a tutti gli istituti religiosi ed anche il convento di Tagliacozzo cadde sotto la stessa condanna. Il 12 settembre dello stesso anno, il conte della Torre e ricevitore della registrazîone de’ demani, Tommaso Resta, si recò in convento per apporre i sigilli sulle porte della foresteria, della biblioteca, della dispensa e dell’archivio; sigillò la cassa dei depositi e ” la camera dirimpetto al campanile, ove si son posti tutti i quadri ed altri mobili preziosi ” (1). Poi furono controllate e sigillate le cantine, la sagrestia e le altre camere dove c’erano mobili di valore (2). Gli undici religiosi, che in quel momento formavano Ia comunità, ebbero l’ordine della secolarizzazione.

Tanti secoli di storia e di vita consacrati venivano cancellati con un ” decreto regio ” iniquo ! Una comunità attiva e laboriosa era distrutta per far posto ai capricci di una moda irriverente e barbara. Le autorità locali, affezionate ai frati, avrebbero voluto salvare a tutti i costi questa comunità, ma non riuscirono nel loro intento. Il Signor Alessandro Mastroddi scrisse il 22 settembre 1809 al giudice di pace, in occasîone dell’esecuzione della legge di soppressione dei conventi per richiamare l’attenzione dei frettolosi esecutori degli ordini imperiali su due punti fondamentali: sulla scuola del convento aperta ai giovani di ambo i sessi e sull’importanza della chiesa.

Scriveva: ” La lingua, l’intelligenza della gente, la posizione geografica han qui sempre richiamati degli alunni dell’uno e dell’altro sesso, anche da fuori del circondario, e dagli estremi della provincia coll’opportunità delle pubbliche scuole, benché ristrette dello studio de’ religiosi conventuali ” (3). Della chiesa ha parole elogiative: la riteneva la più frequentata della città per i corsi di predicazione che ci si tenevano in avvento e quaresima, per la solennità delle funzioni che ci si svolgevano, perché sepolcrale e perché in essa si venerava la statua del principale protettore del luogo: Antonio di Padova. ” La chiesa poi.. forma la venerazione di questa popolazione e perché la più frequentata e comoda, e perché sepolcrale, e perché addetta alla predicazione, e ad ogni altra funzione a nome del pubblico; e specialmente perché consacrata al culto del Santo principal protettore del luogo cui il popolo è teneramente devoto ” (4).

Lo scrivente concludeva che la chiesa non doveva essere chiusa ma ” elevata ad un uso più degno ” e riaffidata agli stessi religiosi: ” Fra di tanto, perché non si intermettà il culto e la fabbrica della chiesa e del convento non deperisca, credo plausibile, o Signore, il proporvi di farlo abitare da que’ soppressi religiosi, che, con assenso delle date disposizioni, potessero rimanervi in semplice società ” (5). Alla lettera del Mastroddi, fece eco il rapporto del sindaco di Tagliacozzo, Alessandro Jacomini, al sotto-intendente del distretto. Il sindaco espresse in cinque punti le ragioni fondamentali per cui la chiesa non doveva essere chiusa e tra le righe del suo rapporto si dice che i frati dovevano restare al loro posto essendo amati dal popolo che riteneva la chiesa di S. Francesco ” il primo deî suoi santuari ” (6). I parroci erano soddisfatti di questa comunità laboriosa e paci6ca; nei periodi invernali, quando le loro chiese erano disertate perché la popolazione si riversava nella chiesa di S. Francesco per ascoltare le prediche e vivere più intensamente la liturgia, anch’essi erano ” soliti andarvi ad amministrarvi il sacramento della penitenza “, e cooperavano con i religiosi a rendere più solenne..sacre funzioni (7).

Da buon sindaco, non dimenticava i diritti e i privilegi che il comune aveva in quella chiesa e che qualora fosse stata chiusa al culto, avrebbe arrecato grande pregiudizio e incomodo alla popolazione “. Concludeva che un’insana e folle osservanza del regio decreto avrebbe arrecato ” disvantaggio e danno ai cittadini ” (8). li appelli non valsero a nulla, le motivazioni furono neglette e nel novembre dello stesso anno, i religiosi furono costretti ad abbandonare: la casa religiosa e si recarono nelle loro rispettive famiglie, attendendo tempi migliori. I locali del convento furono adibiti prima ad u8iü amministrativi della città, poi furono ristrutturati e utilizzati come scuole pubbliche.. L’ Incaricato dal Ricevitore della Registrazione de’ Demani ci ha lasciato una descrizione precisa ed interessante sulla struttura del convento che veniva incamerato dallo Stato per suoi nuovi scopi: ” In questo convento vi sono due piani. Il primo a lato del cortile comprende otto camere, le quali comunicano tra loro, una di queste è addetta alla libreria. Inoltre vi sono quattro fondaci… Al di dentro nello stesso piano vi ha un refettorio, una cucina e due altre camere contigue per servizio della stessa.

Nel secondo piano vi sono diciotto camere… le quali servivano per dormire, e per altri usi de’ religiosi sopressi… Nel centro di questo monastero esiste un ampio cortile con pozzo di acqua sorgiva. Al di sotto è situata. la cantina a volta ed è molto spaziosa… Contigua al descritto luogo vi ha un orto dell’estensione di circa coppe tre di natura sterile con diversi alberi… ” (9). Con la soppressione, l’orto passò alla famiglia del conte Tommaso Resta che lo ridusse in delizioso giardino, Ogni signore del luogo pose le mani su qualche oggetto artistico, o su libri preziosi che si conservavano in convento. I ricevitori de’ demani avevano fatto inventari scrupolosi e minuziosi, ma ben presto scomparve ogni cosa: furono vuotati i depositi, asportati furtivamente alcuni quadri e dilapidati i numerosi libri che formavano la ricca biblioteca del convento.

La chiesa non poté essere asportata, né rubata soltanto perché ingombrante; restò abbandonata per alcuni anni. Il 7 dicembre del 1824, la congrega del suffragio che con un rescritto del vescovo Lorenzo Massimi del l aprile 1636, era eretta nell’altare maggiore di S. Cosma, con regio decreto, tramite atto notarile del Signor Lusi, si trasferì nella chiesa di S. Francesco. A causa di talune trasformazioni arrecate durante il secolo XVIII, la chiesa non presentava più l’austero e puro stile gotico, ma aveva una volta a botte con altari barocchi. Nel 1837, la congrega volle restaurare l’interno della chiesa, continuando involontariamente lo ” scempio ” iniziato con il barocco contro la bellissima linea gotica dell’edificio. Verso la fine del secolo; il Bindi scriveva: ” Questa chiesa è oggi nell’interno tutta rimodernata. Conserva di antico il frontespizio con la porta di stile ogivale, ed il veramente magnifico rosone, adorno di colonnine, che sostengono de’ piccoli archetti rotondi, i quali mirabilmente si intersecano fra loro e presentano intagli e sculture di, vaghissimo effetto, ed il coro con la volta a crociera ” (10).

Se si eccettui la facciata del tempio e il coro, tutta la navata della chiesa era stata trasformata in stile neo-classico, di dubbio gusto. Nel 1848, la congrega comprerà alcune pitture.che furono collocate nell’interno della chiesa e furono dorati i cornicioni e gli stucchi degli altari; in quella occasione furono abbattuti i due cappelli cardinalizi che pendevano dal cornicione che si trovava sopra l’altare centraIe’. Dei restauri e8ettuati. dalla congrega, oggi c’è solo una lapide conservata nell’interno del convento, dove è scritto:
Templum vetustum
in honorem Bivi Francisci
pene olim destitutum sub regimine militari
fratrum sodalitium SS. Purgatorii
restituto cultu sp1endide ornavit
anno 1837.

A. Mancini.

Durante il periodo dell’unità d” Italia, Tagliacozzo aveva un grande numero di cittadini che si erano schierati contro i conquistatori piemontesi e cercavano ogni pretesto per aizzare la popolazione contro di loro. Il colonnello Quintini, comandante la guarnigione di Avezzano, vi spedì il sanguinario maggiore Delitala, il quale, per mostrare il suo valore ai superiori, fece fucilare alcune persone trovate in possesso di coccarde e fazzoletti borbonici, prescrisse la consegna delle armi sotto pena di morte a tutti coloro che le possedevano e fece vigilare e perquisire i sospetti, inoltre, poiché dei recenti subbugli si erano serviti del suono delle campane della chiesa di S. Nicola per chiamare alla rivolta, ordinò che esse fossero tolte dal proprio campanile e tenute per due mesi in silenzio nel tempio dedicato a S. Feancesco ” (11). In quegli anni drammatici, la chiesa”essendo proprietà del comune, era utilizzata o per cantare il ” Te Deum ” dopo le bravate compiute da11e so1dataglie piemontesi o per accogliere le campane che potevano infastidire gli assassini durante i loro misfatti. Intanto i preti erano stati messi a tacere, i religiosi stavano subendo un’ennesima soppressione, la congrega si era resa docile agli ordini dei nuovi padroni e il popolo santo di Dio dormiva sonni tranquilli !

Dopo la bufera scatenatasi con l’unità d’Italia, il 6 dicembre del 1876, la congrega del Suffragio rinnovò il contratto col Municipio, con atto notarile redatto dal notaio Giuseppe Lecce, però, in pratica, la chiesa fu abbandonata. Varie volte il Vescovo e il popolo chiesero che i religiosi conventuali di S. Francesco e i Domenicani dell’Annunziata potessero tornare in paese. ” Ma la caparbietà dei curatori di S. Cosma, i quali pretendevano il diritto di officiarvi, come chiese 61iali, privò il paese di due numerose famiglie che oltre all’utilità spirituale, formavano il decoro del clero, e contribuivano al so11ievo dei poveri ” (12). Cosi sono passati gli anni: la chiesa, a causa dell’abbandono e dei danni subiti durante l’ultimo conflitto mondiale, dopo ü 1943 fu chiusa al culto, attendendo tempi migliori per il ripristino.

Note
(1) ASAq. CartelIa 1186, n. 30.

(2) Ibidem.

(3) ASAq., Cartella cit. n. 2.

(4) ASAq., Cartella cit., n. 2.

(5) Ibidem.

(6) Ibidem, Rapporti Jacomini, 1.c., n.5

(7) Ibidem.

(8) Ibidem.

(9) ASAq., 1.c., n. 36.

( 10) Vincenzo Bindi, Monumenti storici e artistici degli Abruzzi, Napoli 1889, p. 887.

(11) Pietro Bontempi, Iw Aarsica nellu storia: mdderou, Cisamari 1974″p. 95.

(12). G.. Gatdnara, a.c., p.. 106..

Chiesa e Convento di San Francesco

avezzano t2

t4

Dalla soppressione napoleonica alla congrega del suffragio nel 1824
Dalla soppressione napoleonica alla congrega del suffragio nel 1824

avezzano t4

t5