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Comune di Rocca Di Botte

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Ricognizioni effettuate su un’ampia porzione del territorio roccatano hanno permesso il rinvenimento di schegge silicee, (29) che fanno supporre una presenza dell’uomo primitivo lungo il corso del fosso Fioio. Frammenti di terracotta risalenti al tardo bronzo sono stati rinvenuti in anfratti rocciosi sul monte Serrasecca. Notevolissimi sono i reperti nella zona di Casaletto: ceramiche più o meno fini, marmi ipolicromi, epigrafi, (30) mosaici, tombe alla cappuccina nonchè diversi frammenti architettonici. I resti che possono essere meglio datati vanno dal IV-III secolo a. C. al II secolo d. C. Questo per la sola epoca romana; se poi si fa riferimento ai reperti distribuiti lungo il Fioio alcuni verosimilmente risalgono al mousteriano (80.000-40.000 anni fa).

Colle San Vito sarebbe stato la sede di un castelliere, mentre nella località Prata e la Rocca si segnalano resti di capanne dell’età del bronzo. (31) Recentemente sono stati scoperti due cippi di forma tronco-conica; per le dimensioni e l’aspetto riteniamo verosimile che siano due termini di confine, risalenti alla centuriazione (32) successiva all’installazione della colonia romana di Carseoli nel 305 a. C. (33) Per la precisione pensiamo d’aver a che fare con due termini augustei (34) che potrebbero essere la testimonianza d’assegnazioni terriere successive alla distruzione di Carseoli avvenuta durante la guerra sociale. Le ricerche condotte nel settore ad est di quest’ultima e lo studio dei reperti, portano a credere che nella divisione dei terreni successiva all’impianto dei coloni, ampie zone alla periferia della piana del Cavaliere non furono assegnate e rimasero proprietà dello stato romano. Verosimilmente furono queste le terre che in epoca imperiale vennero assegnate ai veterani come testimoniano le epigrafi. (35)

Se confrontiamo i reperti in sede pedemontana, nel tratto che va da Pereto ad Oricola passando per Rocca di. Botte, osserviamo che allontanandoci da questa ultima i reperti di epoca romana si fanno meno frequenti, mentre i resti preromani si mantengono pressoché costanti. Tutta una serie di dati fa ritenere che la riorganizzazione del distretto carseolano in epoca augustea abbia investito in parte anche la zona ai piedi di Rocca di Botte. Le informazioni raccolte (anche con l’ausilio di foto aeree) per una migliore definizione della centuriazione di Carseoli non sono ancora sufficienti per formulare ipotesi più dettagliate, ma riteniamo che la zona di Casaletto e aree circostanti siano d’estrema importanza in questa ricerca.

Di notevole interesse archeologico sono anche alcune lapidi romane venute alla luce a seguito di lavori edilizi nel territorio di Rocca di Botte. Una di esse ricorda espressamente che Murrius Philetus X(umini) V(otum) S(olvit) L(‘ibens) A(ram) dicavit, cioè che Murrio Fileto eresse il monumento, sciogliendo con animo grato il suo voto alla divinità. Nome e cognome del donatore, attestati anche da Degrassi, sono risalenti al periodo repubblicano e l’epigrafe potrebbe datarsi dei primi secoli dell’impero, sebbene il titolo anagraBco manchi di filiazione e di provenienza tribale (forse il prenome e scomparso), cosa usuale nelle epigrafi dedicate a divinità, ma la paleografia e la forma trascurata fanno assai dubitare.

In altra iscrizione epigrafica a carattere funerario incisa su cippo, di cui è scomparsa buona parte di lato asportando anche buona parte di testo, che in origine consisteva di tre righi, leggiamo: O. (mileris) l(iberto) RUFA IN F(ronte) P(edes)… ..O. Il primo rigo comprendeva il titolo del defunto, il secondo e il terzo dovevano indicare le misure di larghezza e di profondità del terreno sacro, ove sorgeva la tomba, ma dello scritto poco rimane a causa della larga scheggiatura prodottasi nel piano del cippo e di successive abrasioni. Del titolo del defunto permangono la desinenza del gentilizio in caso dativo (o) e la provenienza patronale con una c rigirata ad indicare che il liberto fu un tempo schiavo di donna, dalla quale e stato manomesso e di cui ha assunto il gentilizio, pur mantenendo il cognome servile, che nella lettura pare Rufa. Paleograficamente sembra che il frustolo debba risalire al secolo II dell’era volgare. Dell’una e dell’altra iscrizione riportiamo sopra documentazione fotografica.

Note
29) Si ringraziano i signori Antonio e Maurizio Panimolle per le segnalazioni rimesseci. Cfr. anche M. SCIO’, Contributi, op. cit., p. 33.

30) Per le epigrafi ritrovate in loco vedi p. 186. Altre sono riportate nel C.I.L. vol. IX, n. 4072.

31) Cfr. P. CERULEO, I castellieri della media valle dell’Aniene, Atti e Memorie della Società, Tiburtina di Storia e d’Arte, LIII (1980), p. 24-25. L’autore dice che le sue sono solo segnalazioni di luoghi che potrebbero avere un interesse paletnologico e rimanda a studi più approfonditi la conferma o la smentita delle sue supposizioni.

32) Cfr. K. LACHMANN (curatore), Gromatici veteres, Berlino 1848. Qui e riportata la descrizione della divisione del territorio carseolano. Sono indicate due versioni: una a p. 239 molto sintetica presa dal codice Eufurtense, l’altra a p. 254 presa dal codice Oudiano, che e più indicativa e riportiamo per intero: “Cassiolis, ager eius. iter populo non debetur. usque ad muros prirati possident. sunt etiam montes qui Romani appellantur, ea ratione qua in Agro Asculano supra dizimus. qui montes ad suram finem habent. finitu” enim iugis montium, terminis Augusteis, ripis per devexa collium, arboribus, dirergiis aquarum, sed et per alia finitima d,ocumenta. in campis vero terminos quadratos, Tiburtinos, spatulas cursorias, limitibus. interiectis vero locis per arcas instructas et n,onumenta finitur”.

33) Per questa data (quella tradizionale e il 302 a. C.) facciamo riferimento a M. SORDI, Roma e i Sanniti nel IV secolo a. C., Rocca San Casciano 1969, p. 78. Tito Livio parla due volte della fondazione di Carseoli (LIVIO, X, 3, e X. 13): la prima volta dice che cio si verifica in territorio marso, la seconda in terra equicola. Verosimilmente la confusione 6 dovuta alle fonti, da cui lo storico attinge o al fatto che per un periodo parte del Carseolano fu controllato dai Marsi (LIVIO, X, 3), questo nel 302 a. C. (cfr. W. CIANCIUSI et altri, Profili di archeologia marsicana, Avezzano 1980, p. 140). I coloni furono 4000.

34) Uno dei cippi rinvenuti misura alle basi rispettivamente cm. 62 e cm. 48 ed e alto cm. 93; l’altro e quasi identico. Queste misure hanno una grande corrispondenza can quelle riportate in K. LACHMANN, Gromatici, op. cit., p. 242 (19) e 243 (1-2), dove si annota il seguente formato: 2 piedi, 1 e mezzo, 3 piedi. Un piede romano e di circa 30 centimetri.

35) Cfr. C.I.L. vol. IX, n. 4058 e 4059. Sono epigrafi che fanno riferimento a due legionari. Desta interesse la prima,, che e stata trovata versa Pietrasecca, vale a dire in un contesto periferico. Altre sono lapidi d’epoca imperiale rinvenute ai bordi della piana del Cavaliere. Questo insieme di dati porta a pensare che solo in epoca imperiale ci sia stata una colonizzazione massiccia di certe parti periferiche del Carseolano, come l’area di Rocca di Botte e quella di Carsoli.

Testi tratti da Pietro Eremita L’uomo della speranza da Rocca di Botte a Trevi

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