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Comune di Tagliacozzo

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Testi di Padre Nicola Petrone maggiori info autore
Comvento di San FrancescoLa presenza di Francesco d’Assisi nella Marsica è documentata da Tommaso da Celano e dagli altri primi biografi del Santo (1), però non si ha nessuna testimonianza che Francesco si sia fermato a Tagliacozzo, e vi abbia fondato un romitorio per i suoi frati. L’origine della casa religiosa di questa città è sicuramente posteriore alla morte del Santo. Fino ai 1973, nell’archivio della chièsa di Tagliacozzo si conservava un prezioso ” Ordo Rubricae o Diurno ” del XV secolo; come premessa al frontespizio di questo insigne volume ïn pergamena, c’era una ” cartula ” anch’essa in pergamena della stessa epoca, dove era scritto che l’altare maggiore di questa chiesa era stato consacrato da Girolamo de’ Jacobutiis, vescovo di Veroli e nativo di Tagliacozzo, il 20 novembre 1233 (2).

Questo documento, essendo del XV secolo, non è probante sulla presenza dei francescani a Tagliacozzo nel 1233, però le bolle pontificie che si susseguirono durante la metà dello stesso secolo, dove si parla delle necessità economiche dei religiosi che stavano edificando chiesa e convento, non sconfessano la notizia ma la rendono verosimile. ” Quando iniziarono i frati le loro costruzioni ? Non è facile dare una risposta; ma se si pensa che altre chiese e conventi minoritici richiesero decenni e

anche secoli, non si è fuori della realtà se si afferma che le costruzioni di Tagliacozzo che, per ciò che riguarda la chiesa, appaiono già ultimate nel 1260… poterono ad esempio durare un trentennio ” (3). La primitiva chiesa aveva il nome di ” S. Maria extra muros “, essendo una delle poche costruzioni esistenti fuori delle mura del castello che si arroccava alla montagna.

Accanto alla chiesetta di dimensioni molto ridotte rispetto all’attuale tempio, nacque un ” locus Sancti Francisci ” che era addossato alla roccia, nel lato ove ora si trovano la cappella interna del convento e la foresteria. Secondo un antica tradizione, questo primitivo ” locus S. Francisci ” fu aperto e abitato dal Beato Tommaso da Celano, e gli storici sono tutti d’accordo nel riferire che la sovvenzione per la costruzione della chiesetta e del primitivo eremo fu fatta da ” una certa matrona di casa Orsini ” (4). La notizia della ” certa matrona di casa Orsini “, espressa in una forma generica e confusa dagli storici, a prima vista può sorprendere e stupire perché nel secolo XIII, Signori di Tagliacozzo non erano gli Orsini ma i de’ Pontibus. Secondo il Pansa, la famiglia de’ Pontibus possedette la contea di Tagliacozzo ” fino al 1298 e forse oltre. Le prime notizie che si hanno degli Orsini nella contea di Tagliacozzo, partendo dalla dominazione Angioina, si riportano ad un Jacopo Orsini che neI 1323 fu investito dal Re Roberto della contea suddetta ” (5).

La ” quaedam matrona de Ursini ” di cui parlano il Ridolfi e gli altri storici sembra che sia Risabella de’ Pontibus, sorella di Andrea, che si sposò con Napoleone Orsini e che in data 9 marzo 1270, con atto testamentario nominava ” erede dei beni ” posseduti in Tagliacozzo la famiglia Orsini (6), anche se ancora per molti anni non si avranno notizie di questa famiglia in detta contea. ” Risabella aveva assunto col matrimonio il cognome Orsini ” (7), e con molta probabilità fu lei che invogliò fra Tommaso o qualche altro religioso ad edificare la chiesetta con l’attiguo romitorio. Lo storico Odoardi, parlando del convento di Tagliacozzo e del Beato Tommaso, dice: ” E fra Tommaso poté essere promotore e figlio, dato che il tutto è legato ai primi decenni dell’ Ordine. Molto ‘probabilmente la permanenza del Santo religioso in questo convento fu breve perché nei primi annï della sua fondatione Tommaso fu impegnato in Assisi a redigere gli scritti in onore di S. Francesco, e a fondazione avanzata e quasi compiuta, fu richiesto dalle Clarisse dî S. Giovanni in Val dei Varri, che avevano bisogno di una guida spirituale. ” Qui venne a svolgete le sue ultime, attività di direttore spirituale di anime fra Tommaso; ed è qui che si spense, ricco di meriti, verso il 1260, il 4 ottobre, come vuole la tradizione ” (8).

Nel 1240, i francescani di Tagliacozzo e dell’intera Marsica godevano stima e rispetto da parte delle autorità ecclesiastiche; tanto che il Pontefice-Gregorio IX affidò a ” Maccabeo abate di Turano e a fra Pietro de’ minori di S. Francesco, superiore della custodia Marsicana ” l’incarico di redigere il processo informativo sui miracoli del servo di Dio Oddone da Novara, sepolto nella, chiesa di S. Cosma, in Tagliacozzo (9). Nel 1252, si,dette inizio all’ampliamento della primitiva chiesa e del romitorio, e l’antica. “locus S. Francisci ” fu trasformato io casa più accogliente (10). La munificenza dei benefattori doveva essere molto modesta riguardo alle spese non indifferenti che richiedevano le due costruzioni tanto che Papa Innocenzo IV, il 17 giugno 1252, elargiva 40 giorni di indulgenza a tutti coloro che avessero contribuito al sostentamento dei religiosi e alla edificazione della nuova chiesa e convento: ” Universalibus Christifidelibus… sicut acceptimus, ecclesiam cum aliis eadificiis opportunis coeperunt construere ” (11).

Il Papa Alessandro IV, il 1 maggio 1259, concedeva al ” guardiano et fratribus Ordinis Minorum B. Mariae de Tagliacotio “, a causa della loro povertà, il privilegio di utilizzare per le loro necessità i beni restituiti dai ladri pentiti e le elemosine versate da coloro che chiedevano la commutazione di vari voti religiosi, fino a cinquanta marchi d’argento (12). Lo stesso Pontefice, il 18 maggio 1260, concedeva cento giorni di indulgenza ai fedeli che ” pentiti e confessati, avessero visitato devotamente la chiesa dei minori di Tagliacozzo, nella festa della Beata Vergine, di S. Francesco, di S. Antonio, di S. Chiara e nell’anniversario della dedicazione della stessa chiesa ” (13). Nel 1270, i religiosi, sorretti dalla carità del popolo e dalla munificenza dell’insigne benefattore Giambattista Orsini, di cui il Ridolfi scrive: ” Joannes Baptista multis beneficüs dictum locum praeclarum fecit “… (14), portarono a compimento il progetto di ampliamento della chiesa, ribattezzandola ” Chiesa di S. Francesco “, e la dimora dei religiosi fu ampliata rendendola confortevole ed adatta alle loro esigenze apostoliche.

Durante l’intero secolo XIV”e parte del XV, soprattutto per merito dei signori Roberto e Virginio Orsini che, con la speranza di guadagnarsi il Paradiso, dopo avei oppresso i sudditi e calpestato i nemici, avevano fatto pingui elargizioni ai religiosi, ” convento e chiesa vennero trasformati nell’aspetto più elegante che ora presentano ” (15). La famiglia Orsini, sin dal secolo XIV, si riservò una cappella gentilizia nella chiesa di S. Francesco e qui aveva la tomba di famiglia. Fino al 1848, anno in cui la navata fu completamente rinnovata, nell’interno del tempio c’erano due tombe di Cardinali e dal cordolo sopra l’altare maggiore pendevano gli stucchi con due insegne cardinalizie. La prima tomba conteneva i resti mortali di Jacopo Orsini, cardinale nominato il 30 maggio 1371 da Gregorio XI (16), e signore di Tagliacozzo fino all’anno 1376; a causa degli acciacchi fisici e delle disavventure politiche, fu costretto a lasciare il potere nelle mani dei nipoti Rainaldi e Giovanni, e ritiratosi a vita privata, mori a Tagliacozzo nel 1379. Nell’altra tomba riposava Giovanni Orsini, 6glio del conte di Tagliacozzo, abate farfense e arcivescovo di Trani morto il 23 maggio 1477 e, secondo le sue intenzioni testamentarie, fu sepolto nella chiesa di S. Francesco, come risultava dal libro dei morti, conservato nella stessa chiesa e consultato dal Febonio (17).

Ritornando agli avvenimenti storici che hanno coinvolto i frati di. S. Francesco sin dal secolo XIII, è doveroso ricordare la battaglia dei Piani Palentini. Alla fine del mese di agosto del 1268, terminata la battaglia con la disfatta di Corradino, Carlo d’Angiò si mise in viaggio verso Roma. Il Marini, ripercorrendo le tappe fatte da Carlo dalla Marsica all’ Urbe, ritiene che si sia fermato a Tagliacozzo dal tre al sei settembre 1268. Il tre settembre il Re datò un diploma in Tagliacozzo con cui dava l’assenso per il matrimonio tra il milite Andrea de’ Lanza e Miligliorata fu Giacobbe de Aro. Durante questo soggiorno ” in Tagliacozzo, fu ospite, forse, nel castello dei de’ Pontibus o de’ Ponte, in alto, se non nel convento dei francescani, in basso ” (18). Forse a causa di questa permanenza del sovrano nel convento, ” i frati avranno verisimilmente pensato di istituire ” la processione di ringraziamento per la vittoria riportata, invogliati dal monarca e d’accordo con il nascente partito guelfo. ” La processione del quadro – che ha la sua origine durante la dominazione angioina -, si svolgeva prima solo tra S. Francesco e il Soccorso.

Poi le monache benedettine, in clausura nel monastero dei Santi Cosma e Damiano, ottennero che il quadro di cui si decantava la bellezza, facesse una sosta anche nella loro chiesa per poterlo ammirare e venerare attraverso le graticciate, sopra l’ingresso e di fianco all’altare maggiore. Ma non contente di ciò, qualche anno dopo, vollero che il quadro rimanesse esposto nella chiesa fino all’otto di settembre, giorno della nascita di Maria. In seguito, anche i domenicani dell’Annunziata chiesero che la processione si recasse nella loro chiesa. Ed ora la processione segue questo itinerario: il 15 agosto, da S. Francesco all’Annunziata e da qui al Soccorso; il 23 agosto, dal Soccorso a S. Cosma, e l’8 settembre, da qui ritorna a S. Francesco ” (19).

Per vari secoli, i religiosi conventuali hanno portato in processione la bellissima ” tavola ” quattrocentesca, raffigurante la Vergine Assunta e conservata in sagrestia. In questi ultimi tempi, a causa degli spostamenti e dell’esposizione all’umidità, la ” tavola ” ha presentato alcuni deterioramenti, tanto che la Soprintendenza, nella persona dell’architetto Marilena Danter, in data 8-8-1975, ha dato ” assoluto divieto di trasportare o di rimuovere la tavola della Vergine Assunta ” ritenendo che date le precarie condizioni di conservazione, gli spostamenti potrebbero danneggiarla irrimediabilmente. La lettera concludeva: ” La processione si farà con altri effigie della Vergine ” (20).

In questi ultimi anni la processione si è ripetuta puntualmente, non più con il quadro famoso del quattrocento ma con una moderna statua dell’Immacolata, senza alcun pregio artistico. I témpi sono passati, le immagini sacre hanno lasciato il posto ad altre immagini sacre, ma il ricordo della vittoria di Carlo sul povero e sfortunato Corradino è stato tramandato di generazione in generazione, attraverso la processione. Siri dalle origini la chiesa di S. Francesco in Tagliacozzo fu dichiarata ” sepolcrale ” e anche per questo motivo fu amata e frequentata dai fedeli, molti dei quali donarono, con atti notarili, parte dei loro beni ai religiosi per sdebitarsi della sepolture dei suffragi (21); fu arricchita dai nobili del luogo e dotata di privilegi ed indulgenze dai sommi pontefici e dai vescovi. Oltre alle accennate bolle pontificie con cui si elargivano indulgenze ai benefattori e frequentatori della chiesa francescana di Tagliacozzo, Antinori ci fa sapere che ” nel 1318, Egidio di Liegi, religioso francescano ” già vescovo valvense che risiedeva a Sulmona, ” concedeva alcune indulgenze alla chiesa di S. Francesco di Tagliacozzo ” (22). Indulgenze e privilegi, durante il medioevo indicavano l’importanza di una chiesa, e S. Francesco di Tagliacozzo non ne era priva.

I religiosi impegnarono artisti rinomati soprattutto per la costruzione della facciata della chiesa, stupenda nella sua semplicità con il magnifico portale del secolo XV, molto simile a quello della chiesa dell’Annunziata e al portale esterno dei SS. Cosma e Damiano ” che, insieme al nome dell’autore, il lombardo Martino da Biasca, reca il millennio 1452 ” (23). ” La facciata della chiesa è in pietra, scrive il Piccirilli, e non ha sofferto alcun restauro. E’ terminata da una cornice orizzontale ad archetti gotici sostenuti da mensole, le quali portano scolpiti gigli angioini, palmette, testine, ecc.. Su questa cornice, alquanto più tardi, fu levato un nuovo triangolo isoscele, i cui lati seguono la pendenza del tetto. Il portale è ad un piano addietrato con architrave alleggerito da un arco gotico di scarico. Nella lunetta doveva esserci certamente un affresco… La finestrella a ruota è molto somigliante a quella della fronte di S. Matia della Tomba di Sulmona, scolpita nel 1400. I sedici capitelli dei colonnini disposti a raggio, sui quali impostano gli archetti semicircolari tripartiti sono tutti diversi tra loro.

Nello stemma scalpellato, che è al sommo della ruota, figurano le insegne degli Orsini ” (24). Da questa descrizione accurata e precisa ci si può rendere conto come soltanto mani valenti di artisti famosi abbiano potuto creare un capolavoro, ancora oggi, tanto studiato e ammirato. Della primitiva dimora dei religiosi, restano l’antica porta che immetteva al convento, tutta in stile gotico, tra la chiesa e l’antico muro di cinta del convento e, nell’interno del chiostro, si conservano due bifore trilobate, perfettamente conservate. Nei primî secoli del francescanesimo, la storia della contea di Tagliacozzo si fuse in patte con quella del convento di San Francesco. Nelle varie lotte e guerre svoltesi negli Abruzzi tra re e principi, Tagliacozzo era ” esca e premio ” per i vincitori. Alla scomparsa di Giovanna I di Napoli, il regno fu conteso da Ladislao di Durazzo, appoggiato dagli Orsini di Tagliacozzo e da Luigi II d’Angiò, protetto dai Colonna e dai Camponeschi; gli Orsini lottavano per conservare la signoria di Tagliacozzo, i Colonna aspiravano ad acquistarla.

In questa sorda lotta, Ladislao, tra le altre sconfitte, dovette subire la disfatta di Roccasecca nel 1386 e, dopo questa ennesima carneficina, il Re fuggi a Tagliacozzo ove trovò rifugio sicuro presso l’amico Rinaldo Orsini. Terminata la tempesta e riorganizzato l’esercito, Ladislao, che aveva avuto nella città di L’Aquila, guidata dai Camponeschi, un’acerrima nemica, riuscito a frenare i suoi avversari a Rocca di Mezzo, nominò l’Orsini governatore della città di L’Aquila al posto dei Camponeschi che parteggiavano per Luigi II.
Il conflitto tra i due monarchi si innestava sullo scisma d’occidente (1378-1417), già causa di grave divisione nel regno: mentre Ladislao appoggiava il cardinale napoletano Pietro Tomacelli, che era salito sulla cattedra di Pietro col nome di Bonifacio IX, Luigi era protetto dall’antipapa avignonese Clemente VII, che aveva nominato vescovo di L’Aquila il domenicano Bernardo da Teramo, suo ammiratore.

Il turbolento Gian Paolo Camponeschi, che aveva dei possedimenti nel territorio di Tagliacozzo ed era protetto da Luigi, aizzò i tagliacozzani contro l’ Orsini e, eon la falsa pretesa che il vero papa fosse l’avignonese Clemente VII, dopo aver diffuso la calunniosa diceria che il conte Rinaldo Orsini fosse contro la religione di Cristo, spinse il popolo ad assassinarlo. Il conte, visto che gli avvenimenti stavano precipitando in suo sfavore, credendo che la sacra immunità del convento potesse offrirgli un asilo sicuro, in compagnia del fratello Giovanni, si rifugiò tra i frati di S. Francesco. ” La plebe stessa, simile a valanga che precipita, che niuna forza vale a rattenere, assali il convento di S. Francesco, dove trovavansi i fratelli Rinaldo e Giovanni Ozsini, e sorda alle preghiere, alle promesse ed alle lusinghe di que’ religiosi, li mise a morte nell’anno 1390 ” (25). Cosi anche il convento si bagnò di sangue e forse molti di coloro che avevano assalito proditoriamente le mura della casa religiosa, affondando le mani nel sangue dei fratelli Orsini, avranno provato un senso irrazionale di giustizia, dopo le tante vessazioni subite a causa di questa famiglia.

Nel secolo XV tra le mura del convento ci doveva essere uno studio di filosofia, che preparava i giovani alla teologia e al sacerdozio. Nel ” Bullarium Franciscanum ” si parla dei conventuali di Tagliacozzo e si ricorda che nel 1444, tra gli altri religiosi, c’era un giovane ” Ordinis Fratrum Minorum ” di nome fra Paolo di Nicola da Scansano che aveva studiato m questo convento pu sette anni ed era stato ordinato suddiacono (26). Durante il secolo XV fu trascritto anche il già citato ” libro liturgico o diurno “, trafugato dai ladri nel 1973. In. questo periodo si può presumere che la vita della comunità si sia svolta in un clima di relativa tranquillità, tra studi e apostolato, anche se non mancavano momenti calamitosi.

Note
(1). Tommaso da Celano, Vita Seconda N.86, Fonti Francescane, Assisi 1977, p. 623′, n. 673. Cfr. Specchio di Prefazione n. 29.

(2) Questo ” Diurno ” che è un libro liturgico contenente una parte del breviario romano o ufficio divino o liturgia delle ore, da recitare durante il giorno, e conservato per:tanti secoli nella chiesa, è stato asportato dai ladri nel 1973, quindi siamo stati :privati. di un testo liturgico di, immenso valore, e anche la “cartula x”, con tutte le critiche e le riserve che gli storici abbiano potuto fare su di essa, aveva un grande valore, essendo un documento del XV secolo.

(3) P. G, Odoardi, o.c., p. 51.

(4) Petrus Ridolfi a Tossignano, O,F. Coev., Historiaraec Seraphieae Religioeiz librî tres, Roma 1586, liber II, p. 229. Cfr. Pietro Antonio Corsignani, Reggia Marsicana, Napoli 1738, parte I, p, 284. Giuseppe Marini, La Buttaglia di Tagliacozzo e le vicende delle tre chiese, Casalbordino 1934, p. 17. Giuseppe Gattinara, Storia di Taglsacozzo, Avezzano 1968, p. 104.

(5) Giovanni Pansa, Gli Orsini Signori d’Abruzzo, Lanciano 1892, p. 7 s.. Le notizie riferite dal Gattinara a p. 56 dell’o.c., non sono documentate quindi non sono molto attendibili.

(6) P. G. Marini, o.c., p. 17, nota 2. Cfr. Cesare De Cupis, Regesto degli Orsini e dei conti Angullarà, in Bullettino della Società di Storia Patria

(7) G. Marini, o.c., p. 17.

(8) P. G. Odoardi, Fra Tommaso da Celano, Tagliacozzo, 1969.

(9) Bullarum Franciscarum I, p. 273-74, n. 303. Cfr. Corsignani, o.c., parte II, p. 191. Antinori, Corograpa, vol 41, parte II, p. 9.

(10) S. Bonaventura, Leggenda Maggiore, VII, 2: FF. 890, n. 1120.

(11) Bullarsum Franciscaeum I, p. 61, n. 416. Eubel, Epitome p. 61, n. 627.

(12) Bullarsum Franciscanum II, p. 35, n. 483.

(13) Bullurium Franciscanam II, p. 396-7, n. 560; Epitome Boll. Fraec. p. 106,

(15) A. Chiappini, L’Abruzzo francescano nel sec. XIII. Roma 1926, p. 32.

(16) Eubel, Hierarchia Catholica I, 21.

(17) Mutio Phoebonio, Historia Marsorum, liber tertius, Nayoli, 1678, p. 223. Cfr. Corsignani, o.c., p. 287. Il succitato libro dei morti è andato perduto con la soppressione napoleonica.

(18) G. Marini, o.c., p. 11 s. nota 2.

(19) G. Marini, o.c., p. 16 s.

(20) Archivio del Convento di Tagliacozzo, Corrispondenza con la Soprintendenza; lettera della Danter dell’8-8-75.

(21) F. A. Benoffi, Compendio di storia minoritica, Pesaro 1829, p73.

(22) L. Antinori, Corograba, vol. 41, parte II, p. 9. Cfr. Eubel; H;C. 1, 513. G dice che Egidio fu nominato vescovo il 25-2-1279 .

(23) Pietro Bontempi,”La battaglia.di Tagliacozzo, Casamari, 1968, p. 53.

(24) Pietro Piccirilli, La Marsica appunti di storia e d’arte, Trani 1904, p. 53.

(25) Gattinara, o c., p. 59. Cfr, Tommaso Brogi, La Mursica, Roma 1900, p. 245. Secondo alcuni storici, l’eccidio avvenne nel convento di S Francesco in L’Aquila.

(26) U. Huntemann, Bull. Franc., nuova serie, I, Quaracchi 1929, p. 391, n. 832. Cfr. Odoardi, Equivoci .sai codici, p. 39.

Chiesa e Convento di San Francesco

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Dalla chiesa di S. Maria Extra Muros al tempio di S. Francesco

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