Dal fascismo ad oggi

La situazione di Paterno non migliorò con l’avvento del Fascismo; tanti problemì che potevano essere risolti furono trascurati. Cosimo Palumbo, un giornalista che pubblicava articoli riguardanti la Marsìca su « Il Popolo di Roma », nel 1928, cioè dopo tredici anni dal terremoto, così scriveva: « Il -terremoto distrusse tutte le chiese della Marsica. Di molte chiese distrutte e danneggiate fu dato subito l’incarico all’ing. Sebastiano Bultrini di redigere i relativì progetti, attenendosi naturalmente alle norme sismiche emanate dal governo. Ed il professionista illustre non tardò ad approntarli, tra i quali quelli della chiesa parrocchiale di Paterno … Di tutte queste chiese però soltanto due, quella di Aielli e quella di Cerchio si stanno finalmente ricostruendo, perché per tutte le altre, pur essendosi approvati i relativi progetti ed ottenuto il sussidio dello stato nella misura del 50 per cento, i Parroci non hanno i mezzi sufficienti a fronteggiare il resto della spesa e, purtroppo, è scaduto il termine entro il quale potevasi usufruire del 25 per cento dopo il collaudo ».

Non è che le cose stessero meglio per quanto riguardava l’aspetto amministrativo, perché Massa d’Albe aveva sei frazionì: Corona, Forme, Albe, Antrosano, Castelnuovo, S. Pelìno. « E capoluogo è rimasto Massa d’Albe che conta appena 600 abitanti ed è lontano ben 17 Km. dalla frazione di S. Pelino che ne conta invece 2000 e ancora aspira a divenire un comune autonomo aggregandosi la frazione di Paterno, lontana appena 800 metri che attualmente dipende da Celano da cui dista invece 9 Km. circa » (1). Come si evince da questi scritti dì Cosimo Palumbo, l’attuale chiesa parrocchiale di S. Sebastiano nel 1928 non era ancora stata costruita e fungeva da luogo sacro una baracca eretta all’inizio di via della Canaletta.

Il ritardo della costruzione della chiesa fu anche dovuto alle difficoltà burocratiche per il reperimento di siti adatti. E dopo tanto fu scelto il luogo peggiore. Se oggi ci lamentiamo dello sviluppo irregolare del paese, dobbiamo riconoscere che una delle cause principali è stata l’infelice ubicazione della chiesa in un luogo che non permetteva che essa divenisse il punto di riferimento di un ulteriore armonico sviluppo dell’abitato. Tra gli anni 1938-39, l’attuale tempio venne realizzato per l’interessamento dell’allora parroco don Michele Addari, amico d’infanzia dell’ex viceré d’Etiopia, Maresciallo Rodolfo Graziani. Molti Paternesi volontariamente diedero un aiuto notevole alla realizzazione dell’opera, trasportando il materiale occorrente.

Il Fascismo a Paterno, come negli altri paesi della Marsica, trovò subito favorevole accoglienza, perché si presentava con un programma di giustizia sociale, rivendicando le terre ai contadini combattenti, promettendo a tutti una condizione di vita migliore. Non tutti, però, si lasciarono piegare e abbindolare dalla predicazione del nuovo verbo e, perciò, vi furono Paternesi che, dopo essersi resi conto della realtà del Fascismo, apertamente manifestarono il no, distintosi anche nella seconda guerra mondiale per la sua animosità in veste di aiutante di battaglia, ricordato con ammirazione e simpatia da quanti lo hanno conosciuto. Il periodo fascista a Paterno fu dominato dalla figura di Franco Fracassi, al quale si deve riconoscere molta abilità nell’esercizio politico, se riuscì a cavarsela egregiamente dalla tremenda bufera verificatasi al crollo del partito da lui impersonato a Paterno.

Altrettanto abili furono tutti coloro che, zelanti sostenitori del partito fascista, divennero altrettanto sostenitori zelanti del nuovo partito di maggioranza.
Il Fascismo ebbe il suo sbocco logico nell’immane conflitto mondiale, che ripulì il mondo occidentale delle aberranti dottrine che stavano affossando le idee di libertà e di giustizia. Durante la seconda guerra mondiale, la vicina Celano ebbe la ventura di essere dichiarata sede ospedaliera e, come tale, immune da bombardamenti e da azioni di guerra (2). Senz’altro fu una fortuna la presenza di una città bianca a pochi chilometri di distanza. Dopo l’otto settembre 1943, però, Paterno risentì del fatto che a Massa d’Albe si trovava il Comando Generale Tedesco della zona del Sud. Massa, per questo, fu soggetta a due poderosi bombardamenti aerei da parte degli alleati e fu quasi totalmente distrutta, causando la morte di quarantatré civili e di circa duecento soldati tedeschi.

Anche Paterno fu soggetta a bombardamenti miranti a colpire i convogli militari o i depositi di bombe. Per far saltare in aria uno di questi ultimi che si trovava nei pressi della fontana di Pietragrossa, ora demolita, Paterno il 10 novembre 1943 subì un bombardamento violentissimo. Però, per aver confuso il bersaglio, la zona colpita non fu quella intorno alla fontana di Pietragrossa, dove si trovava realmente il deposito di bombe, bensì quella intorno alla fontana della parte nord del paese e precisamente nel punto in cui via Venezia si innesta a via Torino. Tutto questo avvenne qualche mese dopo il passaggio per Paterno di Vittorio Emanuele III, il quale, in fuga nel settembre 1943, fu costretto ad una breve sosta al passaggio a livello del casello 111, a causa di un incidente mortale accaduto ad un panettiere investito da un camion. Il re si affacciò dal finestrino della sua auto, domandò cosa fosse successo e poi ordinò all’autista di ripartire.

Qualche tempo dopo, i monti sovrastanti Paterno accolsero di versi prigionieri alleati, fuggiti dal campo di concentramento di Avezzano. La solidarietà, se pure piena di pericoli, dei Paternesi in questo frangente fu notevole e i prigionieri venivano riforniti attraverso la zona di S. Onofrio e della Rocca.Il 21 gennaio 1944 si assistette al transito delle truppe tedesche, dislocate a fronteggiare lo sbarco di Anzio. Con grande sollievo di tutti, il periodo triste della guerra passò e lasciò a Paterno, come in ogni luogo, uno strascico doloroso di morte, di ferite, di danni materiali e spirituali. I Paternesi chiamati alle armi in questo secondo conflitto mondiale diedero il loro contributo, facendo fino in fondo il loro dovere. Qualcuno disperso in Russia, non ha dato più notizia di sé. Da registrare a questo proposito, le continue voci che ogni tanto, attraverso la stampa nazionale, vengono diffuse e parlano della presenza di prigionieri italiani viventi in Russia.

Appena caduto il Fascismo, in tutti i paesi della Marsica vi fu una naturale rivalsa da parte di coloro che, ostili al regime, avevano dovuto subire umiliazioni e persecuzioni. Gli antifascisti, o presunti tali, anche a Paterno stilarono una lista di tutti coloro che per un motivo o per un altro si erano segnalati per il loro attaccamento alla dottrina fascista. Furono intentati dei processi, ma alla fine, grazie anche alla presenza delle truppe di occupazione e al tempo che rimargina le ferite e aiuta a dimenticare, gli odi e i risentimenti vennero accantonati e ognuno cercò di allontanare i dissensi e i contrasti, per cercare di collaborare alla luce della nuova realtà dischiusa dalla fine della guerra.

L’uomo che si interessò di portare ordine nel paese appena uscito dalla scioccante avventura fascista fu Raffaele Ranalletta, al quale il Comitato di Liberazione affidò il paese in quel periodo nel quale i partiti politici incominciarono a riorganizzarsi per contendersi il potere col sistema democratico. Quando ebbero luogo le prime elezioni amministrative a suffragio diretto del popolo, si verificò il trionfo del Fronte Popolare. Assessore delegato per la frazione di Paterno fu Innocenzo Pappaglione del P.S.I., il quale tenne la carica fino a quando la D.C., riorganizzate le sue file, nelle amministrative del 1951, riportò una schiacciante vittoria.
Conseguentemente, Lucantonio Di Cosimo subentrò a Innocenzo Pappaglione nella carica di assessore delegato per la frazione di Paterno.

NOTE
1. Cosimo Palumbo: La Marsicadopo tredici anni dal terremoto, pag.30
2. Camillo Tollis: storia di Celano, Pescara 1967, pag.163

Mario Di Berardino